Nulla a che vedere con la mafia. Dopo ben sette anni dissequestrati i beni di Lena
Sette anni e mezzo dopo il sequestro, chiesto e ottenuto dalla Procura di Palermo, vengono restituiti tutti i beni all'imprenditore Francesco Lena, assolto definitivamente dall'accusa di essere un prestanome dei mafiosi.
Nel patrimonio di Lena torna l'azienda vitivinicola "Abbazia Santa Anastasia" di Castelbuono (Pa). La sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha dato ragione all'imprenditore e ai suoi legali, gli avvocati Andrea Dell'Aira e Rosario Vento.
Il nome di Lena era stato associato a boss del calibro di Bernardo Provenzano (secondo l'accusa, il defunto padrino corleonese era il vero proprietario dell'Abbazia), Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Antonino Rotolo. Si partiva da alcune intercettazioni in cui i boss parlavano di favori resi da Lena.
Secondo il collegio, però, "non è possibile comprendere in cosa sia consistito il favore", né i pentiti hanno saputo aggiungere ulteriori elementi.
Lena era anche finito in manette, ma il processo penale si è concluso con l'assoluzione ormai definitiva. Restava in vigore solo il sequestro, adesso annullato.
“I dati rassegnati dai periti, pur evidenziando anomalie contabili e il fatto che Lena abbia disposto di denaro contante la cui tracciabilità non può affermarsi - scrivono i giudici - non consentono di confermare la prospettata appartenenza a un'associazione di tipo mafioso”
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