Non erano scafisti ma fuggivano dalle torture. Assolti in 14 a Palermo
Il tribunale di Palermo ha assolto, ritenendo che abbiano agito per stato di necessità, 14 migranti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver guidato le imbarcazioni con centinaia di profughi che dall’Africa si erano diretti in Sicilia.
Secondo i legali, tesi condivisa dai giudici, avrebbero deciso di condurre i gommoni per salvarsi dalla prigionia in Libia. I fatti sono del 2016: a puntare il dito contro gli imputati furono i profughi che riconobbero in loro gli scafisti. Il tribunale ha disposto la scarcerazione di tutti i quattordici imputati.
Quei gommoni trasportarono oltre mille migranti nelle acque del mar Mediterraneo. Il viaggio della speranza ebbe inizio nei lager di Sabratha, in Libia, dove per sei mesi i migranti subirono sevizie di ogni tipo.
I presunti scafisti vennero accusati di avere condotto sette gommoni, di avere tenuto la rotta. Il 29 maggio del 2016 dopo lo sbarco a Palermo vennero fermati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e ingresso illegale nel territorio dello Stato. Arrivano dal Gambia, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dal Ghana, dalla Guinea e dalla Sierra Leone. Gli investigatori di polizia e finanza ne individuarono anche i ruoli, tracciando un quadro dettagliato delle condizioni “di indigenza e privazione nelle quali i migranti versavano prima e durante i viaggi”. Ma, adesso, le loro storie sono tutte da riscrivere, almeno stando alla sentenza di primo grado.
In quella traversata della disperazione non ci fu nessuna vittima. Adesso tornano in libertà Ebrina Fofana, Fall Ibrahima, Mamadi Jarju, Mahamadou Balde, Emanuel Niikwi, Bilson Kofi, Mouhamed Fall, Mustefa Sarr, Alex Janga, Jegan Jobe, Mohamed Akim Karam, Mohamed Fall, Draman Bah, Ngala Tune.
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