Salvatore Borsellino al pm Di Matteo: ''Scusa se alcuni miei familiari ti accusano"
"Ti chiedo scusa se qualche mio familiare ti ha accusato di essere coinvolto nel depistaggio Scarantino. Sono sicuro che per quel depistaggio sono altri i magistrati che debbono essere portati a processo. Quindi ti chiedo scusa per le amarezze che ti hanno portato queste incaute affermazioni che sono state fatte da membri della mia famiglia". Salvatore Borsellino ha preso la parola giovedì sera a Milano, durante la conferenza organizzata da WikiMafia presso la Camera del Lavoro, e si è rivolto direttamente al sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo. Il magistrato era stato invitato assieme al collega Francesco Del Bene a dialogare con Nando dalla Chiesa, direttore dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata della Statale di Milano e Presidente Onorario di Libera. "So che queste amarezze ti hanno portato a declinare l’invito per presentare un libro scritto da ragazzi del movimento Agende Rosse in via d’Amelio - ha aggiunto il fratello del giudice Borsellino - Spero che tu riesca a superare queste remore".
Il riferimento di Salvatore Borsellino è in particolare alla nipote, Fiammetta, figlia di Paolo, che in più interviste aveva tirato in ballo Di Matteo facendo intendere che avesse avuto un ruolo nel depistaggio sulla strage.
ANTIMAFIADuemila ha più volte spiegato i motivi per cui il magistrato non ha nulla a che fare con quello scandalo. Di Matteo, infatti, si occupò solo marginalmente delle indagini poi scaturite nel cosiddetto “Borsellino bis”, dove entrò a dibattimento già avviato, mentre istruì completamente il cosiddetto “Borsellino ter”, il troncone dedicato all’accertamento delle responsabilità interne ed esterne a Cosa Nostra.
Lo stesso magistrato, sia davanti alla Commissione parlamentare antimafia che nella testimonianza al processo Borsellino quater, riguardo a Scarantino aveva detto che "se lui è il pupo che qualcuno ha vestito bisogna vedere come si è arrivati a individuarlo il 26 settembre '92. E quel giorno, ad occuparsi delle stragi in generale, erano altri magistrati, tra i quali i dottori Boccassini, Cardella, Tinebra". E poi ancora: "Se c'è stato depistaggio, secondo la mia opinione, si è cominciato a concretizzare prima del settembre '92. Io entro a far parte del pool stragi due anni e due mesi dopo".
Nella parte finale del suo intervento Salvatore, emozionato, dice ancora a Di Matteo: "Nino abbiamo bisogno di te in via d'Amelio".
Con il massimo rispetto per Fiammetta Borsellino - nei confronti della quale questo Paese è in debito morale fino a quando non sarà ristabilita la verità intera - pensiamo che sarebbe decisamente importante che riconoscesse l'errore di valutazione nei confronti del pm Nino Di Matteo in occasione delle prossime commemorazioni per la strage di via D'Amelio. A futura memoria.
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