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02/02/2017 00:56:00

Marsala, 5° Workshop-Expo IL FEMMINILE E L'IMMAGINARIO, il report.

Non ci si aspetti da un Workshop come “IL FEMMINILE E L'IMMAGINARIO” uno dei
soliti barbosi convegni nei quali si fa scienza e con l’aiuto dei powerpoint ricchi di immagini si
cerca di tenere desto l’interesse dei partecipanti. Intanto c’è anche l’Expo che completa con opere
artistiche la tematica prescelta, il femminile, che è sempre attuale e fonte di costante riflessione e,
come accade solitamente, le quattro giornate durante le quali classicamente si svolge l’evento
corrono in scioltezza come un viaggio multiforme secondo un ordine apparentemente casuale ma
spesso sorprendente perché animato da un invisibile filo conduttore come se frutto di una regia. La
Discussant Gabriella Signorello dice che «“L’immaginario Simbolico” è un luogo privilegiato per
incontrare persone, idee e potersi confrontare anche con chi la pensa in modo diverso. Dal
confronto nascono nuove prospettive, si aprono nuove strade e si chiudono vecchi varchi non più
utili».
Inoltre, personalmente tengo a sottolineare con orgoglio che, con non indifferente sforzo
economico personale, sono riuscito ad assicurare continuità al Seminario Itinerante
“L'IMMAGINARIO SIMBOLICO”© - e nel cui ambito è inserito il Workshop-Expo “IL
FEMMINILE E L'IMMAGINARIO” ormai alla V° edizione - sino raggiungere ininterrottamente
16° edizioni e senza attingere a contributi da parte di Enti Pubblici o Privati ad eccezione che nel
triennio 85/87. Ma ciò mi è stato possibile grazie ai numerosi psicoantropologi, artisti, terapeuti,
sociologi, studiosi che in tutti questi anni hanno accettato di partecipare gratuitamente.
Il presente report giunge in ritardo rispetto alla data dell’evento ma ciò a causa di un
complicato intervento chirurgico da me subito e delle mie conseguenti precarie condizioni di Salute
dalle quali solo in questi giorni mi sono ripreso sufficientemente.
All’apertura del Workshop, il saluto ai partecipanti è stato offerto da Giuseppe Graceffa,
Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Sicilia, il quale, oltre che porre
l’accento sulle sperequazioni alle quali è sottoposta la donna nella società attuale, ha sottolineato la
necessità di creare apposite strutture istituzionali destinate a salvaguardare la condizione minorile.
È stato Rino Ferrari, oltre a portare il Saluto quale Presidente dell’Ordine dei Medici e degli
Odontoiatri di Trapani, a dar inizio alle relazioni con un tema che mette insieme la Dea della
Bellezza Venere con la molteplice dimensione del Femminile, titolo: “La Venere Callipigia e la
Pluralità Femminile”. Ferrari sottolinea come la Venere Callipigia, tra i tanti aspetti, sia alta
espressione nella nostra memoria storica del potere generativo della Grande Madre e della fertilità
della donna e, pertanto, mediatrice tra l’umano e il divino. Interessante la notazione finale con
quale, nel parlare anche della Venere Callipigia esposta nel Museo di Napoli, il relatore vede nel
languido accennato volgere del capo della Dea un velato invito all’uomo «ad affiancarsi per
proseguire insieme nel cammino della vita e della società!».
Questa tematica della difficoltà di reciproco affiancamento tra uomo e donna sarà più o
meno palesemente presente durante tutto il Workshop!
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Pluralità del femminile si diceva: ad esempio, la capacità della donna di saper vivere
l’effimero e anche di saper cogliere i dettagli, come evidenziato dalla giornalista Barbara Lottero
che ha presentato il volume di Patrizia Cavalli “FlightyMatters”.
Oppure la capacità di mission della donna che si identifica con Maria e la capacità di
donarsi all’Altro nella relazione d’aiuto, così come sottolineato da KatyaSammartano, Psichiatra,
nel tratteggiare “Maria tra Simbolo e Realtà”.
Ancora l’aspetto ribelle della donna, presente anche nella mitologia, così come tracciato
dall’avvocato e scrittore Fabio D’Anna nella sua relazione “La Donna del Mito, il Mito della
Donna” mettendo in evidenza la differenza tra Eva e Lilith, la prima originata dalla costola di
Adamo, la seconda invece tradizionalmente descritta come prima donna della Terra plasmata
anch’essa a somiglianza di Dio e nello stesso istante di Adamo, solo che Lillith fugge dall’Eden per
non stare sottomessa all’uomo e, dunque, divenendo prototipo dell’emancipazione della donna non
relegata al ruolo di produttrice di figli ma anche anticonformista e dotata di sensualità. Belle le sue
due poesie d’amore che hanno affiancato la relazione.
