Di seguito, la seconda parte del confronto tra i candidati sindaci per le prossime amministrative del comune di Castelvtrano.
Parliamo di mafia. E’ chiaro che non la può sconfiggere, da solo, il comune di Castelvetrano. Ma un buon amministratore, dopo questi 5 anni tribolati (in realtà sempre a Castelvetrano la vita amministrativa è stata tribolata) che hanno visto il sequestro Adamo, prima ancora il caso Giambalvo (con un’eco spropositata a livello nazionale), può dare dei segnali importanti nella trasparenza, nella percezione del livello di legalità della pubblica amministrazione?
Erina Vivona: Esordisco con la parola “rigore”. Il rigore è la soluzione di tutto. La pubblica amministrazione e l’istituzione locale è modello di riferimento per tutti i cittadini. Il cittadino valuta l’istituzioni locale, come si muove, come si atteggia, le decisioni che assume, i comportamenti che adotta in determinate situazioni, anche in quelle più complesse e più difficili. Per cui, la prima cosa che si deve fare è una riorganizzazione dell’apparato burocratico di questo comune che funziona non bene, detto dallo stesso sindaco dal momento in cui ha svolto il suo saluto alla città. Un apparato che va assolutamente riorganizzato, dai vertici fino alla base, secondo una logica semplice, che è mancata e che non sarebbe dovuta mancare. La regola del dovere, del rigore nello svolgimento delle proprie funzioni, nel rispetto delle colleganze, delle gerarchie, delle regole. Nell’applicazione delle sanzioni, tutte le volte in cui le regole non vengono rispettate. Quando questo modello, prototipo di riferimento, rigorosamente, perché quel rigore a questo punto non è più quello corrente, ma deve essere quel rigore impresso con assoluta serietà e decisione, il rigore diventerà modello di riferimento da parte dei cittadini stessi che guarderanno all’amministrazione con attenzione e modificheranno i loro comportamenti anch’essi, nel vivere civile, nelle relazioni di tutti i giorni. Quindi, le istituzioni locali, perche le responsabilità sono delle istituzioni locali che con autorevolezza devono imprimere il loro ruolo, si deve innescare questo meccanismo virtuoso: rispetto delle leggi ed applicazioni delle sanzioni. Lì c’è trasparenza assoluta. E tutte le volte in cui un sindaco si vedesse minacciato da situazioni non chiare, ovviamente lo strumento è sempre quello della denuncia, è quello della rete della legalità che c’è attorno ad un sindaco.
Luciano Perricone: E’ innegabile che il fenomeno mafioso sia presente nel territorio, non ci possiamo nascondere dietro un dito. E sicuramente i casi Giambalvo ed Adamo hanno danneggiato ancora una volta l’immagine di questo territorio. Ma è logico che le istituzioni, quelle sane, devono reagire in maniera decisa e determinata. E la macchina burocratica riorganizzata deve essere esempio per la collettività, perché devono essere date risposte chiare, decise e soprattutto si deve lavorare con la massima trasparenza. Denunciare immediatamente gli atti e i comportamenti di corruzione di cui eventualmente un amministratore dovesse venire a conoscenza
Gianni Pompeo: Pur riconoscendo che questa città sia complessivamente onesta, non posso certamente dire (e gli atti giudiziari lo dimostrano) che qui non ci sia una forte presenza mafiosa. Ma, pur avendo fiducia nella mia comunità, ritengo sia arrivato l’imprescindibile momento di lavorare sul futuro e sulle nuove generazioni. Partire con dei corsi di formazione che riguardano la scuola dell’obbligo e magari portando avanti quella cultura della legalità, ponendo in essere un problema che in questa città c’è: se la maggioranza è onesta, non posso sottacere che qui c’è un sentimento, una cultura della prevaricazione ed avvolte di atteggiamenti pseudo mafiosi che danneggiano la comunità intera. Ritengo che lavorare sulle nuove generazioni sia imprescindibile, non soltanto sui ragazzi della scuola dell’obbligo magari con i tornei che per loro possono essere un gioco ma che possono inculcare il sentimento della legalità. Ma anche con gli istituti superiori, facendo incontri con in dirigenti scolastici ed attirando tutte quelle forme, col piano di offerta formativa per fare dei progetti che possano veramente educare bene alla legalità ed educare al sentimento di antimafiosità e soprattutto far emergere il disprezzo della mafia, che è quella che determina la mancanza di posti di lavoro. Perché gli investimenti in questo territorio, per essere appetibili, questa deve essere una città che deve dimostrare di essere libera. Non soltanto a livello di pubblica amministrazione e di coloro i quali hanno responsabilità, ma anche del singolo cittadino.
