Una lunga e vera guerra al fine di eliminarsi a vicenda, non è la trama di un film ma un ottimo spunto su cui scrivere libri a futura memoria.
E’ quello che accade dentro il Partito Democratico, storie e dietro le quinte che non appassionano nessuno, nemmeno più gli addetti ai lavori, ma che rendono il quadro entro cui i dem si muovono.
In provincia di Trapani la commissione provinciale per il congresso è andata subito in corto circuito, da aspettarselo vista la composizione e il passato fatto di astio e di recriminazione mai superate.
Un ricorso e l’intervento di un commissario esterno, regionale, Giuseppe Bruno, che ha bloccato il voto delle convenzioni, ugualmente tenutasi per volontà della minoranza, area Nicola Zingaretti, insieme a tanti iscritti. Stessa cosa per la convenzione provinciale, che il 30 gennaio nonostante la pioggia ha visto tanta gente partecipare.
E veniamo al bello: arriva una ulteriore nota dalla commissione nazionale che ha rimesso alla commissione regionale il ricorso presentato su Trapani, rigettando il ricorso e confermando che tutte le convenzioni fatte, compreso quella provinciale, sono nulle.
In tutta questa guerra fatta di ricorsi, di convenzioni annullate e di situazioni al limite della comicità, c’è un partito che non solo ha perso la bussola ma anche il contatto con i territori: continuano a discutere tra di loro parlando due linguaggi diversi e senza linee convergenti.
La diatriba, se non lo avete capito ve lo spieghiamo in maniera spicciola, è su chi a Marsala come a Trapani rappresenterà il territorio ( notorie le faide interne tra i consiglieri comunali, notoria la distanza del sindaco dall’apparato che tanti problemi gli ha creato).
E nella serata di ieri, a seguito del provvedimento regionale, Valentina Villabuona, componente della minoranza, ha detto la sua: “ La commissione regionale a maggioranza (Martina) ha rigettato tutti i ricorsi, dimostrandosi ancora una volta un organo di parte e non di garanzia. Purtroppo è la stessa commissione che ha costretto la Piccione a ritirarsi perché non garantiva il normale svolgimento delle primarie, la stessa che indicava il 20 novembre come termine per la presentazione delle candidature provinciali e che poi annullava i congressi. Diciamo che considerato l’elevato numero di ricorsi e la gestione fallimentare della fase congressuale, dove l’aria Zingaretti vince nonostante loro, farebbero bene a riflettere seriamente se stanno costruendo o demolendo un partito”.
I delegati eletti il 30 gennaio, pertanto, non andranno a Roma: “Da parte mia il rammarico, non tanto per i delegati che avevano diritto di andare a Roma, ma per gli iscritti che hanno espresso il loro voto, che durante la convenzione provinciale hanno discusso di politica a Marsala e che vedono con un tratto di penna cancellato tutto. Il risultato politico però rimane, aver portato al voto tante persone, aver fatto comunque la convenzione provinciale e aver messo i nostri iscritti in condizione di confrontarsi è il senso di una comunità politica, che con sacrificio e pazienza abbiamo costruito e che non può essere demolita a colpi di maggioranza. Si possono annullare le convenzioni, non cancellare le democratiche e i democratici”.
Rossana Titone