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24/03/2018 04:15:00

Spunti per un romanzo criminale

 di Leonardo Agate - E’ avvenuto che l’ex presidente della Repubblica francese, dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012, ieri è stato messo in stato di fermo dalla magistratura francese per: 1. soldi libici alla sua campagna elettorale del 2007; 2. un sistema di fatturazioni false che gli avrebbe consentito di pagare con le casse del partito circa 18,5 milioni di euro per la campagna elettorale; 3. aver ottenuto informazioni sui procedimenti contro di lui da un compiacente giudice di Cassazione.


Ammesso che l’inchiesta porti al processo contro l’ex presidente, e alla sua condanna, un pagina di storia recente dovrebbe essere rivisitata: La guerra occidentale del 2011 alla Libia di Gheddafi. E’ stato Sarkozy a decidere l’attacco alla Libia, nel tempo della “primavera araba”, quando in Libia, in Tunisia e in Egitto si verificarono rivolte contro i capi di quelle nazioni. David Cameron, allora primo ministro britannico, assecondò subito la Francia. Gli inglesi avevano un conto in sospeso con Gheddafi, per la strage del 21 dicembre del 1988, quando alle 19:03, il volo Pan Am 103 partito da Londra e diretto a New York esplose in volo a causa di un ordigno contenuto in una valigia e si schiantò sulla cittadina di Lockerbie, in Scozia. Morirono tutte le 259 persone che si trovavano a bordo dell’aereo. Si ritenne che il mandante dell’attentato fosse il dittatore libico.
Gli Stati Uniti erano riluttanti all’intervento nel 2011, ma si accodarono a Francia e Regno Unito, per spirito di solidarietà. L’Italia era la più restia a intervenire per i suoi tradizionali rapporti di intesa economica esistenti con l’altra sponda del Canale di Sicilia. Berlusconi, allora presidente del Consiglio, fu pressato dagli alleati, e anche dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ordinò il nostro intervento, da capo delle Forze armate, secondo la versione fornita da Berlusconi. Il governo italiano non riuscì ad opporsi al volere degli alleati e del presidente della Repubblica.
La guerra alla Libia finì in poche settimane, con la cattura e l’uccisione del dittatore libico. La democrazia e la pace, però, non tornarono in Libia, che da allora si trova in una situazione di guerra civile. Gli interessi italiani, legati al petrolio e al gas, ne hanno risentito.
Come mai Sarkozy si fece il paladino del risorgimento democratico in Libia, apprestando una guerra al dittatore che nel 2007 era stato accolto in forma ufficiale a Parigi, facendogli impiantare una maestosa tenda beduina nel parco dell’Hotel Marigny? Le malelingue, che a volte ventilano la verità, dissero che Sarkozy volesse mettere a tacere per sempre quel suo finanziatore occulto; anche di questo finanziamento tratta l’indagine della magistratura. Il finanziamento alla campagna elettorale del presidente francese costituiva un’arma di ricatto del dittatore libico verso il presidente francese. Quando i soldi servono, il denaro, comunque arriva, non puzza; quando si è ottenuto, si può diventare ingrati, e timorosi di future rivelazioni; si può pensare di eliminare le prove. Trattandosi di un enorme finanziamento, coinvolgente due capi di Stato, la soluzione della guerra diventa quasi obbligata. Se si fosse trattato di un duello all’ultimo sangue tra i due capi delle due nazioni, passi: uno sarebbe morto e l’altro sarebbe restato vivo. Ma la guerra occidentale alla Libia ha mandato all’altro mondo, oltre al dittatore libico, migliaia di combattenti e civili libici, trascinando quel Paese nel caos che ancora dura.
Se si tratta di un romanzo di vendetta, o se si scopriranno gli altarini della Storia recente riguardante l’intervento occidentale in Libia del 2011, lo vedremo dall’esito del procedimento giudiziario in corso. Gli storici lo seguano.