Maurizio Abate: In attesa del vaglio degli ispettori, speriamo che non venga sciolto per mafia questo comune. Sarebbe un ulteriore degrado per questo territorio che soffre sia per mancato interesse politico che per le varie vicende di mafia che si sono susseguite. Spero tanto che ci sarà una vera amministrazione responsabile che farà il giusto dovere imprenditoriale, creando occupazione e rialzare le famiglie in serie difficoltà e ridare la vera identità a tutto i l territorio. Perché le famiglie in seria difficoltà che purtroppo guardano le vie illecite per potere sopravvivere e mantenere i propri figli, sono tantissime. E allora dobbiamo dare un giusto aiuto a queste famiglie, a questa povertà che in questo momento avanza in maniera spropositata. Dopodiché, in merito a Giambalvo e agli Adamo, lascio che i magistrati facciano le loro valutazioni e se ne occupino personalmente. Non sarò né io né la stampa a dare giudizi sui casi, perché questo territorio che già è martoriato da questo fenomeno, io sono convinto che continuare ad elogiare e discriminare questo fenomeno, non diamo la possibilità agli investitori che avranno voglia di investire sul territorio di poter accedere e potere investire sui nostri territori. Io purtroppo devo dire che tantissimi imprenditori, come Zoonin che è andato ad investire in Turchia 140 milioni di euro, perché purtroppo a Castelvetrano ha sentito dire che c’è la mafia e se n’è andata.
Perché io mi ribello a quell’articolo di Egidio su Tp24, quando dicevi che Maurizio Abate non vuole che si parli di mafia e la mafia non esiste. No, la criminalità esiste, ma grazie a Dio non è così forte in questo territorio. C’è un individuo ricercato, che senz’altro deve essere arrestato e consegnato alla magistratura, come tutte le altre persone che gli si sono affiancate. Però non è che significa che questo individuo è nato a Castelvetrano, tutte le persone di Castelveterano sono coinvolte in questa mafia.
In questo momento, elogiare e discriminare questo fenomeno a Castelvetrano non fa altro che distruggere l’economia del territorio, perché tutte le persone sono tutte coinvolte direttamente o indirettamente a questo parlare, a questo divulgare in maniera sproporzionata. Perché nonè che abbiamo solo un latitante noi a Castelvetrano. Abbiamo il parco archeologico, abbiamo le olive da mensa, abbiamo l’agricoltura, abbiamo tantissime risorse importanti che dobbiamo elogiare e mai discriminare, ma solamente far capire a tutta la gente, a tutti i turisti a tutte le persone che noi andiamo girando per tutta l’Italia, dire “Castelvetrano non è solo mafia. E’ mafia in un piccolo piccolo piccolo punto, ma non tutto il territorio. Il territorio è fatto di persone oneste e deve essere gestito in maniera equa, Noi dobbiamo creare occupazione per dare alle persone in difficoltà un diritto al lavoro. Perché queste persone sono condannate a guardare le vie illecite. E loro stessi saranno quelli che daranno soddisfazioni al cittadino.
Erina Vivona: Il richiamo all’ispezione ancora in corso, brevemente va fatto perché la città è in attesa di questo responso e non sta vivendo bene il momento elettorale. Stiamo vivendo una campagna atipica con dinamiche diverse da quelle dagli anni precedenti. E comunque con grande rispetto dobbiamo attendere quest’esito per conoscere la verità. Il cittadino ha bisogno di sapere qual è la verità e solo questa relazione ci consegnerà un dato certo. Collegandomi a quello che ha detto il candidato Pompeo circa la formazione dei giovani, che è sacrosanta, devo anche sottolineare che da circa vent’anni noi proviamo attraverso i nostri giovani, facendo convegni, incontri, educazione alla legalità presso le scuole. Quindi vuol dire che c’è qualche meccanismo che s è inceppato nonostante questo intervento.
