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03/03/2017 06:15:00

Massoneria, la Commissione Antimafia fa sequestrare gli elenchi in Sicilia e Calabria

L’analisi e l’approfondimento del rapporto tra mafie e massoneria era l’obiettivo fissato alla fine dell’anno scorso dalla Commissione Parlamentare Antimafia per il 2017 e dopo diversi tentativi di richiesta degli elenchi delle obbedienze massoniche di Sicilia e Calabria e della conseguente mancata consegna degli stessi, ha deciso di far sequestrare i documenti che provano l’iscrizione dal 1990 ad oggi di: Grande Oriente d’Italia; Gran Loggia Regolare d’Italia; Serenissima Gran Loggia d’Italia; Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori.

Per avere tutta la documentazione la Commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha delegato lo Scico della Guardia di Finanza per le operazioni di perquisizione. Le inchieste della Dda di Reggio Calabria, e l’audizione del procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, dei mesi scorsi, che ha raccontato della rete di protezione di cui gode il boss latitante Matteo Messina Denaro, sono alla base di questo accresciuto interessamento della Commissione per la massoneria e i suoi legami con la criminalità organizzata.

Già ad Agosto dello scorso anno nel corso dell’audizione del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, la Commissione aveva chiesto l’elenco degli iscritti, ma Bisi si oppose con un secco «no» che ha ripetuto nei mesi scorsi, quando la stessa Commissione - utilizzando i poteri dell’autorità giudiziaria - lo ha risentito ed ha convocato per audizioni a testimonianza anche i Gran maestri delle altre tre maggiori obbedienze massoniche d’Italia. Il «no» è stato giustificato in nome del diritto alla privacy, un’obiezione definita «assolutamente pretestuosa» dall’Antimafia.

"Nel corso di missioni in Calabria e Sicilia, di documentazione acquisita ed audizioni finora svolte, sono emersi preoccupanti elementi sul rischio di infiltrazione da parte di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta di settori della massoneria. Così spiega Rosy Bindi le motivazioni che hanno dato il via all’inchiesta e al provvedimento di sequestro.

“Si è anche evidenziata la ricerca di relazioni e convergenze tra uomini delle cosche ed esponenti delle classi dirigenti e imprenditoriali appartenenti a logge massoniche finalizzati al perseguimento di comuni interessi illeciti”, spiega l’Antimafia. L’inchiesta nasce sia in prosecuzione di attività svolte da altre Commissioni di inchiesta di precedenti legislature, sia in relazione a fatti di cronaca e procedimenti giudiziari recenti avviati dalle Procure della Repubblica siciliane e calabresi per accertare l’esistenza del fenomeno, così attualizzando fatti simili del passato. 
“Ritenendo che le stesse logge massoniche, a rischio di strumentalizzazioni mafiose, avessero interesse ad accertare eventuali devianze, è stato chiesto ai rispettivi Gran Maestri in uno spirito di collaborazione – spiega in una nota la Commissione Antimafia – di trasmettere gli elenchi dei loro aderenti alle logge della Sicilia e della Calabria, regioni interessate dalle indagini e con un numero elevato di aderenti alla massoneria”.
Questi elenchi sono necessari per verificare la presenza, tra gli iscritti, di soggetti riconducibili a vario titolo alle organizzazioni mafiose o in rapporto con le stesse. “Tali obiezioni appaiono assolutamente pretestuose”, scrive l’Antimafia. “In un Paese democratico, non esiste associazione di sorta le cui esigenze interne possano prevalere sulle esigenze di tutela della collettività”, rileva la Commissione, presieduta dalla Bindi. La Commissione, “nonostante non sia opponibile in questo caso il diritto alla privacy”, ha stabilito che gli elenchi saranno assoggettati al regime di segretezza e quindi non soggetti alla divulgazione.

A sequestro avvenuto Stefano Bisi ha così commentato:

“E’ stata commessa una palese discriminazione nei confronti di una Istituzione libera e secolare come la Massoneria e c’é stata una grave violazione della democrazia e delle leggi dello Stato. Il sequestro degli elenchi dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia appartenenti alle logge di Calabria e Sicilia e’ un atto arbitrario e intimidatorio.
Quando il protagonismo politico, mascherato da indagine, prende il sopravvento si finisce per percorrere una strada che porta lontano dalla necessità di capire e che finisce per sconfinare nell’illegalità. Si fa solo del sensazionalismo che non serve ad altro che ad alimentare una ingiustificata ed intollerabile caccia all’uomo e che colpisce migliaia di cittadini perbene iscritti ad una nobile istituzione.
Chi ha riportato indietro le lancette della storia, arrivando a prendere provvedimenti che certi regimi in passato hanno attuato, si assuma oggi le proprie responsabilità”, prosegue il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi".


