11/03/2019 06:00:00

Lo Stagnone di Marsala, tra acquacoltura, chioschi e tanti rifiuti. Quale sarà il futuro?

Lo stagnone di Marsala è un gioiello, un patrimonio naturale e unico che si vorrebbe addirittura Patrimonio dell’Unesco. La riserva dello Stagnone, però, non ha bisogno di parole per essere tutelata, ha necessità, invece, d’interventi concreti volti alla sua salvaguardia, se si vuole garantire il suo futuro.

La redazione di Tp24 si occupa da anni delle sue sorti, qui ad esempio potete leggere una nostra inchiesta in due articoli (qui il primo e qui l’altro) che facevano il punto della situazione negli anni scorsi e che già evidenziavano le diverse criticità che vive la Laguna.

Da qualche settimana, per tornare alla stretta attualità, attorno allo Stagnone si discute di due aspetti importanti che riguardano il suo futuro: uno è il progetto di acquacoltura sostenuto dall’amministrazione comunale, l’altro riguarda la delibera comunale che, se votata favorevolmente in consiglio comunale permetterà l’installazione di un chiosco ogni cento metri.  Riassumiamo ciò che si sta facendo allo Stagnone.

Nel novembre 2017 il Dipartimento regionale della Pesca Mediterranea ha pubblicato una “Manifestazione di interesse” per selezionare Soggetti pubblici che potessero attuare un programma di recupero, conservazione e valorizzazione dello Stagnone di Marsala e delle Saline, mediante la funzione di "Presidio Ambientale" da parte dell'Acquacoltura. Il Comune di Marsala (capofila) e Libero Consorzio comunale (quale Ente gestore della Riserva, a garanzia della sostenibilità e della fattibilità degli interventi programmati) - con il supporto scientifico del Consorzio Universitario di Trapani (Istituto di Biologia Marina, per l’esperienza nell’acquacoltura a basso impatto ambientale), e con la collaborazione del Gal Elimos e del FLAG Trapanese - hanno elaborato la proposta progettuale “ACQUA.sal”, presentando una richiesta di finanziamento di oltre 1 milione e 200 mila euro al Dipartimento della Pesca Mediterranea. Il progetto, tra l’altro, è stato presentato dal sindaco Di Girolamo alla fiera “Aquafarm” di Pordenone, rientrando tra le attività promozionali previste nel programma di sviluppo “Acquacoltura 2.0 di Sicilia”.

Sul progetto Acquasal, nelle scorse settimane il consigliere Daniele Nuccio, ha espresso le sue perplessità, chiedendo tutte le carte per capire qual è l’esatta natura di quello che si andrà a fare allo Stagnone. Nuccio, ha espresso i suoi dubbi, ma non è il solo tra i consiglieri, e ha chiesto la verifica della valutazione di compatibilità con il piano di gestione delle zone S.I.C e Z.P.S, la compatibilità con il regolamento della Riserva, e la Valutazione Incidenza Ambientale.

Secondo Nuccio, infatti, c'è il concreto rischio di compromettere il delicato equilibrio della Laguna dello Stagnone dal momento che queste attività rischierebbero di avere un impatto ambientale devastante, come già accaduto in passato nel nostro territorio.

Alla sollecitazione di Nuccio ha però risposto, molto celermente, il primo cittadino Alberto Di Girolamo, rassicurando tutti sulla bontà del progetto: “Rispetta sia il Regolamento della Riserva e il Piano di Gestione del Sito Natura 2000 - le parole del primo cittadino - ed è sotto il costante controllo dell’Istituto di Biologia Marina. È escluso qualsiasi intervento invasivo che possa arrecare danni all’ecosistema della Laguna. Condotto con criteri di sostenibilità, ha aggiunto il sindaco, il progetto può rappresentare uno strumento di crescita e sviluppo economico, nonché un solido presidio a tutela e a salvaguardia dell’ambiente. A dimostrazione del ruolo centrale - conclude il sindaco - che questo impianto sperimentale potrà assumere per le attività di protezione della Laguna”.