Luciano Perricone: L’attesa sull’esito della commissione prefettizia è snervante. Ho appreso che il presidente della Regione ha allargato i poteri del commissario Messineo anche a quelli del sindaco, per cui da domani il commissario Messineo sostituirà sia il sindaco che il consiglio che già faceva da tempo. La mafia si sconfigge con il lavoro. Se non riusciamo a dare lavoro ai giovani non si va da nessuna parte, perché i giovani sono oggi l’anello debole della catena, per cui è più facile che nel tessuto sociale le difficoltà, la mancanza di soldi e la mancanza di lavoro, riesca a far sì che la mafia abbia la possibilità di acquisire adepti.
Gianni Pompeo: Per me è portare avanti e favorire un sistema imprenditoriale in campo turistico che è sicuramente la principale potenzialità occupazionale del mio territorio. L’altro giorno, una persona competente mi diceva che con 5 tumuli di terreno (e questa è una città assolutamente vocata all’agricoltura che è la principale forza economica) può lavorare bene un giovane e campare una famiglia. Non dobbiamo vergognarci di avere tanti piccoli imprenditori in campo agricolo che sappiano dare un’impostazione diversa rispetto a quella che davano il propiro nonno e il proprio genitore e potere vivere in maniera dignitosa, soprattutto risolvendo il problema occupazionale di una famiglia. Per la trasparenza voglio aggiungere questo: è mia intenzione, periodicamente, andare in piazza, in quel sistema delle piazze che considero una mia creatura, e lì discutere con il popolo di tutta l’attività amministrativa fatta per quel periodo. Se semestralmente o trimestralmente, andiamo in piazza, vogliamo che quello diventi il centro culturale e di informazione politica al cittadino, per far sì non solo di far conoscere la bellezza delle piazze, ma anche per far conoscere quel salotto ch è esattamente la ragione per cui quelle piazze sono state costruite.
Non potevano mancare le borgate. La domanda è quindi relativa alla valorizzazione di Selinunte e Triscina, E soprattutto, qual è il vostro punto di vista sull’abbattimento delle case abusive insanabili entro i 150 metri dal mare?
Luciano Perricone: E’ scontato che la riqualificazione delle borgate diventa indispensabile per far sì che possano diventare volano del turismo. Vanno tenute pulite tutto l’anno, perché noi possiamo approfittare di un turismo come negli anni 70 , che copra 8/10 mesi l’anno. Per quanto riguarda l’abusivismo, è normale che chi costruisce abusivamente è indifendibile, però purtroppo molti giornalisti hanno sempre speculato sui numeri. Le case insanabili erano 248. Otto sono state abbattute, ne rimangono da abbattere 240. Non sono sicuramente 5000 come diceva Giletti nell’ultima trasmissione. Teniamo conto che in tutta la Sicilia oggi ci sono 50 mila case insanabili. E’ un fenomeno da condannare, però se dovessi diventare sindaco, un tentativo, non per sanare le case, ma per annullare una delibera che è stata adottata al consiglio comunale il 26 maggio 2009, la numero 48 che parlava di “efficacia del Prg nella frazione di Triscina, presa d’atto” la farò sicuramente. Quella delibera è sbagliata perché fa riferimento ad una delibera adottata nel 2001 dal consiglio comunale, che la Regione ha dichiarato illegittima. Non voglio fare populismo, ma è un tentativo che farò.
