Si allungano i tempi della vicenda giudiziaria che riguarda Giovanna e Bice Messina Denaro, le sorelle del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha infatti rinviato di circa quattro mesi l'udienza chiamata a decidere sull'appello presentato dalla Procura contro il mancato arresto delle due donne.
L'udienza era stata inizialmente fissata per il 16 giugno, ma si terrà soltanto in autunno. Un rinvio particolarmente lungo, e per certi aspetti insolito, considerato che il procedimento riguarda misure cautelari, ambito nel quale normalmente i tempi della giustizia sono più rapidi.
Il no del gip all'arresto
Le due sorelle del capomafia sono indagate per procurata inosservanza della pena. Secondo gli investigatori avrebbero aiutato il fratello durante la sua lunga latitanza, contribuendo a sottrarlo alla cattura fino all'arresto avvenuto nel gennaio 2023.
La Procura di Palermo aveva inizialmente contestato a entrambe il reato di associazione mafiosa e aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Il giudice per le indagini preliminari, però, ha riqualificato l'accusa, escludendo il coinvolgimento associativo e contestando il reato meno grave di procurata inosservanza della pena.
Pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza, il gip non ha disposto alcuna misura cautelare. Alla base della decisione vi sarebbe l'assenza delle esigenze cautelari, anche alla luce della morte di Matteo Messina Denaro, avvenuta il 25 settembre 2023.
L'appello della Procura
Contro questa decisione la Procura ha proposto appello al Tribunale del Riesame, chiedendo una nuova valutazione del caso e insistendo sulla necessità di applicare misure cautelari nei confronti delle due indagate.
La decisione del Riesame, che ora arriverà non prima dell'autunno, sarà importante per chiarire se le motivazioni indicate dal gip siano sufficienti a escludere l'arresto oppure se le richieste dell'accusa troveranno accoglimento.
Nel frattempo, il procedimento resta aperto e continua a rappresentare uno dei filoni giudiziari collegati alla rete di favoreggiatori che, secondo gli inquirenti, avrebbe sostenuto per anni la latitanza del boss di Castelvetrano.