Elezioni, D'Alì: "Forza Italia ha perso in Sicilia: è scollegata dal territorio..."
Tonino D’Alì, senatore uscente di Forza Italia. Lei non si è ricandidato, che effetto le ha fatto seguire le elezioni, dopo 25 anni, senza essere in campo?
Un effetto di novità in senso positivo, riorganizzo le mie attività e sto a guardare cosa succede. Sapevo che sarebbe stata un'elezione particolare, penso che sia una fase politica ancora transitoria e non certo definitiva.
Stare fuori dà un grande vantaggio, nel caso in cui le cose vadano male si può sempre dire “Io lo sapevo”...
E infatti io posso dire: ve l’avevo detto.
Lei lo sapeva che sarebbe andata a finire così in Sicilia per Forza Italia e per il centrodestra?
No, che andasse proprio cosi no. Avvertivo però un profondo scollamento tra i candidati, i programmi e il territorio. Ho contestato al mio partito il fatto di non avere messo nei listini, su 32 esponenti candidati in tutta la Sicilia, un solo candidato della provincia di Trapani. Al di là dei collegi uninominali dove era abbastanza prevedibile che finisse così, è il listino quello che conta nel partito e lì la provincia di Trapani era assolutamente assente. A queste condizioni ho detto che non ero disponibile a rinnovare la mia candidatura.
Il partito di Forza Italia va ricostruito partendo anche da questo dato elettorale?
Sicuramente si. Sono molto stranito da chi, in Forza Italia, è convinto, nonostante la sconfitta che si sia vinto. La sconfitta è stata secca e precisa, a distanza di appena tre mesi dalla vittoria alle regionali.
Parlano di vittoria sia Stefano Pellegrino che Gianfranco Miccichè...
Mi spiace, l'amico Stefano Pellegrino ha poca esperienza e non si ricorda le plebiscitarie elezioni per Forza Italia e non fa il paragone con le precedenti politiche, lo fa solo con le regionali nelle quali è stato protagonista dove le dinamiche elettorali sono completamente diverse. Le elezioni si raffrontano una sull'altra della stessa tipologia. Noi abbiamo perso ben il 5%, quello che è peggio è che abbiamo perso i deputati e i senatori. Nel 2013 abbiamo portato a Roma ben 14 senatori oggi ne portiamo 3, non mi sembra che sia un successo. La stessa proporzione vale per i deputati, non mi sembra che questo sia un successo. Quindi, bisogna fare autocritica soprattutto chi ha assunto delle decisioni controverse, sicuramente anche non condivise, almeno da me, e cercare di trarre le legittime conseguenze. Il presidente dell'Assemblea Regionale faccia il presidente dell'ARS che già è un compito impegnativo, il partito si riorganizzi diversamente.
Ha sentito il presidente Silvio Berlusconi, che è sempre stato fortemente legato alla Sicilia?
In queste ore no, non volevo ulteriormente acuire quello che è un suo dolore. Si è speso in maniera straordinaria e sono certo che tutto quello che è arrivato dalle urne per Forza Italia è frutto del suo impegno. La gente ha votato per il presidente Berlusconi, le realtà locali, invece, hanno portato qualche nocumento a quel valore aggiunto che era indispensabile portare attraverso programmi e candidature.
Nel commentare il voto si pensa che questo tsunami dei Cinque Stelle servirà a Trapani per far organizzare chi ha dei progetti spendibili per la città.
Noi i progetti li abbiamo sempre privilegiati rispetto a qualunque altro tipo di propaganda. Li abbiamo sempre messi sul tavolo e anche realizzati. Adesso sta ad una nuova classe politica farsi avanti su questo piano e sta ai cittadini dare fiducia ai progetti piuttosto che alla protesta.
Lei ha già una roadmap per le prossime elezioni amministrative a Trapani?
Io come cittadino trapanese so cosa andrebbe fatto ma chiaramente non posso anticipare soluzioni. Per quanto riguarda il mio partito sono in attesa di capire se effettivamente il mio partito vuole rinnovare seriamente il suo modo di porsi sul territorio oppure no. In qual caso è chiaro che ognuno prende le sue decisioni.
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