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22/11/2015 09:16:00

Mafia a Trapani, il caso Mazzara/3: latitanti, "piccioli" e colletti bianchi...

 Latitanti, piccioli e colletti bianchi. Sono queste le tag ricorrenti nei fascicoli impolverati che raccontano le connessioni tra Michele Mazzara e la mafia trapanese. Un percorso bollato da una confisca di 25 milioni di euro. Una fortuna che oltre a concedergli il soprannome di «U' Berlusconi di Dattilo» lo ha visto relazionarsi con alcuni dei personaggi pià influenti del territorio. Attualmente Mazzara è imputato dinanzi al tribunale di Trapani con l'accusa di "intestazione fittizia di beni" con l'aggravante di aver favorito la mafia. I fatti si riferiscono alla gestione della Spefra, formalmente intestata a Francesco Spezia (coimputato assieme ad Antonella Agosta) e durante il processo che si sta svolgendo all'interno dell'aula bunker, i legali difensivi hanno sottolineato a più riprese che «in questo procedimento è difficile intravedere la presenza dell'agevolazione a Cosa Nostra».
Il dilemma è opportuno e per offrire un ampio scenario bisogna tracciare un profilo di Michele Mazzara. Nella scorsa puntata si è scritto del suo esordio giudiziario: l'ospitalità a Vincenzo Sinacori (killer di Mazara del Vallo, all'epoca latitante). In quella villetta di Marausa, secondo il collaboratore Vincenzo Ferro, ci sarebbero andati anche il capomafia di Alcamo Antonino Melodia e Matteo Messina Denaro. Era il 1996 e nel 1998 Mazzara patteggiò una condanna ad un anno e 2 mesi. Assieme a lui fu condannata la moglie, Giuseppa Barone. Ed'è questa la prima anomalia «mafiosa». Perchè se nella vicenda Spefra (come raccontato nella prima parte) si parla di una relazione extraconiugale, qui si scriverà della simbiosi giudiziaria del duo Mazzara-Barone. E' la donna ad essere intercettata mentre concordava gli incontri tra Sinacori e la moglie. Ed'è sempre in un intercettazione tra i due coniugi che gli investigatori scoprono la gestione occulta di Michele Mazzara nelle imprese di Francesco Nicosia.
Era lui il formale proprietario dell’"Azienda Siciliana Alberghiera", la società che gestiva il prestigioso Hotel Panoramic sequestrato nel 2012 a San Vito Lo Capo. «Vengo a conoscenza di questa vendita dal notaio Piazza – ha detto Mazzara in aula - lui mi disse che c'erano queste quote in vendità. Ho investito circa 400 mila euro, tutto a mio nome». In realtà le quote sono intestate all'Antiopia (Barone-Agosta) e Nicosia. Questi fatti nell'ottobre 2007 rientrarono nell'informativa "Mafia e Appalti, terza fase". E già in quell'occasione si adombrava un tentativo «di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali». Secondo il collaboratore di giustizia Nino Birrittella i due avevano costruito «edifici da destinare alla rivendita, una palazzina nel comune di Paceco». Sono le costruzioni su cui Mario Sucamele (arrestato nell'aprile 2007 nell'operazione "Mafia e Appalti, seconda fase”) chiedeva una tangente di 500€ ad appartamento a Nicosia, che lo indirizzava da Mazzara.
Durante la sua deposizione, Mazzara ha risposto alle domande del pm Andrea Tarondo che gli chiedeva conto dei suoi legami mafiosi. «Nel lontano 1979, mio suocerò acquistò un terreno dalla moglie di Vincenzo Virga. In quell'occasione, mio suocerò mi presentò Virga. Quel terreno fu intestato ai suoi figli. Che mi ricordi non l'ho più visto. Non conosco Francesco Pace». Poi è il turno di Franco Orlando (indicato killer della mafia trapanese, già segretario di Bartolo Pellegrino) e Filippo Coppola (condannato a sette anni per mafia e oggetto di sequestro di beni). «Ho conosciuto Filippo Coppola, lui faceva il professore, l'ho conosciuto a Dattilo. Lì siamo 700 persone. Coppola lo conosco da molto tempo, ma non c'è mai stata una frequentazione particolare. Il padre di Filippo Coppola aveva delle campagne e lui la curava, ma per quanto riguarda la commercializzazione dei meloni venivano delle persone da fuori». Già, i meloni. Oltre all'edilizia, era questo uno dei "core business" di Mazzara che contestualmente "agganciava" Salvatore Alestra, presidente dell'Ato (raggruppamento territoriale dei rifiuti).
«Conosco Alestra, ho comprato da lui un terreno sul quale ho costruito un appartamento». Sul contatto gli inquirenti tracciano un quadro differente, indicandolo come il gancio «con il mondo della politica trapanese che dalle intercettazioni traspare essere a conoscenza della attività occultamente svolta dal Mazzara e, ciò nonostante, continua ad interagire con lo stesso». I due avrebbero tramato - sostengono gli inquirenti - per favorire Giuseppe Maurici, all'epoca candidato all'Ars e oggi tornato in orbita Forza Italia. Maurici non è coinvolto nella vicenda giudiziaria e si è sempre detto estraneo a queste macchinazioni. Di Mazzara invece, durante la requisitoria, è stato detto che è «un referente mafioso di primissimo piano, una sorta di dominus da un punto di vista economico». Un soggetto che a partire dall'ottobre 2001 «registra una stupefacente - e negli anni successivi costante - impennata nei volumi d’affari». Un esponente della nuova mafia. Quella mimetica. Alla quarta puntata (mercoledì 25 novembre).

Marco Bova