"U Berlusconi di Dattilo" Mazzara condannato, ma non c'è l'aggravante mafiosa
L'imprenditore Michele Mazzara, "U Berlusconi di Dattilo" è stato condannato dal Tribunale di Trapani per intestazione fittizia di beni. Tuttavia gli stessi magistrati hanno escluso l'aggravante mafiosa. La vicenda di Mazzara è stata ricostruita da Tp24.it in un'inchiesta a puntate (potete cliccare qui per leggere la quarta parte con l'indice di tutte le puntate).
La Procura di Trapani aveva hiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione. La condanna è stata più alta: 4 anni e tre mesi. Esito analogo per Francesco Spezia, condannato a 3 anni e sei mesi, assolta invece Antonella Agosta. Il provvedimento, emesso dal giudice Alessandra Camassa del tribunale di Trapani, è giunto dopo sette ore di camera di consiglio. Ma senza l'aggravante mafiosa è quasi certo per l'imputato poter incorrere nella prescrizione del reato. Nell'ambito dello stesso processo, con la medesima accusa, il pm aveva sollecitato al Tribunale le condanne per i coniugi Francesco Spezia (3 anni e 6 mesi) e Antonella Agosta (3 anni), entrambi di Buseto Palizzolo. Durante la sua requisitoria il Pm Andrea Tarondo ha detto che Michele Mazzara , “è la classica figura dell’uomo ponte, tra la mafia e la politica. E' il tipico soggetto la cui condotta è risultata fondamentale per Cosa nostra, dopo il primo arresto e il patteggiamento non ha mai dato alcun segno a dimostrazione di un vincolo venuto meno, anzi ha sempre di più assunto un ruolo rilevante soprattutto per la gestione economica dell’organizzazione, lui imprenditore agricolo cominciò dopo il patteggiamento ad interessarsi di appalti pubblici”.
Mazzara nel 1999 aveva patteggiato una condanna per aver «agevolato Cosa Nostra» offrendo ospitalità al latitante Vincenzo Sinacori a Marausa. In una delle sue ville – secondo i collaboratori di giustizia Vincenzo Ferro e Francesco Milazzo – l'uomo aveva ospitato anche Nino Melodia e Matteo Messina Denaro. All'uomo, nello scorso mese di giugno è stata inflitta una confisca dal valore di 25 milioni di euro dalla sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Trapani. Il nome di Mazzara, inoltre, era rientrato nel procedimento che vede tuttora imputato dinanzi la Corte d'Appello di Palermo il senatore Tonino D'Alì per concorso esterno in associazione mafiosa. Il giudice, al termine della sentenza, ha disposto il risarcimento di 10 mila euro delle parti civili Libera (avvocato Domenica Grassa) e Centro Studi Pio La Torre (avvocato Ettore Barcellona).
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