Gianni Pompeo: Triscina e Marinella. Partirei dal parco archeologico che più che rappresentare una barriera tra le due borgate, possa essere un punto di unione ma anche di sviluppo. La realizzazione dell’ingresso al parco archeologico lato Triscina ha questo obiettivo, che se sarò eletto sindaco, perseguirò con tutte le mie forze. L’armonizzazione delle due borgate con il parco archeologico, l’apertura dei due ingressi consentirebbe senz’altro l’attraversamento in tempi rapidissimi, con un mezzo elettrico messo a disposizione dall’amministrazione comunale e con un biglietto simbolico, dalla mattina alla notte di consentire ai giovani del mio territorio, turisti o residenti, di poter raggiungere da Triscina, Marinella di Selinunte e da Marinella di Selinunte Triscina in qualunque ora della giornata, con tranquillità anche da parte dei genitori che, possibilmente, quando i loro figli prendono dei mezzi, hanno tutte le preoccupazioni. Questo avvicinerebbe le due borgate, quasi a darsi la mano. E le due borgate si potrebbero specializzare, Triscina in un turismo balneare e Marinella di Selinunte in un turismo culturale, ma anche un turismo di nicchia, visto che ci sono lì la maggioranza dei posti letto.
Sull’abusivismo, è compito di un sindaco far rispettare la legge. L’immobile abusivo va abbattuto. Soprattutto quelli che hanno attraversato i tre gradi di giudizio e che in Cassazione è stato respinto il ricorso sull’eventuale abbattimento. Mi auguro però che chi di dovere e chi ha la potenzialità e la possibilità, e mi riferisco al governo regionale che ha più volte sbandierato un’approvazione di una legge di riordino delle coste, lo possa sempre fare. E’ un appello che io farò con tutte le mie forze all’assemblea regionale siciliana, perché una legge di riordino potrebbe mettere i sindaci nelle condizioni di non dovere fare qualcosa che indubbiamente dispiace. Perché abbattere una casa è sempre un dispiacere, soprattutto per coloro i quali l’hanno costruita con i sacrifici, perché Triscina non è stato un abusivismo di tipo mafioso o una speculazione edilizia, ma il desiderio di realizzare una casa al mare e l’opportunità di vederla realizzata.
Maurizio Abate: Per Selinunte e Triscina per me il progetto è quasi unico. Le frazioni balneari devono essere portati avanti in equa misura. Vorrei puntare tanto su Selinunte. C’è tanto da rifare, perché Selinunte è stato abbandonato, dalla rete fognante che scarica sulla battigia, perché è rotta, a tante altre cose che ci sono da fare. Dovrei andare a parlare coi responsabili dei beni culturali, se si può fare una fusione. Perché Castelvetrano è dei castelvetranesi e dai castelvetranesi deve essere gestita. Perciò il parco archeologico dovrebbe creare tantissima occupazione, creando al suo interno una grande via di passeggio che arriva fino al mare, sotto l’acropoli. Sarebbe un sogno poter cambiare le carte in tavola di questo territorio. Perché andare a fare tipo le Champs-Élysées ed aprire le porte al pubblico di questo parco archeologico, che è un parco pubblico, ma sempre stato segregato con catenacci e cancelli, che è sbagliatissimo, perché io vado in Francia e mi posso fare la fotografia sotto la Tour Eiffel, arrivo a Selinunte e neanche posso entrare al parco archeologico di Selinunte. Comune è quello e comune è quello. Ci sono cose pubbliche quelle e cose pubbliche quelle altre. Su Triscina, io invece condannerei chi ha autorizzato tutte queste case abusive a farle crescere, perché Triscina è stata costruita non in un giorno, ma in un anno, due anni, tre anni. Perciò se non c’è il controllo di una squadra amministrativa che evita di fare costruire abusivamente queste case, oggi, dopo aver pagato la Bucalossi, tutte le tasse, un sacco di condoni e cose varie, ma non hanno realmente guadagnato nulla. Perciò queste tasse non dovevano nemmeno essere fatte pagare. Gli abusivismi sono abusivismi, però io lotterò per questa causa, perché Triscina è nata così e si sarà trasformata come una cittadella balneare. Purtroppo demolendo queste 240 case non è che si risolve qualcosa. Perché nel lungo mare, ne demoliamo una, ma ce ne rimangono altre quattro, perciò non si va da nessun parte.
