Buttafuoco porta a teatro il dramma di Corrao e della Sicilia violenta
Lo colpì con una statuetta d'avorio, poi lo sgozzò con un coltello, usato anche per tagliargli le vene dei polsi e infierire sul torace.
Così Mohammed Sayful Islam, bengalese di 21 anni, il 7 agosto 2011 uccise Ludovico Corrao, l'uomo che l'aveva accolto fin da bambino e del quale era diventato domestico e badante. Il siciliano eccentrico, avvocato e politico Corrao aveva 84 anni. Passò dalla Dc al Pci, in ultimo a Rifondazione, dopo essere stato nome di spicco nel governo regionale di Silvio Milazzo (1958), eresia scomunicata dai democristiani che vedeva insieme all'opera missini e comunisti. Corrao è stato l'uomo della rinascita di Gibellina: ne era sindaco nel 1968, quando il terremoto la distrusse, e ne ha guidato la ricostruzione nel segno di bellezza e poesia.
Su Corrao è imperniato lo spettacolo Ti ha ucciso la Sicilia travolta dall'Italia, oggi alle 18, in prima nazionale, alla Centrale dell'Acqua (via Cenisio 39), nell'ambito della Milanesiana. L'autore è Pietrangelo Buttafuoco, che si è liberamente ispirato al poemetto che l'artista Emilio Isgrò scrisse nel 2011 (I funerali di Ludovico Corrao, edizioni Nino Aragno). «Lo avevo appena finito di leggere quando Elisabetta Sgarbi mi invitò alla Milanesiana - dice Buttafuoco -. Mi ha affascinato la capacità di Corrao di essere una sorta di sciamano. Dare la colpa della sua morte violenta alla Sicilia tutta, travolta dalla deriva italiana, è ovviamente una lettura poetica. Ma bisogna sapere che la famiglia di Corrao ha pagato la difesa dell'assassino Sayful, e che la figlia di Corrao, Francesca, è una dei massimi arabisti italiani».
Buttafuoco prosegue nell'illustrare il valore di un uomo molto amato in Sicilia, poco noto nel resto d'Italia. «Per me il '68 non è l'anno del Maggio francese, ma del terremoto del Belice, che fece molti morti, una ferita devastante. Corrao mobilitò gli artisti più importanti, da Burri, a Consagra, Messina, Paladino, Melotti e allo stesso Isgrò, per far rinascere questa terra in accordo con la bellezza. Ha funzionato, 50 anni dopo abbiamo un'edizione squillante delle Orestiadi di Gibellina, che si chiudono con lo spettacolo dell'11 agosto ispirato alle Città invisibili di Italo Calvino, con Leo Gullotta e Claudio Gioè, dentro il Cretto di Burri». Corrao è stato un ricostruttore, ricorda Buttafuoco «e la sua lezione non è dimenticata. In Sicilia, quando vivi istanti di assoluta bellezza c'è sempre il suo zampino. Con lui arrivavano a Gibellina tutte le lingue del mondo nel segno delle culture che hanno nutrito l'isola, dalla greca all'islamica». Lo spettacolo, condotto come fosse un «cunto» della tradizione siciliana, è fatto anche delle musiche di Mario Incudine, Kaballà e Antonio Vasta, tutti in scena (Incudine ha curato la regia).
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