Le pompe di benzina taroccate a Palermo. La truffa dei distributori di benzina
Pompe di benzina taroccate a Palermo.
Venticinque condanne a Palermo legate all’inchiesta sulla truffa da parte di alcuni gestori di distributori di carburante palermitani per fregare i clienti evitando però di farsi scoprire durante i controlli.
Nell’inchiesta della guardia di finanza era finita una banda, composta da diversi gestori di pompe di benzina, da dipendenti delle società di manutenzione incaricate dalle compagnie petrolifere di fare verifiche proprio per evitare questo tipo di frode.
La pena più pesante, 5 anni e 10 mesi, è stata inflitta a Nicolò Bargione, accusato proprio di aver installato i dispositivi elettronici nei distributori per taroccare il prezzo.
Viene manomessa la pompa in modo da mostrare al display meno litri di quelli che realmente eroga. Un altro tipo di manomissione è quello di fare in modo che il display mostri un prezzo al litro inferiore di quello che realmente calcola. Due tipi diversi di manomissione che ottengono lo stesso risultato: meno carburante erogato. Una truffa questa che avviene con la complicità dei tecnici addetti alla manutenzione delle pompe, i quali spesso fanno finta di non accorgersi della manomissione, magari sotto “laute ricompense”.
Tre anni e mezzo ha avuto invece Giuseppe Gambino (classe 1966), manutentore per conto dell’Ip, in quanto dipendente della «Raiam edil petroli». Tre anni sono stati inflitti a Giovanni Caccamo, socio di un’altra ditta di manutenzione, incaricata dall’Eni, la Cemipe srl. Due anni e 9 mesi a Ivan Montagna e 2 anni e 5 mesi a Rosario Montagna, dipendenti della Somip, per la manutenzione agli impianti Q8. Due anni e un mese al funzionario dell’Amia Simone Marcianò. E poi condanne da 2 anni a scendere per gli altri: Ottorino Di Carlo e Salvatore Polizzi (2 anni a testa), Carmelo Genovese (1 anno e 9 mesi), Angelo Di Maggio (1 anno e 7 mesi), Francesco Catalfamo e Diego Guardì, entrambi impiegati dell’Amia, nonché Brigida D’Aquila, Pasquale Impellizzeri e Giuseppe Randazzo (classe 1987), tutti condannati a un anno e 5 mesi ciascuno; un anno e 3 mesi a Marco Anzelmo e a Giuseppe Randazzo (classe 1978); un anno e un mese a Vincenzo Di Stefano; un anno a testa per Antonino Algozzino, Luigi Bompasso, Mario Bompasso, Giovambattista Di Stefano, Giuseppe Gambino (classe 1974) e Emilio La Monica. Le accuse per loro erano a vario titolo di associazione per delinquere, truffa, falso e riciclaggio.
Sono stati invece assolti Fabio Albano, Luciano Composto, Pietro D’Angelo, Vincenzo Di Stefano, Giuseppe Dieli, Erasmo Drago, Giuseppe Matranga, Davide Montagna, Giovanni Razete, Andrea Virzì e Giovanna Zampardi.
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