Tagli ai CAF, una scelta che indebolisce un presidio di legalità e prossimità per i cittadini
Abbiamo appreso dalla stampa della risposta da parte del Sottosegretario al MEF, Federico Freni, all’interrogazione parlamentare in Commissione Finanze del Senato sulla riduzione dei compensi ai CAF che ha confermato l’intenzione da parte del Ministero di non procedere con eventuali interventi correttivi. Il decreto ministeriale del 29 aprile 2026 ha disposto un taglio retroattivo di circa 21,6 milioni di euro sul fondo destinato ai compensi dei CAF: un taglio complessivo di circa il 60% rispetto al passato. A pesare non è solo l'entità della riduzione, ma la sua natura retroattiva: il provvedimento rideterminando ex post i compensi incide su attività che i CAF hanno già interamente svolto per conto dei cittadini, su cui i Centri avevano fatto affidamento per organizzare il proprio lavoro e le proprie risorse.
Il decreto interviene riproponendo una tecnica già utilizzata in passato ma che quest'anno si somma a una dotazione del fondo ormai dimezzata rispetto a 10 anni fa. "Significa chiedere ai CAF di sostenere oggi, con risorse ridotte del 60%, maggiori volumi di attività e standard di qualità richiesti quando le risorse erano quasi doppie", spiega Angileri.
"Il rischio concreto è quello di dover ridurre il personale dedicato all'assistenza fiscale, con un impatto diretto sui tempi di attesa e sulla qualità del servizio offerto ai cittadini, in particolare nei territori periferici dove i CAF sono spesso l'unico presidio disponibile, rispetto ad una costante riduzione degli sportelli al pubblico da parte della PA."
I Centri di Assistenza Fiscale sono nati per volontà del Ministero delle Finanze con la Legge n. 413/1991 nell’ottica di migliorare e semplificare i rapporti tra l’amministrazione finanziaria ed il contribuente. L’attività professionale del CAF è, infatti, quella di tutelare, rappresentare e fornire assistenza sui diritti e sugli obblighi fiscali del cittadino italiano e rappresentano da decenni un punto di riferimento capillare sul territorio, spesso l'unico presidio realmente accessibile per milioni di cittadini nell'adempimento dei propri doveri fiscali. "Parliamo in particolare della popolazione anziana, una fascia sempre più ampia nel nostro Paese, che nella maggioranza dei casi non ha gli strumenti né la dimestichezza digitale per orientarsi autonomamente tra portali, SPID e dichiarazioni precompilate", sottolinea Angileri.
La Consulta dei CAF ricorda come il lavoro quotidiano dei propri operatori, attraverso l’apposizione del visto di conformità ed i controlli puntuali su ogni pratica, rappresenti una garanzia di correttezza ed esattezza delle dichiarazioni fiscali. "I nostri operatori intervengono integrando circa l'80% delle dichiarazioni precompilate, individuando inesattezze o omissioni prima che diventino un problema per il cittadino e per l'Erario", spiega Angileri. "Questo lavoro di verifica è un investimento nella legalità fiscale del Paese, ed è reso possibile grazie al lavoro degli intermediari fiscali in sinergia costante con l'Agenzia delle Entrate."
Ricordiamo che nel 2025 sono state inviate oltre 20 milioni di dichiarazioni dai CAF, mentre 5 milioni di cittadini hanno utilizzato la precompilata. Nell’attuale campagna fiscale, secondo i dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate circa 4 milioni di cittadini hanno fatto l’accesso alla precompilata, mentre il numero di pratiche gestite direttamente dai CAF resta ben superiore considerando che sono state inviate già circa 14 milioni di dichiarazioni. "Sono dati che parlano da soli: i cittadini continuano a scegliere la competenza e l'affidabilità del personale esperto, anche quando lo strumento digitale è disponibile e semplificato", osserva il Presidente della Consulta. "Non si può, da un lato, riconoscere pubblicamente il valore di questo presidio e, dall'altro, colpirlo con tagli che mettono in seria difficoltà la sostenibilità delle attività per conto dei cittadini."
"Auspichiamo che il Governo trovi le risorse necessarie affinché i CAF possano continuare ad adempiere alla propria funzione pubblica", conclude Angileri. "I CAF non sono un costo accessorio del sistema fiscale italiano: sono una tutela. Continueremo a chiedere un confronto con il Governo perché ogni decisione su questo fronte tenga conto del valore dell’assistenza fiscale resa ai cittadini dai CAF."
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