«Nel giorno dell’assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull’editoria. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un’informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro. Le sue frasi sono la spia del malessere di chi vede vacillare un consenso elettorale costruito su annunci e promesse irrealizzabili. Quanto agli “infami” e agli “sciacalli” è sicuro, il vicepremier, di non parlare anche di se stesso, considerato che il suo nome continua a figurare fra quelli degli iscritti all’Ordine dei giornalisti?». Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.
Scrive Luca Bottura: "Da bimbo sognavo di fare questo mestiere. Poi le traversie della vita mi hanno reso un giornalista poco praticante: scrivo satira, commenti, nulla di decisivo. Il mio lavoro principale è un altro. Ma oggi pomeriggio, dopo che Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio hanno definito "puttane", "infimi sciacalli" e "cani da riporto delle mafie" gli appartenenti a questa affaticata e nobile categoria, il mio vecchio e consunto tesserino si è messo a luccicare. Non so se vi rendiate conto di essere fascisti, ma poco importa. Passerete anche voi".