Processo "Bocca di Rosa". Due assolti da accusa di sfruttamento della prostituzione
“Il fatto non sussiste”. Con questa motivazione, il giudice Roberto Riggio ha assolto (seppur con la formula che richiama, in qualche modo, la vecchia “insufficienza di prove”) il 53enne marsalese Francesco Panico e moglie, la 36enne tagika Oksana Vodyants'ka, due delle quattro persone coinvolte, un anno e mezzo fa, nell’operazione dei carabinieri sfociata nella chiusura del locale a ‘’luci rosse’’ di contrada Digerbato ‘’Bocca di rosa’’. Un club all’interno del quale, secondo l’accusa, sarebbe stata favorita e sfruttata la prostituzione. Panico e la moglie sono stati processati con rito abbreviato. Lo scorso 2 luglio, il pm Anna Cecilia Sessa, a conclusione della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati. Invocando due anni e 4 mesi di carcere per Panico, gestore del locale, e due anni per la Vodyants'ka. E’ probabile, dunque, che la Procura ricorra in appello contro l’assoluzione. Coinvolti nella stessa indagine anche Giovanni Sardo e Salvatore Lo Grasso, attualmente sotto processo in Tribunale con rito ordinario. Al ‘’Bocca di rosa’’ i carabinieri avevano già fatto irruzione la sera del 23 gennaio 2011 per sedare una rissa. Il locale, allora, fu chiuso e Francesco Panico denunciato per favoreggiamento della prostituzione e lesioni personali. Un anno e mezzo fa, invece, sono scattate misure giudiziarie più drastiche. Per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, in esecuzione di provvedimenti emessi dal gip, i militari eseguirono quattro misure cautelari: due arresti domiciliari e due divieti di dimora in provincia di Trapani. A domiciliari furono posti Panico e la moglie, mentre il divieto di dimora in provincia fu notificato a Giovanni Sardo, 48 anni, e a Salvatore Lo Grasso, di 36, di Erice. Nel locale, secondo l'accusa, diverse ragazze ballavano in costumi succinti o in biancheria intima per poi prostituirsi dietro i privè. Una ventina i clienti, di varia estrazione sociale, sorpresi, sabato sera, nel blitz dei carabinieri del Norm. L’indagine fu avviata nel gennaio di tre anni fa, quando in un soppalco adibito a privé, tra i cuscini di un divano, fu rinvenuto un profilattico. Interrogate, le ragazze rilasciavano dichiarazioni ‘’lacunose’’, negando il loro ruolo e affermando che si trovavano lì solo per divertirsi, indossando abiti succinti solo ‘’per essere più comode durante il ballo’’. Ammettendo, però, che in città erano ospiti di Panico. Furono interrogati anche i clienti e disposte intercettazioni, mentre un carabiniere si fingeva cliente. Si accertava, quindi, l’attività di sesso a pagamento. Scoprendo anche che Panico, per avere il ‘’pieno controllo dell’attività di prostituzione’’, vietava alle ragazze di dare agli uomini il proprio numero telefonico e di avere incontri fuori dal locale. In tal modo, non gli sarebbe sfuggita la percentuale (50%) pretesa sui guadagni. A cronometrare il tempo delle prestazioni sarebbe stato il Sardo, che avrebbe fatto anche da buttafuori e che con Lo Grasso sarebbe stato responsabile della ‘’logistica’’ e del trasporto delle ragazze dalla stazione ferroviaria agli appartamenti di Panico e al locale. Notevoli sarebbero stati i guadagni. In una serata, secondo gli inquirenti, una prostituta poteva guadagnare 160 euro per 7 consumazioni e 5 privè, facendo incassare al gestore 320 euro. La metà era per loro.
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