Niente spionaggio e allarme rientrato sulla vicenda del congegno elettronico ritrovato in una cassetta dell'Enel, a pochi passi dalla casa palermitana del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quell'apparecchio non serviva per spiare il presidente, e non era stato piazzato lì da chissà quale misteriosa entità ma stava lì per un'indagine regolare, di alcuni mesi fa. Al termine del periodo di monitoraggio del «bersaglio» che non era il presidente Mattarella, il congegno è rimato lì anche se doveva essere rimosso subito e così è stato trovato dal tecnico dell'Enel.
La presenza del ripetitore vicino via Libertà, Pipitone Federico e Pirandello aveva fatto scattare le procedure di allarme ed erano stati sigillati e segnati con vernice rossa e ceralacca tutti i tombini della zona. Le verifiche hanno permesso di scorprire che la polizia aveva svolto un'indagine in zona, ma la pista era stata abbandonata e le intercettazioni non rinnovate. La durata era stata di soli quindici giorni, periodo minimo previsto dalla legge. L'apparecchio però prima di essere rimosso dai poliziotti è stato trovato dal tecnico dell'Enel che ha lanciato l'allarme.