Manovra, in Europa tutti contro l'Italia
Austria e Olanda hanno criticato apertamente il governo italiano per la decisione di non modificare in alcun modo la manovra, come indicato nella lettera inviata alla Commissione Ue.
Il ministro delle Finanze austriaco Loeger è pronto a sostenere la procedura di deficit se l’Italia non scende a compromessi rispetto alle richieste europee; il suo collega olandese Oekstra s’è detto «profondamente preoccupato, questo budget è una violazione del Patto di Stabilità». Replica del vicepremier Di Maio: «La procedura d’infrazione? Sono tre mesi che la invocano». La Commissione Ue, a suo giudizio, dovrebbe prendere in considerazione che il debito verrà ridotto con le privatizzazioni e la vendita degli immobili pubblici, 18 miliardi, un punto di Pil. Dalla Germania poi il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha ammonito: «Il governo italiano è legittimato ad aumentare la spesa pubblica, ma a condizione che non ne derivi un onere più elevato sul debito»
«Se arrivano i commissari, Salvini è pronto a offrirgli un caffè e mandarli via. Su questa linea è d’accordo Di Maio» scrive La Stampa., che aggiunge: «Stando a quel che si prepara le sanzioni potrebbero essere irrogate a gennaio, mese che si presenta nevralgico anche per le sorti del governo e della legislatura» .
Sulla vendita degli immobili pubblici: lo Stato italiano incassa da questa voce ogni anno appena 20 milioni. Per arrivare a 18 miliardi ci vorrebbero 900 anni.« Certo, ci sono sempre le vendite straordinarie. E lì le cose sono andate decisamente meglio, con 800 milioni introitati in cinque anni. Che è poi la somma spesa dallo Stato per affitti passivi (fonte lo stesso Demanio), ma ogni anno, e per difetto. Il previsto calo del debito non sarebbe comunque conseguito che fra 112 anni e mezzo, giugno 2201. Nel 1993, al debutto delle privatizzazioni, il debito pubblico raggiungeva il 115,6 per cento del Pil. Nel 2016 era salito al 132,6. In mezzo c’erano stati 110 miliardi di privatizzazioni di aziende pubbliche. E non solo: anche 57,8 miliardi di vendite di immobili degli enti previdenziali». Questa l'analisi di Sergio Rizzo su Repubblica.
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