Erina Vivona: La questione degli immobili abusivi insanabili nella fascia dei 150 metri, credo che meriti una trattazione chiara ed onesta nei confronti dei cittadini. Per come sono attualmente le cose, auspicando comunque che interventi tentati nel tempo e non riusciti, giungano (e che verranno ovvimanete sollecitati), la situazione è esattamente questa, la procura della repubblica presso il nostro tribunale e la procura della repubblica della corte dei conti, da tempo esigono dai sindaci le demolizioni. La gente deve essere messa di fronte alla realtà. Ovviamente il sindaco ha il dovere di difendere tutto ciò che è difendibile del proprio territorio e tutto ciò che è realizzato nell’ambito del lecito. Il territorio di Triscina va invece riconvertito,ripensato attorno all’area parco di Selinunte, che deve svilupparsi secondo crismi ben precisi. La città parco di Selinunte che è stata già pensata nel 2009. Progetto mai più attuato attraverso quel piano strategico che fu pensato e che sarebbe stato perfetto, la cui realizzazione avrebbe cambiato totalmente il volto alle nostre borgate. Quello è certamente la chiave di volta. Lo sviluppo intorno a questo grande parco, che dia spazio alle borgate per quello che esse offrono, insieme a tutte le altre risorse che sono castelvetranesi tanto quanto. Ovviamente la programmazione è dell’urgente e dell’immediato. Nell’immediato, Triscina e Seliununte abbisognano di interventi che riguardino il decoro e la pulizia, come Castelvetrano, per diventare fruibili immediatamente. Pulizia straordinaria del territorio, delle spiagge e quindi raccolta dei rifiuti adeguata e realizzazione dei servizi più importanti, attraverso un canale di collaborazione tra il privato ed il pubblico. Questo è quanto si deve realizzare nell’immediato. Poi, per quanto riguarda la programmazione a breve e lungo termine, è un programma di sviluppo organico.
Luciano Perricone: Io ho avuto la possibilità, rispetto agli altri candidati, di verificare della documentazione che loro nonhanno avuto la possibilità d verificare, per cui ho qualche notizia in più solo per questo motivo. Perché essendo presidente della quinta commissione, abbiamo analizzato della documentazione e ci siamo accorti che nel 2009, quando si adottò il piano regolatore di Triscina, sicuramente erroneamente, anziché prendere la delibera 90 del 2002, che aveva avuto tutto l’iter procedurale previsto dalla legge e individuava o riconfermava la zona B, prevista già nel vecchio Prg di Triscina, proposta dall’allora sindaco Bongiorno, erroneamente si prese in considerazione una delibera del 2001 che era stata dalla Regione stessa dichiarata illegittima e che non prevedeva la zona B nella fascia dei 150 metri. Ecco, questo è un tentativo che farò, qualora dovessi essere sindaco di questa città. Ma l’abbiamo visto noi nella quinta commissione, i miei avversari queste carte non le conoscono, perché non ne hanno avuto accesso.
Gianni Pompeo: Qualcuno dice che soffro di amnesia, ma la memoria ce l’ho abbastanza buona. Non ho bisogno di verificare le carte, perché le carte me le ricordo tutte bene, per averle vissute con l’attenzione necessaria avuta negli anni della mia amministrazione. La delibera del 2001 fu una delle prime azioni appena eletto per la prima volta. Fu bloccata dalla Regione, insieme alla successiva del 2002, perché allora, ricordo a tutti cittadini (penso che tutti abbiano buona memoria come me e non soffrano di quella patologia di cui vengo tacciato), il piano regolatore fu approvato per silenzio assenso. La Regione fece soltanto una precisazione che blocco l’edificabilità a Triscina, perché riguardava soprattutto il fatto che il tecnico che aveva redatto il Prg non aveva inserito e non poteva inserirle perché la sanatoria non era stata completata, dichiarando case “sanabili/non sanabili” ma senza specificare quali. La Regione fece quest’osservazione. Da parte mia ho messo in atto tutto quello che potevo mettere in atto. Siamo arrivati, vivaddio, a completare la sanatoria (e per questo ringrazio anche i funzionari che se ne sono occupati), alla fine abbiamo superato quell’ostacolo che la Regione aveva dato, per cui abbiamo dato l’opoortunità (e credo che sia stato un successo e non un demerito) di dare a Triscina la potenzialità e la possibilità di fare anche una manutenzione straordinaria delle abitazioni che prima veniva impedita.
