Massoneria, truffa e antimafia, arrestato a Catania il Gran Maestro Libisi
Massoneria, truffa e antimafia, arrestato a Catania il Gran Maestro Libisi.
Operazione "Giano Bifronte" della Dia di Catania per arrestare i titolari di una casa di cura, padre e figli, legati alla massoneria e da sempre impegnati in associazioni antimafia con l’organizzazione del premio Livatino-Saetta-Costa. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla distrazione di fondi.
In manette con l’accusa di distrazione di fondi regionali Corrado Labisi e i suoi due figli, ai vertici dell’istituto medico psico-pedagogico “Lucia Mangano” di Sant'Agata li Battiati. La struttura è al centro dell’inchiesta e già nel settembre del 2017 è stata al centro di una perquisizione per l'acquisizione di documenti e atti.
Secondo l'accusa, Labisi avrebbe "gestito i fondi erogati dalla Regione Siciliana e da altri Enti per fini diversi dalle cure ai malati ospiti della struttura, distraendo somme in cassa e facendo lievitare le cifre riportate sugli estratti conti accesi per la gestione della clinica, tanto da raggiungere un debito di oltre 10 milioni di euro. Ma non finisce qui. Un'istanza di fallimento è stata chiesta dalla magistratura catanese nei confronti dell'istituto medico psicopedagogico Lucia Mangano, di Sant'Agata li Battiati, che, secondo la Procura distrettuale etnea, ha un 'buco' di 10 milioni di euro. L'iniziativa fa seguito a indagini della Dia. L'udienza è prevista per stamattina. Se la richiesta dovesse essere accolta agli indagati potrebbero essere contestati anche altri reati finanziari.
Labisi, trentatré della massoneria, in passato “sovrano, gran commendatore e gran maestro della Serenissima gran loggia del Sud” è a capo della casa di cura Lucia Mangano e gestendola avrebbe distratto fondi regionali vincolati: ben 10milioni di euro.
E' scritto nell'ordinanza di arresto:
Dalle indagini, emergeva la duplicità dell’agire del LABISI: da una parte si manifesta paladino della legalità tanto da ricoprire la carica di Presidente dell’associazione denominata “Saetta – Livatino”, impegnata a sostenere le iniziative antimafia, insignendo del predetto premio intitolato al magistrato LIVATINO barbaramente ucciso dalla mafia anni orsono, personalità delle istituzioni che si sono evidenziate nel contrasto alla criminalità mafiosa. Mentre l’altro aspetto faceva registrare l’atteggiamento illecito del LABISI, il quale senza scrupolo alcuno, distraeva ingenti somme di denaro per soddisfare esigenze diverse tra le quali il pagamento di fatture emesse dalla Pubblicompass per pubblicizzare gli eventi dal medesimo organizzati, la copertura di spese sostenute dalla moglie e dalle figlie, il pagamento di fatture emesse per cene e soggiorni ad amici vari.
In merito all’Associazione Livatino, l’attività di indagine ha evidenziato che Corrado LABISI, ha impiegato ingenti somme distratte indebitamente dall’Istituto Lucia Mangano, per la copertura di costi relativi all’organizzazione del predetto premio, considerato un riconoscimento alla legalità nella lotta contro le mafie.
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