×
 
 
15/06/2026 06:00:00

Messina Denaro e la giustizia dei teoremi, il caso del medico e dell’architetto

 Le sentenze di condanna per l’architetto Massimo Gentile e per il dottor Alfonso Tumbarello sembrano scritte con lo stesso inchiostro: quello della deduzione logica elevata a prova schiacciante. In entrambi i casi, l'impianto accusatorio si regge su un pilastro comune: il “teorema del rischio inaccettabile”. Ovvero, l’idea che Matteo Messina Denaro, nella sua maniacale prudenza, non avrebbe mai affidato la propria libertà o la propria salute a soggetti non perfettamente consapevoli e complici. Dalle carte però viene fuori un mosaico di indizi a volte azzardati che non possono che  sollevare dei forti dubbi sulla tenuta della colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

 

Per il Tribunale, sia il medico di base che l’architetto di Limbiate sarebbero stati “artefici necessari” della latitanza del boss.

Nel caso Gentile, si è ritenuto impensabile che il boss usasse l’identità dell’architetto per dieci anni (dal 2007 al 2017) per acquistare auto e moto senza che Gentile fosse un fedele alleato pronto a gestire multe o controlli.

Per Tumbarello, invece, i giudici hanno sancito che non è “logicamente sostenibile” che un latitante di quel calibro si affidasse a un medico ignaro in un contesto ristretto come Campobello di Mazara, dove il dottore conosceva da sempre il vero Andrea Bonafede (il prestanome di cui il boss usava l’identità). Mentre le sentenze parlano di “palmare evidenza”, le difese evidenziano dati tecnici clamorosamente ignorati.

 

Per Massimo Gentile, “la prova regina” della rottamazione della moto BMW nel 2016 — che l’accusa sostiene fatta di persona dall'imputato — è crollata davanti alle perizie grafologiche. La consulente Katia Sartori e persino i successivi accertamenti dei RIS hanno confermato che nessuna delle firme sui documenti appartiene a Gentile, essendo invece riconducibili ad Andrea Bonafede o al latitante stesso. Eppure, si è preferito sorvolare su questi dati, privilegiando la “deduzione logica”.

Per Tumbarello, la condanna a 15 anni si basa principalmente sulle incongruenze anamnestiche nelle cartelle cliniche: Messina Denaro (sotto falso nome) dichiarava di essere un “imprenditore agricolo” e di avere due figli, mentre il vero Bonafede era un dipendente di un parco acquatico con tre figli. Per i giudici, ad un medico non sarebbe sfuggita questa differenza. E la tesi della difesa, che parla di un inganno orchestrato ai danni del sanitario da un paziente di cui si fidava ciecamente, non è stata presa in considerazione.

 

Poi c’è l’azzardo degli indizi ambientali.

In entrambi i casi, comportamenti neutri o spiegabili con il contesto siciliano sono stati trasformati in prove di affiliazione.

A Gentile è stato contestato un possibile incontro casuale al bar con il boss Francesco Luppino nel 2008. Se per l'imputato si trattava di un comportamento normale per non fare uno “sgarro” in un territorio controllato, per il giudice è stata una “dichiarazione di ossequio verso la mafia”.

Nel caso Tumbarello invece, diventa dirimente un episodio di oltre vent’anni fa: l’aver ospitato nel suo studio un incontro tra l’ex sindaco Vaccarino e il fratello del boss. Anche in questo caso, un fatto datato, è diventato “indice di prossimità fiduciaria” attuale.

 

Ha ragione l’avvocato Antonio Ingroia a denunciare un calo di professionalità nei magistrati, che spesso diventano “avvocati delle forze di polizia”, avallando narrazioni investigative senza filtri?

Un esempio su tutti è il caso della PEC inviata dall’Agenzia delle Entrate nel 2022 a Gentile per un bollo non pagato della moto del boss. Per l’accusa, è diventata una delle prove principali: Gentile non la contesta, quindi sapeva. Poco importa se la PEC non sia stata mai aperta. Poco importa se un vero complice consapevole sarebbe invece stato attento a pagarlo subito quel bollo, proprio per non attirare controlli.

 

Resta la domanda: è possibile condannare a oltre 10 anni di carcere sulla base di firme apocrife e di incongruenze anamnestiche non rilevate?

Sono questi i colletti bianchi collegati alla copertura della latitanza del boss?

 

Egidio Morici