Marsala, il muro crollato alla Florio. Condannate due persone e la "Duca di Salaparuta"
Accogliendo la richiesta della pubblica accusa, il giudice monocratico Vito Marcello Saladino ha condannato a 18 mesi di reclusione i due imputati del processo relativo al crollo del muro di cinta dello stabilimento vinicolo Florio e dell’impalcatura metallica montata all’esterno. Sotto le macerie, il 15 luglio 2010, rimase Vincenzo Pipitone, all’epoca insegnante tecnico-pratico all’Istituto commerciale “Garibaldi” di Marsala. L’uomo rimase miracolosamente vivo, ma per le gravi lesioni alla colonna vertebrale rimarrà sulla sedia a rotelle per tutta la vita. Gli imputati condannati per disastro colposo e lesioni personali gravissime e permanenti sono Giuseppe Maurizio Angileri, di 40, dipendente della “Duca di Salaparuta”, coordinatore della sicurezza, e Marcello Lombardo, di 32 anni, responsabile del cantiere per l’impresa “Gam Costruzioni”. La pena a un anno e mezzo è sospesa, ma a condizione che venga pagato alla vittima il risarcimento danni che verrà quantificato davanti al giudice civile. A dover risarcire Enzo Pipitone e la moglie sarà anche la “Duca di Salaparuta”, proprietaria della Florio. Il processo era iniziato davanti al giudice Riccardo Alcamo, innanzi al quale, all’inizio del 2015, due operai (Carlo Merlo e Giovanni Sammartano), che il 15 luglio 2010 erano a lavoro nel cantiere allestito per la demolizione di alcune strutture interne al muro di cinta, dichiararono: “Alcuni giorni prima, erano state tagliate, con martelletti pneumatici e altri attrezzi, le travi che sostenevano il telaio del ponteggio. Eravamo dentro lo stabilimento, poi abbiamo sentito un boato e siamo usciti”. Sulla consistenza e stabilità del ponteggio, i due operai di fatto confermarono quanto detto in una precedente udienza da un tecnico per la sicurezza dell’Asp, Francesco Vallone, che in aula disse: “Il ponteggio non era ben puntellato. Era ancorato solo in quattro punti, anziché dieci. Il piano di sicurezza diceva di vietare l’avvicinamento di persone, ma questo non è stato riscontrato’’. Vincenzo Pipitone è parte civile. A rappresentarlo è l’avvocato Carlo Ferracane che, sulla base di una legge del 2008 e di una sentenza del 2015 della Cassazione, aveva chiesto e ottenuto che anche la “Duca di Salaparuta”, ditta committente dei lavori, fosse dichiarata responsabile (“crollo prevedibile”). In fase di udienza preliminare, decise di patteggiare la pena (condanna a un anno e due mesi di reclusione con pena sospesa), il 42enne Stefano Gioacchino Catalano, sub-appaltante e manovratore della pala meccanica con cui si stava procedendo alla demolizione di parti interne attigue al muro crollato sulla strada.
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