×
 
 
03/03/2019 06:00:00

Il Progetto "Acqua.Sal" allo stagnone. L'ecologo Riggio:"Ecosistema fragile, è una follia"

Sta facendo discutere il progetto “Acqua.Sal” che dovrebbe impiantarsi all’interno della Laguna dello Stagnone di Marsala. Con il classico botta e risposta, alla richiesta fatta dal consigliere comunale Daniele Nuccio, ha risposto qualche giorno dopo il sindaco Alberto Di Girolamo.

Nuccio, ha espresso i suoi dubbi, ma non è il solo tra i consiglieri, e ha chiesto tutta la documentazione relativa al progetto e in particolare modo ha chiesto la verifica della la valutazione di compatibilità con il piano di gestione delle zone S.I.C e Z.P.S, la compatibilità con il regolamento della Riserva, e la Valutazione Incidenza Ambientale.

Secondo Nuccio, infatti, c'è il concreto rischio di compromettere il delicato equilibrio della Laguna dello Stagnone dal momento che queste attività rischierebbero di avere un impatto ambientale devastante, come già accaduto in passato nel nostro territorio.

"Ho come la sensazione che dietro ai buoni propositi di ricerca e salvaguardia della Laguna dello Stagnone - scrive Nuccio - si celi la possibilità di aprire un pericoloso precedente che guarda al business della piscicoltura ed alla produzione di "no food" quali alghe, micro-alghe e fanghi. Il delicato equilibrio dello Stagnone di Marsala ci impone un'accurata valutazione, un approfondimento che vada oltre la spasmodica necessità di dimostrare di essere in grado di intercettate finanziamenti comunitari.
Sarebbe stato opportuno informare la Città ed il Consiglio Comunale - continua Nuccio - in merito ad un progetto che rischia di avere un impatto ambientale devastante per quello che probabilmente rappresenta il patrimonio più prezioso per il nostro territorio.
Lo Stagnone necessità di interventi strutturali, l'aumento della salinità delle sue acque e la scarsa ossigenazione rischiano di compromettere irrimediabilmente fauna e flora ivi presente. Così come dovremmo seriamente affrontare il tema della gestione della Riserva, constatata la drammatica condizione economico-finanziaria in cui versa l'ex Provincia, ad oggi ente gestore.
Questo presuppone una visione, una pianificazione che coinvolga l'intera comunità
- conclude Nuccio -. Prima delle presentazioni, delle passerelle e della tanta retorica alla quale siamo ormai abituati."

L'iter del progetto - Se queste sono le perplessità del consigliere Nuccio, come dicevano, l’amministrazione ha risposto con una nota, che riporta la risposte del sindaco e riassume l’iter del progetto. Nel novembre 2017 il Dipartimento regionale della Pesca Mediterranea ha pubblicato una “Manifestazione di interesse” per selezionare Soggetti pubblici che potessero attuare un programma di recupero, conservazione e valorizzazione dello Stagnone di Marsala e delle Saline, mediante la funzione di "Presidio Ambientale" da parte dell'Acquacoltura. Il Comune di Marsala (capofila) e Libero Consorzio comunale (quale Ente gestore della Riserva, a garanzia della sostenibilità e della fattibilità degli interventi programmati) - con il supporto scientifico del Consorzio Universitario di Trapani (Istituto di Biologia Marina, per l’esperienza nell’acquacoltura a basso impatto ambientale), nonché con la collaborazione del Gal Elimos e del FLAG Trapanese - hanno elaborato la proposta progettuale “ACQUA.sal”, presentando una richiesta di finanziamento di oltre 1 milione e 200 mila euro al Dipartimento della Pesca Mediterranea. È questo, infatti, il Gestore delle somme destinate dalla U.E. (circa 40 milioni di euro) allo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura attraverso lo strumento del FEAMP, Fondo Europeo Affari Marittimi e Pesca 2014-20. A conferma dell’interesse del suddetto Dipartimento per il progetto ACQUA.sal, questo è stato recentemente presentato dal sindaco Di Girolamo alla fiera “Aquafarm” di Pordenone, rientrando tra le attività promozionali previste nel programma di sviluppo “ACQUACOLTURA 2.0 DI SICILIA”.

