03/08/2017 07:15:00

L'accusa della Procura di Trapani: "Quella Ong ha accordi con i trafficanti di uomini"

17,00 - L'indagine della procura di Trapani su contatti tra scafisti libici e equipaggio della nave Iuventa di una Ong tedesca resterà a Trapani. Lo ha ribadito il procuratore facente funzioni Ambrogio Cartosio puntualizzando che non ci sarà alcun trasferimento del procedimento alla Dda di Palermo, competente per legge a indagare sui traffici di Migranti.

La nave è stata sequestrata e portata nel porto di Lampedusa scorata dalla guardia costiera. L'ipotesi di reato, ancora a carico di ignoti, è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

L'equipaggio e' sospettato di incontri e intese con i trafficanti riguardo la consegna di migranti vicino alle coste libiche. Il sequestro della nave 'Iuventa', ha precisato il procuratore aggiunto di Trapani, "non c'entra nulla col fatto che la Ong non abbia sottoscritto il codice di condotta".

"Per noi il salvataggio delle vite umane e' e sara' la priorita', quindi cio' che piu' ci spiace e' non potere operare al momento in una zona di ricerca e soccorso" si difende la Ong tedesca Jugend Rettet .

"Stiamo raccogliendo informazioni a tutti i livelli - aggiunge l'organizzazione - speriamo di essere in contatto con le autorita' italiane nel prossimo futuro. Possiamo solo prendere atto delle accuse e, dopo avere raccolto tutte le informazioni, potremmo valutare la situazione e i passi da compiere"

 

 

07,00 - La Procura di Trapani ha fermato a Lampedusa la nave «Iuventa» della Ong Jugend Rettet. E' la nave formata da alcuni giovani under 30 tedeschi, che hanno lanciato una raccolta fondi e acquistato un peschereccio per salvare vite nel Mediterraneo.

L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: membri dell’equipaggio, ancora «ignoti», in tre occasioni avrebbero caricato, a ridosso delle acque libiche, «migranti non in pericolo», restituendo poi i gommoni ai trafficanti. Foto e indagini di un agente sottocopertura mostrano le scene della restituzione. Per i pm, gli attivisti non avrebbero agito per denaro, ma per scopi umanitari. L’indagine «non c’entra con la mancata firma del Codice del Viminale».

 È  stato il procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio, a fornire ieri in conferenza stampa gli elementi del quadro accusatorio dell’inchiesta che ha portato lui e il pm Andrea Tarondo a chiedere al gip Emanuele Cersosimo, che lo ha disposto, il sequestro preventivo della Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet, ex peschereccio di 33 metri battente bandiera olandese.

L’Ong è tra quelle che non avevano firmato nei giorni scorsi il Codice di condotta sui salvataggi proposto dal Viminale, ma il sequestro di ieri – puntualizzano i pm – «non c’entra nulla con questo». L’esistenza di un’inchiesta era stata già resa nota ad aprile e il 10 maggio proprio Cartosio, in audizione alla commissione Difesa del Senato, l’aveva confermata: «È stato accertato che, seppur quest’imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in diversi casi tali azioni non avvengono a fronte della sussistenza di un imminente pericolo di vita». Il fascicolo è attualmente contro ignoti perché «sulla nave si sono alternati diversi equipaggi. Le persone coinvolte non hanno agito per denaro. La mia personale convinzione è che il motivo della condotta dell’equipaggio sia umanitario». La responsabilità dei presunti illeciti resta individuale, non c’è prova di rapporti fra i trafficanti e la Ong e pertanto «non è stata contestata l’associazione a delinquere».

Nelle 148 pagine firmate dal gip Cersosimo, che motivano il provvedimento di sequestro, vengono elencati tre episodi in cui il trasbordo dei migranti sarebbe avvenuto senza un pericolo imminente, con condotte che «alla luce della legislazione italiana, integrano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». Gli episodi contestati, documentati da immagini  e da indagini realizzate da un «operatore undercover» (sotto copertura), risalgono al 10 settembre 2016 e, ancora, al 18 e 26 giugno di quest’anno. «Altri episodi ci inducono a ritenere che si tratti di comportamenti abituali». E il sequestro sarebbe stato chiesto per scongiurare la «reiterazione del reato». Tuttavia, secondo Cartosio, i membri dell’equipaggio non prendono alcun compenso dai trafficanti: «La motivazione riteniamo resti essenzialmente umanitaria. L’unico ritorno possibile ed eventuale potrebbe essere di immagine e in termini di donazioni».