14/12/2017 23:36:00

L’alluvione di Brescello, Don Camillo e Peppone

di Leonardo Agate - Per Bassa padana si intende una striscia della Pianura Padana lungo il fiume Po, all'incirca compresa tra Pavia e le valli di Comacchio e chiusa a sud, per tutta la sua lunghezza, dall'Appennino ligure e tosco-emiliano. Brescello è un piccolo Comune della Bassa, dove è stata ambientata settant’anni fa, parte dei racconti, dei libri e dei film di Giovannino Guareschi, omerico narratore della saga di Don Camillo e Peppone. Il primo il parroco nerboruto di idee e di bicipiti, il secondo il sindaco comunista duro e puro. Nonostante la differenza culturale, ideologica e religiosa, alla fine tutti e due se la intendevano quando si trattava di salvare uomini e anime.

I racconti di Guareschi non sono stati nascosti dalla patina del tempo, che anzi li rinverdisce ogni tanto, come in questi giorni.

Quei paesi lungo il grande Po, attraversati da fiumiciattoli, torrenti e affluenti, sono da millenni soggetti ad alluvioni. Le numerose bonifiche hanno migliorato la vivibilità, ma le manutenzioni delle opere è stata spesso trascurata, per cui ripetutamente si verifica quello che l’uomo accorto avrebbe potuto evitare.

Ora c’è stata là quest’altra alluvione. Il campanile della Chiesa si può vedere ergersi sulle acque. La rottura di un argine ha provocato l’inondazione.

Ma era prevedibile, perché il corso d’acqua era otturato da tronchi e ramaglie e la siccità aveva reso friabili gli argini. Ora le ruspe fanno affannosamente il lavoro che avrebbe potuto essere fatto con calma negli ultimi anni. Il Governo promette aiuti ai danneggiati, che hanno perso mandrie, trattori e case. Gli sfollati si arrangiano da parte loro, in attesa di ritornare al loro paese.

Nulla di nuovo, quindi, tra settant’anni fa e ora, per quanto riguarda l’inefficienza dello Stato. Molto intanto è cambiato nella società. Il Don Camillo che assieme a Peppone andava a prendere il badile per rafforzare gli argini è stato sostituito dai nuovi preti che parlano corretto e diplomatico come i sindaci che chiedono la dichiarazione dello stato di calamità per accelerare la ricostruzione economica. Il sindaco comunista Peppone, pure lui scomparso, è stato sostituito dal nuovo politico che ambisce diventare onorevole. Il Gesù Cristo, sull’altare maggiore della Chiesa allagata, non ha più a disposizione le braccia di Don Camillo e Peppone, e nemmeno le loro speranze di rinascita. Osserva dispiaciuto le manfrine e gli scaricabarile dei rappresentanti delle istituzioni. Almeno, settant’anni fa, si poteva sperare che la nuova Italia repubblicana potesse far tesoro della Storia: prevenire più che tamponare. Dopo settant’anni si deve costatare che gli italiani vivono nel presente, di fronte a un incerto futuro, pieni di grandi idee come un otre, che una puntura di spillo fa svuotare del contenuto. Gesù Cristo dell’altare