La contenitività protettiva della donna attraverso la gravidanza e il trauma subito dal neonato
nel momento della nascita sono evocate da Sal Giampino, nel prospettare la tecnica del rebirthing,
nella sua relazione dal titolo “Il Passaggio del Testimone: l’Eredità Materna nella Filosofia
dell’Immortalista”.
La donna si palesa ancora protagonista dell’effimero e del desiderio di mostrarsi nella
preziosa collezione di cartoline d’epoca presentate dalle Prof.sse Giuseppina Passalacqua e Vitiana
Montalto “L’Eterno Femminino e la Cartolina Postale”.
Filippo Sciacca, Psicologo, prospetta, attraverso la figura di Persefone la mutevolezza
ciclica della donna tra tendenza a sottomettersi passivamente al maschio - nella fattispecie lo sposo
Ade pur da lei non prescelto e dal quale viene stuprata vergine - e l’opposta tendenza a liberarsi
lasciando gli inferi per vivere una dimensione creativa fonte di prosperità per la Madre Terra.
Un femminile acido, cinico, anaffettivo, truce, legato anche alla senilità, emerge attraverso
l’atto unico presentato dalla Compagnia Teatrale D’altra P’arte (Luisa Caldarella, Gianfranco
Manzo, Andrea Scaturro) “L’Altra Metà del Boudoir”.
Nella relazione del Prof. Vito Lombardo dal titolo “L’Estro di Aracne” emergono alcuni
aspetti essenziali della donna dalla laboriosa paziente capacità di tessitura, all’estro creativo e alla
pomposa vanità nell’indossare l’abito riccamente tessuto.
Le poesie (Freddezza; Vere Parole Parole Brevi) di Antonino Contiliano ci trasportano in
mondo dove l’incontro interumano, e dell’uomo con la donna, è reso freddo (freddezza che brucia
le ossa, in Freddezza) dalla macchina “anarco-neoliberista” che tende ad assoggettare tutti e dalla
quale «solo l’ozio inutilità dell’arte e della poesia consentono di fuggire», «divenire-identità-difuga”,
fuga dal controllo, fuga che crea rotture nei linguaggi facendone deragliare le leggi
totalizzanti dell’utilità capitalistica codificata e socializzata» (alzo rialzo rimbalzo sparo stelle, in Vere
Parole Parole Brevi).
Così la Giornalista Maria Giambruno segnala, nella sua relazione “Le Parole Come CambiaMenti”,
come il pensiero sia «influenzato dalla parola che costruisce identità collettiva e
individuale»” e come in generale esista ancora una «discriminazione androcentrica»!
In questo senso interessante l’introduzione del neologismo “Donnile” da parte di Olivia
Flaim, Counselor, Astrologa e Filosofa, la quale propone i Tarocchi, gli Arcani, non tanto in forma
profetica quanto in virtù del simbolismo che contengono, quali strumenti utili alla riflessione
profonda su se stessi; d’altro canto, a mio parere, che le capacità di rivelazione profetica siano
nell’immaginario collettivo attribuite a figure femminili è storicamente testimoniato sin
dall’antichità tradizionalmente delle Pizie e delle Sibille.
Le molto giustificate recriminazioni sulla mancata parietarietà della donna con il maschio ed
anche la pacifica ma sentita ribellione della donna al non lasciarsi relegare nei ruoli tradizionali di
custode del focolare domestico, ed anche la più che giustificata indignazione per le frequenti
violenze subite hanno raggiunto l’acme nel Large Group tematico sul Maschile e L’Immaginario,
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da me condotto; infatti, una buona parte delle partecipanti ha perseverato ossessivamente nelle
lagnanze contro i maschi e nell’enfatizzare le qualità femminili, solo che il gruppo costituito in
prevalenza da donne ha mostrato di non avere un immaginario del maschile se non di tipo
persecutorio. Per questo ho detto al gruppo che tutto ciò, a mio parere, impedisce a molte donne di
ricercare l’armonia di relazione con il maschio e di riscoprire il piacere di metaforicamente
«danzare» insieme ad esso; la sensazione è che Eros abbia abbandonato il genere umano e
soprattutto il femminile (il maschile lo ha sempre poco abitato se non nella carnalità) e, perciò
pertanto, si registra un crescente aumento della crisi della coppia.
Finalmente nel Romanzo di Claudio Forti “Il Tiglio e la Quercia … capitoli di un romanzo
in fieri”, nella bella lettura di Pamela Giampino, maschile e femminile si incontrano nello sguardo
reciproco e si riconoscono, pur nella diafana luce di un’astanteria di un Pronto Soccorso, in un
comune progetto inconscio d’amore profondo. Il romanzo nel titolo, si richiama al mito greco dei
due vecchi sposi Filemone e Bauci e al loro desiderio di restare uniti al di là della morte, così Zeus
li accontenta trasformandoli in un tiglio e in una quercia uniti per sempre attraverso il tronco.
