14/12/2017 09:14:00

Castelvetrano: caccia a Matteo Messina Denaro. Perquisizioni a tappeto. 30 indagati

20,00 - Ecco i nomi degli indagati: Biagio, Giovanni e Vito Cappadonna, Vito Circello, Santo Clemente, Andrea Craparotta, Calogero Curseri, Cosimo Cuttone Di Carlo, Matteo Filardo, Giovanni Furnari, Tommaso Geraci, Michele Giacalone, Calogero Giambalvo, Leonardo Ippolito, Antonino Italiano, Giovanni Madonia, Leonardo Masaracchio, Nicola Messina Denaro, Michele Pacella, Gaetano Pavia, Giovanni Rollo, Giovanni e Vincenzo Santangelo, Gaspare Varvaro, Nicolò Venezia.

Le perquisizioni hanno avuto come obiettivo quello di acquisire documentazione a qualsia titolo riconducibile al favoreggiamento della latitanza di Matteo Messina Denaro. È presto, però, per sapere se qualcosa sia stato trovato.

Dall’inchiesta, coordinata dal capo della Procura palermitana Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido, emergerebbero collegamenti, rapporti e pregresse frequentazioni degli indagati con appartenenti all’associazione mafiosa, soggetti ad essa contigui o comunque persone storicamente in rapporti con il noto latitante Matteo Messina Denaro. Tutto comunque da valutare e verificare, da parte degli inquirenti

Per la stragrande maggioranza si tratterebbe di persone già citate in vecchi atti giudiziari. Tramite Vito Cappadonna  raccontò anni fa il collaboratore Francesco Geraci, Matteo Messina Denaro avrebbe procurato delle case per le vacanze a Triscina di Giuseppe e Filippo Graviano, i boss stragisti di Brancaccio. Biagio Cappadonna, invece, avrebbe fatto da tramite tra la multinazionale Mc Donald’s e il proprietario del terreno su cui doveva sorgere un fast food. Ad eseguire una parte dei lavori sarebbero stati i Filardo, cugini di Messina Denaro.

Di Clemente si parlò per l’amicizia che lo legava a Gaspare Como, sposato con Bice Messina Denaro, una delle sorelle del latitante. Craparotta nel 2010 fu coinvolto nella stessa indagine che portò in carcere, tra gli altri, anche il fratello del padrino, Salvatore Messina Denaro. Filardo fu arrestato, processato e infine assolto dall’accusa di tentata estorsione. Come assolto fu anche Leonardo Ippolito. Furnari, invece, ha già scontato una condanna per mafia nato dal blitz denominato Omega del 1995. Giambalvo è l’ex consigliere comunale di Castelvetrano che si vantava di avere incontrato Messina Denaro mentre andava a caccia. Era una balla. Giovanni Santangelo è lo zio materno del latitante. Fu intercettato mentre parlava con la sorella Rosa di soldi che “gli servivano. Gli servivano… a Mattè”.

14,40 - “L’operazione di oggi rientra in un‘attività più ampia iniziata i primi di dicembre a Castelvetrano. Una strategia per fare sentire la presenza ancora più costante dello Stato sul latitante e su quanti garantiscono la latitanza di Matteo Messina Denaro. Una maggiore pressione per cercare di raccogliere elementi utili alla cattura.  Oggi sono state controllate anche diverse numerose attività commerciali e imprenditoriali di persone che sono legate al latitante”.
Lo dice il questore di Trapani Maurizio Agricola in merito all’operazione condotta dagli uomini del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Palermo e di Trapani e del Reparto Prevenzione Crimine e coordinata dalla Dda di Palermo.
“Quanto raccolto questa mattina è al vaglio della magistratura – aggiunge il questore – Sono 30 gli indagati che, nel corso degli anni, sono stati arrestati per mafia, o che hanno avuto collegamenti e frequentazioni con appartenenti a “Cosa nostra” e di persone che, storicamente, sono state in stretti rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro.
Ora la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, su segnalazione della Polizia di Stato, li ha sottoposti a una nuova indagine perché sospettati di agevolare la latitanza del capomafia della provincia di Trapani”.

