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22/07/2026 16:51:00

Erice, il caso delle due fotografie. Lo scontro su due consigli diversi

Due fotografie. Due comunicati. Due verità che sembrano escludersi a vicenda.

Da una parte l'opposizione ericina mostra un'aula del coniglio quasi deserta e parla dell'"agonia finale" dell'amministrazione guidata da Daniela Toscano. Dall'altra, la sindaca pubblica una fotografia che ritrae lei stessa insieme al presidente del Consiglio e ai consiglieri di maggioranza, accusando invece la minoranza di aver fatto mancare il numero legale alla seduta.

Le immagini sembrano smentirsi, in realtà raccontano due momenti diversi della stessa vicenda.

Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito politico che nelle ultime ore ha infiammato Erice.

 

Due sedute, un solo racconto

Il comunicato dell'opposizione lasciava intendere che il Consiglio comunale fosse saltato perché la maggioranza avrebbe disertato la seduta convocata per la relazione della sindaca.

La replica di Daniela Toscano sostiene esattamente il contrario: la maggioranza era presente e ad assentarsi fu l'opposizione.

Entrambe le versioni trovano riscontro nelle rispettive fotografie.

Per un motivo molto semplice e facilmente verificabile dallo streaming: le due immagini non ritraggono lo stesso Consiglio.

La fotografia pubblicata dalla sindaca si riferisce infatti alla seduta del 20 luglio, quella nella quale era iscritta all'ordine del giorno la discussione sulla relazione sullo stato di attuazione del programma di mandato.

La foto diffusa dall'opposizione riguarda invece il 21 luglio, cioè la seduta aggiornata dopo il primo rinvio.

Il primo Consiglio

È il passaggio che nella polemica è rimasto quasi nascosto, ciè che la seduta del 20 luglio non era un Consiglio ordinario.

L'ordine del giorno prevedeva la discussione sulla relazione di mandato della sindaca, un adempimento previsto dalla normativa regionale che il Consiglio è chiamato ad esaminare entro termini precisi, pena il decurtamento del gettone di presenza dei consiglieri.

Secondo la ricostruzione dell'amministrazione, in aula erano presenti la sindaca Daniela Toscano, il presidente del Consiglio Ruggero Messina e quasi tutti i consiglieri di maggioranza.

A mancare sarebbero stati invece gran parte dei consiglieri di opposizione, ad eccezione di Piero Spina, circostanza che avrebbe impedito il raggiungimento del numero legale.

Su questa foto - e seduta del consiglio - si articola la replica della sindaca. Che però risponde ad un comunicato che si riferiva alla seduta del giorno seguente.

"La verità è nelle loro sedie vuote", scrive Toscano, sostenendo che sia stata proprio la minoranza a far saltare una seduta imposta dalla legge e potenzialmente rilevante anche ai fini dei trasferimenti regionali.

 

Il secondo Consiglio

Il giorno successivo il Consiglio torna a riunirsi ed è  la seduta fotografata dall'opposizione.

La maggioranza, questa volta, non è praticamente presente: in aula restano soltanto tre consiglieri e il numero legale salta nuovamente.

È da questa immagine che nasce il comunicato con cui la minoranza parla di "coalizione polverizzata", accusa la sindaca di aver abbandonato il confronto politico e arriva fino alla richiesta di dimissioni.

Una fotografia vera, esattamente come è vera quella diffusa poche ore dopo dalla sindaca.

Solo che racconta un'altra giornata.

La guerra delle narrazioni

Più che una guerra di fotografie è una guerra di consigli comunali. 

L'opposizione concentra l'attenzione sulla seconda seduta, quando la maggioranza non era presente.

La sindaca risponde tornando alla prima, nella quale sostiene che ad assentarsi sia stata invece la minoranza.

Entrambe scelgono il momento più favorevole alla propria narrazione.

 

Il risultato è che il dibattito pubblico finisce per concentrarsi sulle presenze e sulle assenze, mentre passa quasi inosservato il motivo per cui quel Consiglio era stato convocato.

La relazione sullo stato di attuazione del programma rappresenta uno degli appuntamenti più importanti della legislatura, è il momento nel quale il sindaco rende conto dell'attività svolta, degli obiettivi raggiunti e di quelli ancora da completare.

È anche il momento nel quale il Consiglio comunale dovrebbe esercitare fino in fondo la propria funzione di controllo politico.

Invece la discussione non è mai iniziata.

Il numero legale viene meno due volte, a parti invertite, come in un minuetto. 

Poi il confronto politico si trasferisce fuori dall'aula, sui comunicati stampa e sui social.

 

Le due immagini continueranno probabilmente ad alimentare la polemica, ma la questione politica resta un'altra.

Al di là di chi abbia fatto mancare il numero legale il 20 o il 21 luglio, il risultato non cambia: il Consiglio comunale non è riuscito a discutere uno degli atti più significativi del mandato amministrativo.

Ed è forse questa la fotografia che racconta meglio la vicenda.

Quella di un Consiglio comunale che, nel momento in cui avrebbe dovuto confrontarsi sullo stato della città e sulla fase finale della legislatura, ha finito per discutere soprattutto di chi fosse seduto in aula e chi no.