Mafia, operazione Anno Zero. Scommesse in Sicilia nuovo bancomat di Cosa nostra
Palermo, Catania, Trapani, non fa differenza, Cosa nostra ha ormai un grande bancomat, quello delle scommesse illegali online, quelle che si fanno sui portali internet gestiti da società maltesi.
Ogni clan ha il suo imprenditore di fiducia. I Messina Denaro avevano Carlo Cattaneo, che nel giro di pochi anni aveva trasformato la sua piccola agenzia di scommesse a Castelvetrano in una rete efficientissima di punti gioco. Non solo in provincia di Trapani, anche a Palermo. E aveva potuto farlo grazie al sostegno prima del nipote prediletto del superlatitante, Francesco Guttadauro, poi, del cognato del boss, Rosario Allegra.
Le indagini della Dia di Trapani e Palermo, dicono che Cattaneo era parecchio riconoscente verso i boss: una telecamera nascosta ha ripreso pacchi di banconote consegnate ad Allegra. L’imprenditore trapanese è stato arrestato, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, assieme alle altre 21 persone, grazie alle indagini condotte da carabinieri, polizia e Dia.
La storia di Cattaneo è simile a quella di Ninì Bacchi, un altro re del gioco finito in carcere nelle scorse settimane, pure lui aveva ottenuto il monopolio delle agenzie di scommesse, in provincia di Palermo, grazie al sostegno dei clan.
Fra Catania e Messina, era invece il nipote del boss Nitto Santapaola, Enzo Romeo, a curare i rapporti con alcuni imprenditori di fiducia. Tutti, ufficialmente, hanno un insegna legale: Cattaneo lavorava per Betaland, le puntate illegali erano invece gestite su altro portale, il “17 nero”.
Sono interessanti le parole di Saro Allegra, intercettate nell’ufficio di Cattaneo, rappresentano il racconto del grande intreccio fra mafiosi e manager del gioco: «Quando hai bisogno di andare fuori a cercare qualcuno, prima cerca a quelli paesani e poi cerca a quelli di fuori. È la regola… insegnati questa regola, metti a conoscenza il paesano». Ovvero, il mafioso della propria zona. Grazie alla “regola”, dunque al sostegno dei Messina Denaro, Cattaneo era sbarcato a Palermo con le sue agenzie. Un altro segno del potere dei boss di Castelvetrano.
Era stato il nipote prediletto di Messina Denaro, Francesco Guttadauro (oggi al 41 bis), ad aprire le porte. Ha detto il collaboratore Lorenzo Cimarosa: «Guttadauro si era messo in testa che Cattaneo se lo voleva prendere nelle mani. E dunque i soldi li doveva dare pure a lui». Ma come riuscì Guttadauro a entrare in affari con Cattaneo? Grazie alla mediazione di alcuni intermediari catanesi. Nel provvedimento di fermo si fa riferimento ai fratelli Placenti e ai contatti con il nipote di Messina Denaro, risalenti al 2011.
In cambio del favore, gli imprenditori catanesi avrebbero chiesto a Guttadauro di intercedere per l’apertura di una serie di agenzie a Palermo. L’ultimo pentito di mafia, Sergio Macaluso, è stato illuminante: «La 17 Nero è entrata nel mandamento di Porta Nuova, a Palermo, aprendo tra il 2014 e il 2015 circa 30 agenzie di scommesse». Quando poi Macaluso parla del nipote di Messina Denaro dice: «Mi venne detto che era pienamente inserito in Cosa nostra, come persona di assoluto rispetto».
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