Il punto di vista del sindaco Alberto Di Girolamo che spiega come sia tutto in linea con l’habitat naturale dei luoghi e in difesa di quest’ultimi:Le attività previste saranno assolutamente rispettose del Regolamento della Riserva e del Piano di Gestione del Sito Natura 2000, nonché sotto il costante controllo dell’Istituto di Biologia Marina. È escluso qualsiasi intervento invasivo che possa arrecare danni all’ecosistema della Laguna”. È quanto tiene a precisare il sindaco Alberto Di Girolamo alla luce di alcune osservazioni e richieste di chiarimenti, emerse anche nell’ultima seduta del Consiglio comunale, riguardanti il progetto “ACQUA.sal” avviato oltre un anno fa. “Condotto con criteri di sostenibilità, aggiunge il sindaco Di Girolamo, il progetto può rappresentare uno strumento di crescita e sviluppo economico, nonché un solido presidio a tutela e a salvaguardia dell’ambiente”. “A dimostrazione del ruolo centrale che questo impianto sperimentale potrà assumere per le attività di protezione della Laguna, conclude il sindaco Di Girolamo, siamo in contatto con gli enti scientifici coinvolti (CNR e Università) per attivare una stretta sinergia tra il progetto ACQUA.sal e il progetto di monitoraggio satellitare, già finanziato, per il trapianto della posidonia nello Stagnone”.

Il progetto ACQUA.Sal -  Dal punto di vista operativo - come conferma il prof. Andrea Santulli dell'Università di Palermo (Istituto di Biologia Marina) che cura l'aspetto scientifico del progetto - ACQUA.sal si muoverà pertanto all’interno dei rigidi confini tracciati da Leggi e Regolamenti, con interventi diretti per la salvaguardia della Laguna svolti in stretta collaborazione con l’Ente gestore della Riserva, il GAL Elimos e il FLAG. In particolare, saranno sviluppati studi della fauna ittica per consentire la realizzazione di interventi di ripopolamento passivo e la revisione del Regolamento della Pesca sportiva. Verranno inoltre recuperate tutte le informazioni relative alle peculiari tecniche di pesca che venivano utilizzate nella laguna (ed esempio la pesca con il cannizzo) e alle tradizioni fitoterapiche dell’area. Le attività di piscicoltura verranno effettuate senza alcun contributo alimentare dall’esterno, con specie ittiche pregiate autoctone, provenienti da riproduzione artificiale o reclutate direttamente nelle vasche fredde per rimonta naturale. Inoltre, l’acquacoltura no food di ACQUA.sal non prevede interventi invasivi nella salina e non utilizzerà specie alloctone, ma sfrutterà l’energia e la biodiversità che si accompagna al ciclo di produzione del sale. Uno dei fiori l’occhiello di ACQUA.sal, infatti, è il recupero - in accordo con il gestore - della salina “ex Genna”. Allo scopo di contribuire alla valorizzazione delle attività di salicoltura e di aumentare il valore aggiunto del sale e degli altri prodotti di salina, il progetto prevede interventi per la realizzazione di nuovi prodotti cosmetici - a base di sale, microalghe e fanghi di salina (mamma caura) - utilizzabili nel settore del benessere.

Queste le due posizioni sul progetto “Acqua.Sal”, quella di Nuccio e quella del sindaco Di Girolamo e l'amministrazione. La nostra redazione per chiarirsi le idee ha sentito il parere del biologo Silvano Riggio, docente di Ecologia all’università di Palermo ed esperto conoscitore dello Stagnone di Marsala, cui ha dedicato diversi studi e conferenze e al quale abbiamo chiesto il parere sul possibile futuro impianto. Ecco la breve intervista:

Professore Riggio cosa pensa dell’impianto di aquacoltura che si vorrebbe realizzare allo stagnone?

Immagino che l’impianto sarà intensivo e allora il danno potrebbe essere molto serio per lo Stagnone. Ma non solo, nocivo anche per l’impianto perché non penso possa andare molto avanti. Bisognerebbe vedere bene il progetto, l’ubicazione e che tipo di allevamento si intende fare. Io ritengo in linea di massima che sia un errore madornale, perché lo Stagnone è già un ecosistema estremamente fragile e ancora vive per combinazione, grazie gli apporti che ha e al sistema di acqua che si muove e che lo mantiene in vita , unicamente grazie al ricambio dovuto ai venti. Non appena si mette un impianto che inizia a immettere sali nutritivi in grande quantità, o peggio ancora sostanze organiche, a quel punto lo Stagnone diventa una fogna maleodorante da cui si deve scappare e l’impianto non ha nessuna possibilità di sopravvivere.

