Imprenditore mazarese condannato per bancarotta fraudolenta. Parte civile? Il fratello...
Una storia del genere “fratelli coltelli”. E’ quella che in Tribunale, a Marsala, ha visto contrapposti gli imprenditori mazaresi del settore ittico Eduardo e Giovanni Asaro. Il primo, legale rappresentante della società “Mare azzurro srl”, dichiarata fallita il 7 giugno 2013, ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione (pena sospesa) per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale (ad emettere la sentenza è stato il gup Riccardo Alcamo), mentre il secondo, rappresentato dagli avvocati Stefano Pellegrino e Daniela Ferrari, si è costituito parte civile.
E il giudice gli ha riconosciuto anche il risarcimento delle spese legali. A Eduardo Asaro la Procura ha contestato diversi fatti di bancarotta fraudolenta, nonché la sottrazione e/o distruzione di libri e scritture contabili della “Mare azzurro”. In particolare, nel secondo semestre del 2012. Notevole (oltre tre milioni di euro) il “giro” di movimenti economici (pagamenti solo ad alcuni creditori e cessioni di mezzi, tra cui anche una Porsche Cayenne) che gli investigatori contestano all’imprenditore.
Secondo l’accusa, inoltre, Asaro avrebbe tenuto le scritture contabili in modo da “non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari della Mare Azzurro e in particolare non riportava nel registro dei beni ammortizzabili le annotazioni riferite ad ogni singolo bene immobile strumentale e mobile iscritto nei pubblici registri”. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Antonella Trainito, è stata condotta dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura. Dopo la sentenza di condanna emessa dal giudice Alcamo, l’avvocato Pellegrino si è detto “soddisfatto dell’esito del processo penale”, ma ha anticipato che è intenzione del suo cliente “agire nelle opportune sedi per ottenere il risarcimento dei danni che la condotta del socio infedele (il fratello, ndr) ha arrecato”
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