Bisi annuncia la difesa nelle aule giudiziarie
: “Noi massoni andremo sino in fondo a questa triste pagina che qualcuno ha voluto scrivere a tutti i costi e che abbiamo già denunciato l’illeicità dell’azione esercitata dalla Commissione. Il Grande Oriente d’Italia si tutelerà in tutte le sedi italiane ed europee perché non vengano intaccati i principi fondamentali del libero pensiero e non venga oscurata una grande fiamma che alimenta la Libertà nel nostro Paese. Uniti in catena, con grande forza, coraggio e orgoglio gridiamo ad alta voce: “Viva il Grande Oriente d’Italia”. Si è, invece, dimostrato collaborativo con la Commissione Antimafia, Antonio Binni, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori, ottemperando all’ordine di consegna degli elenchi dei propri iscritti.

«Le interferenze tra una parte del circuito massonico e le organizzazioni mafiose - gli risponde il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava - non sono una millanteria di questa Commissione ma evidenze giudiziarie e la necessità di approfondire queste interferenze con attenzione fa parte dei compiti per cui questa Commissione, non c’è nessun accanimento».

Critico e ironico nei confronti dell’operazione di sequestro della Commissione parlamentare Antimafia, il commento del senatore Mario Michele Giarrusso (M5S): “Abbiamo partorito il topolino: restringere l’ambito di sequestro degli elenchi a due regioni quando il raggio d’azione delle mafie è nazionale, con soggetti operanti stabilmente a Roma, è una limitazione che renderà monca l’indagine. Si è evitato di prendere gli elenchi della Toscana – prosegue ironicamente Giarrusso – non sia mai si trovasse qualche nome molto conosciuto. E’ questa una scelta incomprensibile alla luce delle evidenze investigative in cui si trova traccia di rapporti tra Massoneria e mafie che ha riguardato da tempo, per esempio, il traffico dei rifiuti in Toscana. La verità è che chiedendo il sequestro di tutti i nomi, si sarebbe aperto un vaso pandora che qualcuno vuole tenere chiuso, non sia mai possa esplodere”

Oltre all'azione della Commissione e alle polemiche che sta suscitando, sono state presentate in parlamento due proposte di legge, da Claudio Fava e dal deputato del Pd Davide Mattiello, che puntano sull’incompatibilità tra l'essere massone e svolgere una funzione pubblica come magistrato, dirigente della pubblica amministrazione, ufficiale dirigente delle Forze Armate, avvocato, militare, personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia, personale di livello dirigenziale del corpo dei vigili del fuoco, professore e ricercatore universitario. 

I numeri della massoneria in Italia e in provincia di Trapani. Oggi sono 850 con circa 23 mila i fratelli iscritti. Bisi ha aggiunto che la tassa di iscrizione al Goi varia: 180 euro a persona vanno per la struttura centrale, poi c’è il funzionamento delle 850 logge. Se trent’anni fa i massoni nel trapanese erano un paio di centinaia, oggi sono quasi 500, divisi in 19 logge. Sono tutte scoperte, nulla di segreto. Ma la provincia di Trapani si conferma territorio di riti e “fratellanza”. La città con più logge è quella di Castelvetrano. Proprio la Castelvetrano di Matteo Messina Denaro, il super latitante di cosa nostra.

Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Nell'attesa che la proposta di legge sull'incompatibilità tra massoneria e funzione pubblica inizi il suo iter legislativo, l’Aula della Camera ha definitivamente approvato all’unanimità la legge che istituisce il 21 marzo di ogni anno (non sarà una festività) la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.  Per quella giornata le scuole italiane di ogni ordine e grado promuoveranno iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e sociale della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime di Cosa nostra.

La legge è stata varata con l'obiettivo e il fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa delle istituzioni democratiche, prevede  che il 21 marzo potranno essere organizzati manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di ricordo dei fatti e di riflessione, oltre che iniziative finalizzate alla costruzione, nell’opinione pubblica e nelle giovani generazioni, di una memoria delle vittime delle mafie e degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente e i successi dello Stato nelle politiche di contrasto e di repressione di tutte le mafie.

"Per non limitarci al solo ricordo dobbiamo impegnarci, ciascuno secondo il proprio ruolo, ogni giorno dell’anno per battere la criminalità organizzata - le parole del presidente del Senato Pietro Grasso -. Allora sì che potremo aspettare una vera primavera della legalità - conclude". La presidente della commissione Antimafia Rosi Bindi sottolinea l’«alto valore simbolico» della giornata, che «segna un passo di grande valore nella lotta alle mafie» e «testimonia la volontà delle Istituzioni di rendere patrimonio vivo e fecondo l’esempio di quanti sono caduti sotto i colpi della violenza mafiosa». Soddisfatto anche don Luigi Ciotti di Libera, che già da anni il 21 marzo ricorda le vittime della mafia.