Strage di Via D'Amelio, chiesta l'aggravante per i poliziotti accusati di depistaggio
Hanno depistato le indagini sulla strage di via d’Amelio ma facendolo hanno favorito Cosa nostra. È questa la tesi della procura di Caltanissetta, che nel corso dell’udienza preliminare ha chiest l’applicazione del comma 1 dell’articolo 416 bis per il tre poliziotti accusati di concorso in calunnia per avere creato il falso pentito Vincenzo Scarantino.
Si è aperto in questo modo il processo per il depistaggio di via d’Amelio che vede imputati Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Secondo la procura nissena hanno “diretto” le false dichiarazioni di Scarantino. A certificare il “colossale depistaggio” delle indagini è stata la sentenza del Borsellino quater, il quarto processo sulla strage del 19 luglio del 1992 nato dopo le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza.
Nelle motivazioni i giudici annotano che Scarantino fu indotto a mentire con “particolare pervicacia e continuitàcon l’elaborazione di una trama complessa che riuscì a trarre in inganno i giudici dei primi due processi’’ e poiché ciò ha prodotto “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, è lecito “interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di questo disegno criminoso’’. Adesso il pm Stefano Luciani ha chiesto di contestare ai poliziotti norma che riconosce a chi ha agito dall’esterno l’aggravante di avere favorito la mafia.
A spiegarlo sarà il processo che si è aperto davanti al gup di Caltanissetta, Graziella Luparello. Il giudice oggi ha ammesso come parte civile del processo la famiglia del giudice Paolo Borsellino, ucciso insieme alla scorta ventisei anni fa. L’udienza è stato dunque aggiornata al prossimo 28 settembre.
Mentre al palazzo di giustizia si celebrava il processo, fuori dal Tribunale si è tenuto un sit-in di solidarietà al cronista di Repubblica, Salvo Palazzolo, che nei giorni scorsi ha subito il sequestro dei telefoni, del pc e di altro materiale a causa di un articolo in cui raccontava proprio della chiusura delle indagini sui poliziotti per il depistaggio. Presente negli uffici giudiziari nisseni anche Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia siciliana. “Sono qui per un atto di dovuta testimonianza- ha detto – Sul depistaggio per la strage di via d’Amelio, che oggi conosce dopo 26 anni la prima pagina giudiziaria. La commissione Antimafia ha aperto una propria indagine e daremo il nostro contributo per contribuire a restituire verità sui fatti, sui silenzi, sulle responsabilità che abbiamo collezionato per un quarto di secolo”.
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