Imminenti operazioni militari in Libia. Italia coinvolta, rischia l'aeroporto di Trapani
L’America ha aperto ieri in Libia il suo terzo fronte di guerra contro lo Stato islamico, dopo la Siria e l’Iraq. Il governo libico di Fayez Serraj ha chiesto aiuto agli Stati Uniti per sradicare il gruppo di al Baghdadi a Sirte, e il presidente Barack Obama ha dato il suo consenso per una serie di strike mirati che continuerà almeno fino a che la roccaforte non cadrà. Non è la prima volta che gli americani intervengono in Libia, ma è la prima volta che il governo voluto e sostenuto dalla comunità internazionale chiede espressamente a Washington di colpire il gruppo di al Baghdadi – la richiesta è arrivata venerdì scorso – e che gli Stati Uniti danno il loro consenso. I partner della coalizione internazionale contro lo Stato islamico – di cui fa parte anche l’Italia – sono stati informati delle operazioni nella serata di domenica e ieri mattina.
Nella prima operazione l'Italia non è stata coinvolta, ma lo sarà nelle successive - anche se dal Governo non trapela nulla. La Sicilia gioca un ruolo fondamentale per la presenza della basi militari Nato e per l'apporto logistico in grado di dare alle manovre d'attacco. Già nei mesi scorsi sia da Pantelleria che da Trapani Birgi in gran segreto sono partiti i droni che hanno il compito di anticipare gli attacchi, mappando il suolo Libico e procedendo a bombardamenti mirati.
Quello che preoccupa di più è l'aeroporto di Trapani, il "Vincenzo Florio", che condivide la sua area e le sue piste con la base militare. Già nel 2011 la campagna bellica in Libia contro il regime di Gheddafi arrivò a bloccare l'aeroporto, con i voli Ryanair che furono cancellati o deviati a Palermo, creando un danno enorme all'economia turistica del territorio, che infatti venne risarcito dallo Stato, poco tempo fa, con cinque milioni di euro (due milioni di euro furono stanziati dalla Regione Siciliana). La sensazione è che la cosa possa ripetersi, ma alla vigilia del rinnovo del contratto con Ryanair, e con i Comuni incapaci di affrontare economicamente il rinnovo del contratto, l'eventuale chiusura dell'aeroporto con il trasferimento dei voli a Palermo, potrebbe diventare definitiva...
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