Leggevo ieri su TP24 (che riportava un articolo da “Il giornale del marinaio”) che la tecnica di pesca con lo strascico ha distrutto le aree di riproduzione dei pesci nel Canale di Sicilia e ci si chiedeva di come trovare una soluzione nel più breve tempo possibile, con la proposta di chiudere tali aree alla pesca a strascico al fine di ripristinare non solo gli stock ittici ma anche gli ecosistemi.
Chiudere semplicemente le aree marine alla pesca a strascico non è bastevole, basti pensare che la normativa italiana vieta tale tecnica sottocosta (entro le 3 miglia marine o al di sopra della batimetrica dei 50 metri), ma, come si riportava nell’articolo, è frequente leggere di pescherecci e barche che strascicano impunemente nelle zone vietate facendo danni irreparabili alla flora e fauna marina.
Per tali motivi occorrerebbe creare un impedimento fisico alla cala delle reti a strascico e la soluzione a tale problema c’è ed è di facile applicazione. Basta guardarsi intorno.
Negli Stati Uniti per ripopolare aree marine ormai deserte, conseguenza della pesca a strascico indiscriminata, di fronte alle coste della Virginia, della Georgia, del South Carolina, del Delaware, del New Jersey e del Maryland, per ripristinare e/o ampliare l’habitat dell’oceano, creando dei veri e propri parchi sottomarini, hanno inabissato più di 2.580 carrozze in disuso della metropolitana, dal 2001 a oggi, a varie profondità.
Le carrozze prima di essere inabissate ovviamente sono state bonificate e private delle parti inquinanti.
A quanto sembra nelle aree interessate, non potendosi più praticare la pesca a strascico in quanto le carrozze inabissate provocherebbero lo squarcio e la perdita delle reti, si stanno creando delle oasi sottomarine rigogliose che salvaguardano pesci, molluschi, crostacei e flora marina.
Oltretutto le città costiere prospicenti le aree marine protette hanno avuto anche un notevole ritorno economico con l’incremento del turismo attraverso le attività subacquee di diving e pesca sportiva.
La soluzione prospettata sicuramente troverà delle obiezioni da parte delle organizzazioni ambientaliste, ma l’alternativa è solamente la desertificazione.
Giacomo Laudicina - Marsala