Se non è possibile realizzarli lì, questi progetti dove vanno realizzati?

Mi sembra una cosa da pazzi andare a concepire questi progetti proprio lì. Questi vanno fatti in mare aperto, in posti dove non c’è l’interesse turistico e paesaggistico. Io lo vedo come estremamente negativo. Anche perché in passato proprio lì abbiamo avuto diversi tentativi di fare acquacoltura che non hanno avuto buon fine. Lo Stagnone è un luogo naturalistico particolarmente suggestivo che deve essere utilizzato solo dal punto di vista turistico.

Riggio, la laguna ha già i suoi problemi, a questo punto andare a realizzare questo tipo di impianto cosa comporterà?

Non ha assolutamente senso, è una follia. L’acquacoltura è stata tentata. Ci sono stati negli anni ’70 e ’80 diversi impianti ma hanno chiuso tutti per un motivo o per un altro, anche perché l’acquacoltura viene fatta in Grecia, in Tunisia, e buona parte del pesce che noi mangiamo, anche se non lo sappiamo, arriva d’importazione da questi paesi, dove la manodopera costa niente e dove la linea costiera non ha il valore che ha invece il nostro Stagnone.

Riggio, oltre alla acquacoltura l’impianto prevede anche la salicoltura, cosa ci dice in merito?

Se per questo si intende la produzione di sale questo va bene. Se s’intende con metodi tradizionali, così come è stato fatto fino ad ora, non è assolutamente contraria alla conservazione della Laguna, non devono però esserci quelle innovazioni sensibili che alterano il paesaggio. Per mantenere questo fragile equilibrio dello Stagnone, che io definisco molto precario, e sul quale ho scritto e fatto diverse conferenze in passato, si dovrebbero aprire le bocche e aumentarle e non creare situazioni che possano bloccare l’accesso delle acque. Bisogna stare attenti ad evitare l’aumento della sedimentazione con l’apporto di terra, di sabbia. Non appena si solleva il fondo marino si altera negativamente tutto l’equilibrio. E’ questa una situazione che bisognerebbe monitorare.

Secondo lei che tipo di attività si possono fare allo stagnone?

Secondo me va valorizzata la bellezza paesaggistica, i suoi valori archeologici e naturalistici e su questi si potrebbe innestare una economia legata alla produzione del sale e nello stesso tempo di pesce in estensivo e non industriale, che può essere di grande interesse; una orata con tanto di marchio del luogo ha un suo grande valore, tra l’altro si ottiene a bassissimo costo perché facendo il sale lì, il pesce c’è, bisogna solo prenderlo. Ma deve essere, ripeto, un’acquacoltura di qualità ma non a livello industriale, perché dove arriva l’industria si distrugge. La zona dello Stagnone è unica al mondo e va preservata. Non è un ecosistema qualsiasi, è molto fragile e legato a condizioni speciali che non sopportano un aggravio di inquinamento dovuto alla concimazione delle acque. E’ completamente sbagliato pensare di rilanciarlo in questa maniera. Riassumo in questi punti le cose che seconde me bisognerebbe fare: per prima cosa i controlli per verificarne l’equilibrio della laguna per sapere quando può ancora mantenersi in buono stato; eliminare i rifiuti che vengono abbandonati; verificare l’abusivismo edilizio con tutto quello che comporta con gli scarichi e quant’altro; fare in modo che l’agricoltura delle campagne circostanti sia biologica; incrementare le attività tradizionali e rilanciarle facendole conoscere al mondo. Solo così possiamo salvare lo Stagnone.

 



Ambiente | 2026-05-08 11:07:00
https://www.tp24.it/immagini_articoli/08-05-2026/1778231516-0-dossier-mab-i-salinai-nessuno-ci-coinvolge.jpg

Dossier MaB, i salinai: "Nessuno ci coinvolge"

Nel dibattito sempre più acceso sulla candidatura delle Saline di Sicilia a Riserva della Biosfera MaB Unesco entra adesso anche la voce dei salinai. Ed è una presa di posizione che cambia il quadro della vicenda, perché rompe...

Native | 25/04/2026
https://www.tp24.it/immagini_articoli/24-04-2026/1777023473-0-studio-vira-per-l-agricoltura-siciliana.jpg

Studio Vira per l'agricoltura siciliana

Il settore agricolo siciliano è riconosciuto come strategico per lo sviluppo economico dell’isola. La transizione ecologica e la tutela della sicurezza alimentare hanno determinato un cambiamento significativo nella...