C'è un'emergenza amianto in Sicilia. Ci sono almeno un milione di metri cubi di amianto abbandonati, una bomba ecologica che, oltre a minacciare la salute mette a rischio anche i conti della Regione, visto che per prelevare e smaltire, queste discariche di solito all'estero, un solo metro cubo costa 450 euro.
L'assessore ai Rifiuti, Alberto Pierobon, ha preparato un piano per creare dei siti di smaltimento nell'Isola, così da evitare di ricorrere a impianti all'estero a un costo che si aggirerebbe sui 450 milioni. La Protezione Civile dovra inviare in questi giorni a Musumeci la nuova mappa delle zone in cui è stata individuata la presenza di amianto.
Nell'attesa che venga così approvato il Piano amianto, sono i dati a fotografare l'emergenza. Sull'Isola sono stati censiti vasti centri abitati in cui sono presenti cisterne, tettoie, canalette e perfino interi manufatti in amianto.
E soprattutto, queste strutture presentano l'amianto nella sua forma più pericolosa: quella friabile, indicata come la causa principali dei tumori collegati a questi materiali. Mentre poi esistono edifici costruiti fra gli anni Sessanta e Ottanta in cui sono presenti materiali compatti che però comprendono parti di amianto: meno pericolosi, questi, ma altrettanto soggetti allo smaltimento e alla bonifica.
La Regione ha individuato una mappa di città e paesi in cui si è registrata un'altra presenza di amianto. Nel Palermitano, ad esempio, si trovano a Partinico, Cinisi, Caltavuturo e Valledolmo. In particolare a Partinico sono state censite varie discariche abusive dove avviene l'abbandono di lastre di amianto e altri materiali nocivi: un fenomeno assai diffuso negli ultimi anni in quasi tutta la Sicilia.
Altre città in cui si sono registrate diverse discariche di amianto sono: Capo d'Orlando, Floresta, Santa Margherita Belice.