14,20 -  Oltre 130 uomini della Polizia di Stato sono stati impegnati, dalle prime luci dell'alba di oggi, in una serie di perquisizioni a Castelvetrano e nelle campagne circostanti, finalizzate a colpire i fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro.
Sono 30 gli indagati nell'operazione condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Si tratta di soggetti che, nel corso degli anni, sono stati arrestati per mafia, o che hanno avuto collegamenti e frequentazioni con appartenenti a "Cosa nostra" e di persone che, storicamente, sono state in stretti rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro. Ora la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, su segnalazione della Polizia di Stato, li ha sottoposti a una nuova indagine perché sospettati di agevolare la latitanza del capomafia della provincia di Trapani.
Uomini del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Palermo e di Trapani e del Reparto Prevenzione Crimine hanno perquisito edifici, abitazioni, attività commerciali e masserie nella disponibilità degli indagati.

 

12,35 - Alle prime luci dell’alba è scattato un blitz che ha visto impegnati 200 uomini della Polizia di Stato di Palermo e Trapani in una serie di perquisizioni a Castelvetrano e nelle campagne circostanti, finalizzate a colpire quelli che, dopo lunghe indagini, sono considerati i fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, si è focalizzata su 30 persone che sono state indagate poiché sospettate di agevolare la latitanza di Messina Denaro. Si tratta di persone che, storicamente, hanno avuto rapporti con il boss e che nel corso degli anni sono state arrestate per mafia; a loro viene contestato il reato di procurata inosservanza di pena che viene rivolto a chi favorisce la mafia.

Gli uomini del Servizio Centrale Operativo di Palermo e Trapani e del Reparto Prevenzione Crimine hanno perquisito edifici, abitazioni, attività commerciali e masserie nella disponibilità degli indagati. A coordinare le indagini c’è Alessandro Giuliano, figlio del capo della Mobile di Palermo ucciso nel 1979, che ha dichiarato: “Tolleranza zero per tutti coloro che continuano a tessere rapporti sotterranei. Moduliamo la nostra attività investigativa adattandola ad un contesto che continua a proteggere il latitante, ben oltre la cerchia dei parenti stretti e controllando i conti e le attività di chi, presumibilmente, garantisce ancora flussi di denaro necessari alla latitanza”.

09:35 - Sono 30 gli indagati nell’operazione condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che vede oltre 130 uomini della Polizia di Stato impegnati, dalle prime luci dell’alba di oggi, in una serie di perquisizioni a Castelvetrano e nelle campagne circostanti, finalizzate a colpire i fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro.

Si tratta di soggetti che, nel corso degli anni, sono stati arrestati per mafia, o che hanno avuto collegamenti e frequentazioni con appartenenti a "Cosa nostra" e di persone che, storicamente, sono state in stretti rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro. Ora la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, su segnalazione della Polizia di Stato, li ha sottoposti a una nuova indagine perché sospettati di agevolare la latitanza del capomafia della provincia di Trapani.
Uomini del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Palermo e di Trapani e del Reparto Prevenzione Crimine hanno perquisito edifici, abitazioni, attività commerciali e masserie nella disponibilità degli indagati

 09:15 - Caccia a Matteo Messina Denaro, maxi operazione antimafia a Castelvetrano. Le perquisizioni, ad ampio raggio, sono scattate all'alba. Duecento agenti delle squadre mobili di Palermo e Trapani, con i colleghi del Servizio centrale operativo di Roma, stanno effettuando decine di controlli nella zona di Castelvetrano, in provincia di Trapani, paese del boss latitante Matteo Messina Denaro. Il blitz è coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo: sono stati il procuratore capo Francesco Lo Voi e l'aggiunto Paolo Guido a firmare i provvedimenti, che ipotizzano il reato di "procurata inosservanza di pena" nei confronti di una trentina di persone, ritenute vicine al superlatitante.

Si tratta di nomi vecchi e nuovi della geografia mafiosa di Castelvetrano, persone citate nelle intercettazioni o dai collaboratori di giustizia. Magistrati e investigatori sono alla ricerca di tracce, per cercare di risalire al padrino condannato per le stragi del 1993 che sembra ormai diventato imprendibile. Perquisizioni in città, ma anche in case di campagna, i poliziotti stanno anche utilizzando attrezzature particolari per verificare l'esistenza di cavità o addirittura bunker all'interno di immobili.