Marsala, terza accusa per stalking per un pantesco arrestato a Monza
Stando alle accuse, è ormai uno stalker seriale. E’ la terza volta, infatti, che il 31enne pantesco Paride Martino Pulizzi viene accusato di atti persecutori, un reato più noto come stalking. Il giovane è stato arrestato dai carabinieri di Monza sulla base delle indagini svolte dalla sezione di pg dei carabinieri della Procura di Marsala. La presunta vittima è l’ex fidanzata, una ragazza poco più che ventenne che Pulizzi ha conosciuto a Pantelleria. La giovane l’aveva, poi, seguito a Marsala quando, lo scorso 9 maggio, il protagonista della vicenda fu arrestato ed “espulso” dall’isola (divieto di dimora) sempre per stalking. In quel caso, pare per gelosia, in danno di un amico della sua precedente fidanzata, una minorenne milanese. A Marsala, però, la giovane decide di interrompere la relazione sentimentale e rifugiarsi dai genitori a Monza, dove viene raggiunta dal Pulizzi che le chiede di ritirare la querela presentata contro di lui per atti persecutori e riprendere la relazione. Nel centro lombardo, però, scattano nuovamente le manette. A Monza, avrebbe inviato all’ex fidanzata anche email sotto falso nome. E’ questo, come detto, il terzo procedimento penale per stalking a carico di Paride Martino Pulizzi, che lo scorso 24 settembre è stato condannato dal Tribunale di Marsala a 2 anni e 7 mesi di carcere (senza sospensione condizionale) a conclusione del processo di primo grado avviato per il primo procedimento, nonché per violenza privata e lesioni gravi. L’imputato è stato, invece, assolto dall’accusa di tentata violenza sessuale. I fatti contestati nel processo sarebbero avvenuti tra Milano e Pantelleria negli anni 2011 e 2012. Vittime, secondo l’accusa, l’ex fidanzata Federica Vetritti, all’epoca ancora minorenne, e la sorella, Jessica Vetritti, alle quali è stato accordato un risarcimento in denaro. Dopo la fine della storia sentimentale, Pulizzi avrebbe anche ferito la sorella della sua ex, provocandole una lesione ad un braccio. Il pm Antonella Trainito aveva invocato 4 anni di reclusione (con richiesta di assoluzione per la presunta tentata violenza sessuale). La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto dal giudice Sergio Gulotta. Ad assistere le sorelle Vetritti, costituitesi parte civile, è stato l’avvocato Gaetano Di Bartolo.
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