I veti di Di Maio su Renzi e Berlusconi
Alla vigilia delle consultazioni, ieri Luigi Di Maio è andato in tv a DiMartedì per rendere pubblica la posizione del M5s. Un sì, in alternativa, a Lega o a Partito democratico, sulla base di un «contratto alla tedesca», con una serie di punti tra i quali il conflitto d’interessi. Un no a Matteo Renzi e uno secco non solo a Silvio Berlusconi ma alla Forza Italia attuale, considerata troppo legata al fondatore. Di Maio dice alla Lega: «Scelga se vuole fare la rivoluzione o la restaurazione. Se mollare Berlusconi o cambiare l’Italia». E si sbilancia sul Pd: «Con Martina segretario è il nostro primo interlocutore. Martina, Minniti e Franceschini hanno fatto bene» (anche se dopo fonti del M5s preciseranno che «Pd e Lega sono alla pari»).
Scrive oggi La Stampa: «Finalmente ci siamo, quasi. A un mese e un giorno dalle elezioni, nel tempo fra l’ascesa al Quirinale e la ridiscesa, qualche cosa dovrà ben succedere, e subito. O quasi. E fra questi due avverbi – subito e quasi – c’è l’intera distanza fra le aspettative frenetiche e onnivore di noi spettatori e i tempi lassi della liturgia politica, così che in questo mese più un giorno pare si sia arrancato fra le strategie verbali di leader e semi-leader, nemmeno più tanto raffinate, fra piccole trappole quotidiane, offerte e rifiuti come di filarini ginnasiali. E invece una cosa è già successa, e seria. Matteo Salvini ha fatto fuori Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio ha fatto fuori Matteo Renzi. Ci avevano provato i due – Berlusconi e Renzi – a tenere il centro del palco».
Il Corriere della Sera invece intervista Marco Travaglio:
Direttore Marco Travaglio, il governo si farà?
«Salvini e Di Maio non sono due cretini, si stanno muovendo in maniera abile e accorta. Hanno capito che il governo più semplice, M5s e Lega, danneggerebbe entrambi».
Il governo più semplice non è quello che nascerà?
«È improbabile che l’accordo per i presidenti delle Camere si trasferisca a Palazzo Chigi, ma io ho l’impressione che Mattarella un governo lo porterà a casa».
Con dentro il Pd?
«Sanno che finirebbero al macello, se si tornasse a votare. Il che, sommato con la non convenienza dei vincitori a mettersi insieme, dovrebbe produrre lo scongelamento del Pd».
Per un accordo col M5S?
«Se il Pd si libera di Renzi è più probabile un accordo con i 5 Stelle. Se resta renziano potrebbe far nascere un governo di centrodestra un po’ scolorito, con Giorgetti o Maroni premier».
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