27/04/2017 07:36:00

Marsala, Auto riciclaggio e ricettazione, chiesto giudizio per Michele Licata e famiglia

 La Procura di Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio per i sette indagati nel secondo filone d’inchiesta su Michele Licata. E cioè il procedimento penale avviato, per auto-riciclaggio, ricettazione e violazioni finanziarie, da Procura e Guardia di finanza che ha visto coinvolto il nucleo familiare dell’ex leader nel settore ristorazione-alberghiero, travolto da un’indagine per una mega-evasione fiscale e truffa allo Stato. Accuse che a inizio dicembre scorso sono sfociate nella condanna di Michele Licata a 4 anni, 5 mesi e 20 giorni di carcere.

A infliggere la pena, con rito abbreviato, è stato il gup Riccardo Alcamo, che oltre al “dominus” del gruppo imprenditoriale finito sotto sequestro nel 2015 (alberghi, ristoranti, beni mobili e immobili, quote sociali, titoli e denaro per circa 130 milioni di euro), sono state condannate, per alcuni capi d’imputazione, anche le figlie Clara Maria e Valentina. Cercando, poi, il fiume di denaro accumulato negli anni da Michele Licata, la Guardia di finanza, nell’ottobre 2015, trovò e sequestrò denaro contante per 50 mila euro e assegni per circa un milione e 200 mila euro.

Fu in quel momento che finì indagato l’intero nucleo familiare di Licata. Dall’inchiesta, infatti, è emerso che Michele Licata, per evitare, secondo l’accusa, di subire ulteriori sequestri, avrebbe tolto somme di denaro dai sui conti correnti per versarli su quelli di suoi familiari (la moglie Maria Vita Abrignani, la madre Maria Pia Li Mandri e la figlia Silvia) fino a quel momento non indagate, ma per questo chiamate a rispondere del reato di ricettazione, come pure la figlia Valentina e il genero Roberto Cordaro. La prima udienza preliminare per decidere sulle richieste di rinvio a giudizio si terrà il prossimo 16 maggio. A difendere i sette imputati sono gli avvocati Carlo Ferracane e Stefano Pellegrino.