Maurizio Abate: Sul passato vorrei mettere una pietra sopra e vorrei pensare per il futuro. Chiedere un condono tombale e cominciare a controllare gli altri abusivi che vorrebbero costruire nel territorio, che non si permetteranno mai più. Un condono tombale per lasciare Triscina così com’è, farò questa mia battaglia per il cittadino che ha investito i suoi risparmi su questa zona, creando anche economia. Vorrei tanto che queste abitazioni venissero sfruttate per lo sviluppo turistico territoriale, per esempio come B&B anziché demolirle, che non ha senso.
Erina Vivona: Ad un candidato sindaco per prima cosa si chiede: chiarezza, idee chiare e onestà intellettuale nei confronti del cittadini. Il dottore Perricone fa riferimento addirittura ad un atto che sarebbe stato realizzato nel 2009 (assai risalente direi) e di cui lui si sarebbe accorto adesso, in piena campagna elettorale. Lui è stato presente dal 2009 ad ora, quindi sarebbe un’inezia colpevole, quella di non aver rilevato tutto questo e di non essersi adoperato negli anni per far valere questo inciso. Io ritengo invece che la situazione abbia invece connotazioni ben diverse e voglia essere utilizzato come cavallo di battaglia (come molti altri) perché si usa strumentalizzare durante la campagna elettorale tutto ciò che è strumentalizzabile. Ma io a tutto questo metodo mi sottraggo. Come si fa a dire che ci sono delle soluzioni attuali? Attualmente le soluzioni non ci sono. Il sindaco ha il dovere di adoperarsi, non ci sono dubbi. E lo farebbe qualsiasi sindaco. Perché qualsiasi sindaco, bando al populismo sfrenato, di piccola e bassa lega, andrebbe ad adoperarsi per evitare, se ci fosse la possibilità, che ci fosse una rivoluzione di manufatti abusivi e se questi potessero essere sanati. Ma bisogna dire alla città quella che è la verità: attualmente questo non si può fare. Ed un sindaco, chiunque esso sia, sarebbe costretto ad adempiere, pena una sua responsabilità personale. Questo alla città deve essere chiaro. Dopodiché possiamo parlare di sviluppo in tutti i modi, ma ciò che è avvenuto nel 2009 e viene riproposto nel 2017, perdonatemi, io non l’accetto.
Luciano Perricone: Io L’ho detto prima e lo ripeto: non sono qua per fare populismo. Non ho la bacchetta magica. Sono stato presidente della commissione edilizia dal 2012 al 2016. Nel 2014 abbiamo rivisto tutti gli atti. E le ricordo che questa delibera del 2009 sul piano regolatore di Triscina l’ho approvata pure io. Queste carte le abbiamo viste un anno e mezzo fa e ci siamo accorti che la delibera sulla quale si basa per l’approvazione del piano, fa riferimento ad una delibera del 2001 che la Regione, ci siamo accorti durante i controlli, aveva dichiarato illegittima.
Gianni Pompeo: Non sono d’accordo né col candidato Perricone, né col candidato Vivona. La soluzione c’è. Ma non è raggiungibile, così come dice il candidato Perricone, per una ragione semplice: la zona B è indichiarabile, poiché a Triscina mancano le fognature, cioè l’elemento essenziale per potere definire un territorio “Zona B edificabile”. Dopo che realizzeremo le fognature, già finanziate e appaltate, lì sì che c’è la soluzione. Perché nel momento in cui c’è la condotta idrica (che c’è già) e la condotta fognaria, solo in quel momento si possono dichiarare e definire: Come? Andando in consiglio e proponendo un atto legittimo. Quindi la soluzione c’è.
Erina Vivona: Ovviamente il dottore Pompeo parla di qualcosa che ha da venire e da realizzare. Io parlavo della situazione attuale, che deve essere posta all’attenzione della gente. L’adoperarsi del sindaco è doveroso. Da parte di qualsiasi sindaco.
Luciano Perricone: Certo, andare a realizzare 13 chilometri di fognatura nella battigia, sarà veramente il futuro di Triscina.
Maurizio Abate: Io penso che i finanziamenti bisogna spenderli tutti, senza mandare nulla indietro, anche se la facciamo doppia questa linea fognaria. Una a sud ed una a nord. Il punto è che la condotta fognaria deve funzionare.