I toni della sintonia di un femminile accomunato nel donare armonia attraverso la bellezza
della danza, salgono attraverso la performace delle giovanissime allieve di Elisa Ilari, coreografa di
grade talento, che nell’evocare la grande ballerina Pina Baush, offre agli spettatori la vista
incantevole di una alchimia imprevedibile: il librarsi all’unisono delle danzatrici dall’erba del prato
per salire su a disegnare, con le loro forme variegate, l’aere. Tra terra e aria, il maschile e il
femminile si contraccambiano continuamente di ruolo rendendo magica la serata che accoglie la
performance.
Con “Il Suono nell’Immagine: Importanza e Contraddizione del Commento Sonoro”, il
maestro musicista Gino de Vita, ci dà una trasposizione musicale della possibilità di contrasto nella
visione di uno stesso scenario filmato, riguardante una cascata, a seconda della posizione
ideologica, emotiva, sentimentale del musicista che in quel momento accompagna musicalmente il
cortometraggio. Specialmente, a mio parere, nel confronto tra Cascate 1 e Cascate 2, attraverso
l’interprete musicale, la stessa scena, con il cambiare dell’interpretazione musicale acquista, nel
primo caso, l’aspetto di furioso imporsi della natura in tutta la sua forza e, nel secondo caso, di uno
spettacolare armonioso quasi idilliaco offrirsi della natura, e questo ci dice che la nostra visione del
modo cambia secondo il nostro modo di viverla e di interpretarla, ma ancor più ci offre un
involontario esempio della coniuctio oppositorum intrinseco ad una stesso soggetto, volendo
attribuire caratteristiche del maschile a Cascate1e quelle del femminile a Cascate 2. Ma ancor più
stupefacente è il non programmato e delizioso duettare della chitarra di Gino De Vita con quella del
mio collega Psichiatra Vito Sammartano nell’accompagnare musicalmente in forma estemporanea
un filmato appositamente proiettato: riuscita coniuctio tra due artisti le cui chitarre si alternavano
strumentalmente nella posizione di maschile e femminile.
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Vito Sammartano commenta la sessione con un titolo suggestivo “Da Sentire a Sentire”:
«così come l’Aedo rendeva alle corti il triste ma autentico significato della guerra, così il Bardo
allietava la gente con la sua arpa ma era anche colui che rendeva il futuro Re consapevole di essere
Uno-con-la-Terra. Con la sua proposta visivo-musicale e con le spontanee creazioni suscitate
nell’improvvisazione, il M.tro De Vita ci riconduce all’arcaico “tramite” tra noi e il Mondo Tutto,
all’antico Portale che può essere aperto dal felice dialogo tra le oscillazioni della Materia e le
vibrazioni (in risposta) della nostra Psiche: per Animam ad Astra!»
Nella mia relazione “Coniuctio Oppositorum” suggerisco la tesi che tale tendenza degli
opposti a unirsi sia la forza che deriva dalla separazione dell’Uroboro (l’originario Mondo a circolo
chiuso,) dopo il Bing Bang, in due metà una maschile l’altra femminile; tale forza, pervasiva in
natura, tende alla riunificazione originaria così come si realizza in forma elevata nell’attrazione
reciproca sentimentale e fisica trai due innamorati; il maschile e il femminile polarità opposte tra
loro in perenne ricerca di corrispondenza e congiungimento.
La conclusione finale delle quattro giornate, come da tradizione, è affidata alla DanzaMovimento-Terapeuta
Antonella Bianco che, nel contesto magico dei tappeti ricchi di profumi
mediorientali esposti da Kia Farmad, ha condotto il gruppo dei partecipanti in una suggestiva
sessione dal titolo “Danze Aperte”.

Un ringraziamento particolare per il loro attento contributo va ai tre Discussant Maria Pia
Barraco, Vito Sammartano e Gabriella Signorello.
Ho deciso di dedicare la parte Expo di quest’anno e i futuri alla memoria della giovane
pittrice, di recente scomparsa, Valeria Galassi.
L’Expo nel 2016 ha visto esposte opere di
Ale Angileri, Raffaella Anania, Gina Bonasera, Iole Cascio, Valeria Galassi, Delia Garziano, Sal
Giampino, Valeria Gurgone, Angela Scribano, Maria Grazia Sessa, Gabriella Signorello
©Alfredo Anania, 30 Dicembre 2017, sito internet www.psicologia-dinamica.it 



Native | 25/04/2026
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