08/05/2015 06:13:00

Marsala. Truffe e hotel, convalidato il sequestro dei beni a Michele Licata

 Vittoria su tutta la linea della Procura di Marsala e della Guardia di finanza nell’indagine sfociata, lo scorso 21 aprile, nel sequestro preventivo d’urgenza dell’impero economico (circa 100 milioni di euro) dell’imprenditore leader nel settore ristorazione e alberghiero Michele Licata e delle figlie Valentina e Clara Maria. Respingendo, infatti, le istanze di dissequestro, quanto meno parziale, degli avvocati difensori (Gioacchino Sbacchi, Paolo Paladino e Carlo Ferracane), il giudice per le indagini preliminari Annalisa Amato ha convalidato in toto il sequestro disposto per frode fiscale e truffa allo Stato. Il sequestro, com’è noto, ha riguardato somme di denaro, quote societarie, beni mobili e immobili, per un valore di circa 13 milioni di euro, nonché quote sociali e beni mobili e immobili di quattro complessi aziendali per un valore stimato in circa 90 milioni di euro. Tra Marsala e Petrosino (Tp), sono state sequestrate quote e beni aziendali di quattro società: “Baglio Basile”, “Delfino Ricevimenti”, “Roof Garden” e “Rubi”. Nel dettaglio: 244 terreni, 52 fabbricati, 13 automezzi e 24 conti correnti, nonché titoli e disponibilità finanziarie per circa 5 milioni di euro e altri beni immobili per circa 4,5 milioni. Il sequestro riguarda anche la tenuta Volpara. Per evitare, comunque, la cessazione delle attività e la perdita di circa 200 posti di lavoro, la Procura di Marsala, già lo scorso 21 aprile, ha nominato un amministratore giudiziario (Antonio Fresina). In tutto, sono tredici gli indagati per truffa aggravata in danno dello Stato, dichiarazione fraudolenta finalizzata all’evasione fiscale ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per illecito amministrativo, indagate anche due società di capitali. Secondo l’accusa, sarebbero state evase imposte per oltre otto milioni di euro, mentre i finanziamenti pubblici “illecitamente” ottenuti sono oltre 4 milioni di euro. I fatti contestati sono relativi al periodo tra il 2006 e il 2013. Michele Licata è ritenuto il “deus ex machina” della “illecita gestione”. Indagati per false fatturazioni (per oltre 20 milioni di euro) verso le società del “gruppo Licata” sono dieci tra imprenditori e ditte. A coordinare l’indagine, condotta dal nucleo di polizia tributaria di Trapani e dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala, sono stati il procuratore Alberto Di Pisa e il sostituto Nicola Scalabrini. Adesso, il gip ha, quindi, condiviso in pieno le ipotesi d’accusa della Procura. Gli elementi acquisiti nel corso dell’attività di indagine, infatti, a giudizio di inquirenti, comprovano una sistematica attività del Licata, quanto meno nell’ultimo decennio, consistente nel farsi rilasciare dai vari fornitori fatture per “lavori mai eseguiti” e quindi per “operazioni inesistenti”, nel corrispondere agli stessi una bassissima percentuale come corrispettivo per tali favori, nell’utilizzare le “false fatture” per indicare nelle dichiarazioni rese all’autorità finanziaria passivi di reddito. Bilanciando così i ricavi di tutte le società e riducendo di gran lunga la base imponibile sia delle imposte dirette che dell’Iva. Indagati per false fatturazioni (per oltre 20 milioni di euro) verso le società del “gruppo Licata” sono diversi imprenditori e ditte. E cioè Giuseppe Sciacca, costruttore, Maria Rosa Castiglione, commerciante all’ingrosso di prodotti alimentari, Domenico Ferro (“Security”), l’Ispe di Giacomo Bongiorno, la “Master Impianti” di Carlo Palmeri, Vito Salvatore Fiocca (edilizia e movimento terra), la “Ambienti Hotel” di Gaspare Messina, la “Centro Dorelan” di Leonarda Cammareri (commercio tessuti), la “Si.Service” (opere di ingegneria civile) e la “Pi.Ca.M.” di Antonino Nizza (trasformazione ferro e acciaio). Tali fenomeni, spiegano le Fiamme Gialle, “ostacolano la crescita e il libero funzionamento del mercato”. Il provvedimento cautelare patrimoniale è stato disposto d’urgenza perché Licata Michele era ormai a conoscenza dell’indagine e l’11 marzo aveva depositato alla Camera di commercio di Trapani un progetto di scissione riguardante la “Roof Garden s.r.l.”, mediante costituzione della nuova società immobiliare “Licata Immobiliare 3 s.r.l.”, finalizzato, probabilmente, secondo l’accusa, a mettere al riparo una cospicua parte del patrimonio societario da eventuali “pretese” dell’Erario.