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06/06/2018 08:25:00

Il governo Conte ottiene la fiducia al Senato. Apre a Putin. Non parla di cultura e scuola

Il primo ministro Giuseppe Conte s’è presentato ieri mattina al Senato per chiedere la fiducia al governo M5s-Lega, fiducia che come previsto ha ottenuto con 171 sì e 117 no (tra questi, il no di Berlusconi e Forza Italia).

Era la prima volta che il premier prendeva la parola in Parlamento. «Oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia, formalizzato sotto forma di contratto», ha esordito Conte, affiancato dai vicepremier Di Maio e Salvini.

In un’ora e un quarto di discorso ha replicato alle accuse di populismo: «Ci prendiamo la responsabilità di affermare che ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini: le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo». Nella parte programmatica; il potenziamento della legittima difesa, la lotta alla corruzione attraverso una forma di daspo, il reddito di cittadinanza, i tagli alle pensioni d’oro, le sanzioni alla Russia da eliminare, la gestione dei flussi migratori. Parola ripetuta più volte a mo’ di mantra: cambiamento. Dopo gli interventi, nel pomeriggio, dei capigruppo e degli esponenti di tutti i partiti, c’è stato, in serata, il voto. con 25 astenuti e quattro voti in più rispetto ai numeri teorici della maggioranza (167). Si sarebbe così attestata una soglia di sicurezza di 10 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta, che a palazzo Madama è fissata a quota 161. Ai 58 voti favorevoli della Lega e ai 109 del M5s si aggiungono i due voti dei senatori eletti all’estero del Maie, Ricardo Antonio Merlo e Adriano Cario, e i due voti degli ex grillini Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, espulsi dal M5S per lo scandalo rimborsopoli. Commenta Repubblica:


«Come molti hanno notato, il passaggio più significativo del discorso – peraltro generico – di Conte è rappresentato dall’apertura di credito alla Russia di Putin. In poche battute, nette e ricalcate dal testo del fatidico “contratto”, la politica estera dell’Italia ha conosciuto una correzione di rotta come mai nei decenni precedenti. Quanto il richiamo all’Alleanza Atlantica è sembrato di maniera, nelle parole del presidente del Consiglio, tanto il riferimento a Mosca, al suo ruolo costruttivo nelle relazioni internazionali e all’esigenza di sospendere le sanzioni che colpiscono il popolo russo, è apparso convinto e innovativo.
Si è capito che qui, nella volontà di rimodulare il rapporto con Putin, è una delle chiavi strategiche del binomio Salvini-Di Maio. Un terreno dove tutto si mescola: la politica estera, certo, ma anche la politica europea e di fatto quella interna. E non a caso il nome del leader leghista va citato per primo perché è lui l’ispiratore del cambio di passo. È bene infatti non limitarsi alle affermazioni di Conte, uno che si è auto-ridimensionato definendosi il “garante del contratto”, e guardare invece al contesto più largo» .
 

In 71 minuti e undici secondi di discorso e due bicchieri d’acqua bevuti, Conte ha ottenuto 39 applausi da parte della maggioranza (e in alcuni casi anche di Fdi). Solo in due occasioni ha applaudito anche il Pd: quando il premier ha ribadito la collocazione atlantica dell’Italia e quando ha ricordato Soumaila Sacko, il bracciante-sindacalista assassinato nella piana di Gioia Tauro. Proteste dei dem soprattutto quando Conte ha invocato «un’opposizione ferma ma costruttiva».
Parole più usate da Conte nel suo discorso: “governo” 33 volte; “cittadini” 27 volte; “Paese” 25 volte. L’avverbio “anche”, 41 volte. Michele Serra scrive «Non che ci si aspettasse il contrario, ma le parole “cultura” e “scuola”, nel discorso del nuovo Primo ministro al Senato, non hanno nemmeno fatto capolino» 

Renzi ha preso la parola in Aula per motivare la sfiducia del Pd. «Dunque, buon lavoro, collega», ha scherzato Renzi riferendosi al fatto che anche Conte è un «premier non eletto», come è stato lui, eppure «nessuno le sta negando la legittimità, come avvenne nella XVII legislatura, perché non ce n’è motivo» («Renzi mio collega? Perché, è un professore?» la replica di Conte). Renzi ha anche annunciato che «come primo atto, quando saranno costituite le commissioni, convocheremo la ministra della Difesa», Elisabetta Trenta, «al Copasir per chiarire dei punti che ella conosce». Il riferimento è ai suoi rapporti con la società Sudgest Aid Scarl, che il ministro della Difesa ha guidato negli anni scorsi e – come si legge in un’interrogazione del Pd – ai suoi incarichi «nei diversi progetti legati a forze armate, forze dell’ordine e organismi multinazionali operanti nel settore della sicurezza».