La nostra redazione ha contattato e chiesto il parere del biologo Silvano Riggio, docente di Ecologia all’Università di Palermo ed uno dei massimi esperti dello Stagnone, il quale ha detto che è una follia, un errore madornale, un progetto del genere perché lo Stagnone è già un ecosistema estremamente fragile che oggi vive per combinazione, grazie gli apporti che ha e al sistema di acqua che si muove e che lo mantiene in vita, unicamente grazie al ricambio dovuto ai venti.

Per il professore Riggio immettere sali nutritivi in grande quantità, o peggio ancora sostanze organiche, sarebbe la fine dello Stagnone. "Non ha assolutamente senso, l’acquacoltura è stata tentata. Ci sono stati negli anni ’70 e ’80 diversi impianti ma hanno chiuso tutti per un motivo o per un altro – le parole di Riggio -". Secondo Riggio, invece, lo Stagnone andrebbe valorizzato nei suoi aspetti paesaggistici, archeologici e naturalistici, indicando alcune cose che bisognerebbe fare per salvaguadarlo: "per prima caosa i controlli per verificare l’equilibrio della laguna e sapere quando può ancora mantenersi in buono stato; eliminare i rifiuti che vengono abbandonati; verificare l’abusivismo edilizio con tutto quello che comporta con gli scarichi; fare in modo che l’agricoltura delle campagne circostanti sia biologica; incrementare le attività tradizionali e rilanciarle facendole conoscere al mondo".

Per quanto riguarda, invece, la delibera che dà il via al piano chioschi, questa deve approdare in consiglio comunale. Un provvedimento, quest’altro, che si trascina tanti dubbi dovuti proprio all’ecosistema molto delicato della laguna. Su entrambi i progetti per lo Stagnone: acquacoltura e chioschi, c’è stato l’intervento del circolo di Legambiente Marsala-Petrosino, che, con una nota della presidente Letizia Pipitone esprime il proprio parere su entrambi: criticando la vicenda della possibile invasione di chioschi e ritenendo, invece, valido il progetto di acquacoltura.

"Il delicatissimo eco sistema dello Stagnone non è minacciato - si legge nella nota di Legambiente - come si è letto in questi giorni sulla stampa locale, dal progetto sperimentale-scientifico della facoltà di biologia marina dell’Università di Trapani, ma da una recente delibera di Giunta del Comune di Marsala di cui però nessuno parla. Non è l’acqua cultura dell’università ( che si farà senza impiego di mangimi e farmaci ed al solo scopo di ripopolare e ossigenare la laguna) la vera minaccia di disastro ambientale che incombe sullo Stagnone. Abbiamo appreso infatti che è stato approvato dalla giunta un provvedimento che sembra avere già ottenuto il parere favorevole dell’Ente Gestore della riserva e della Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali, per il rilascio di permessi di costruzioni di Chioschi lungo tutta la fascia di riserva e pre riserva, con il solo limite di distanza di 100 m l’uno dall’altroCiò comporterà inevitabilmente la distruzione della vegetazione costiera, la modifica del paesaggio lagunare e terrestre. L’aumento del traffico veicolare, della spazzatura, del rumore molesto e degli scarichi in mare.
Non conosciamo il contenuto dettagliato della delibera perchè, pur avendo fatto istanza di accesso agli atti 15 giorni fa circa, non ci è stato ancora concesso. Sappiamo però che la delibera dovrà essere discussa in commissione ambiente e successivamente approvata dal Consiglio Comunale. In attesa di conoscere i dettagli del provvedimento
– conclude la presidente di Legambiente - che trasformerà tutta la costa della laguna nel “caos Mammacaura senza soluzione di continuità”, invitiamo tutti alla mobilitazione affinché la Commissione e il Consiglio Comunale non approvino l’ennesimo e definitivo scempio dello Stagnone".

Ieri, intanto, nell’attesa che si decida quale futuro dare allo Stagnone di Marsala, tanti cittadini, molti bambini, volontari, associazioni ambientaliste, tra le quali Fare Verde, Legambiente e altri, hanno aderito all’iniziativa “Plasticonde”, promossa dai Fratelli della Costa e il WWF, - presente anche il comandante della Capitaneria di Porto Nicola Pontillo - e poi decine di volontari tra i quali anche il vicesindaco, Agostino Licari, i consiglieri Comunali, Linda Licari e Daniele Nuccio, che hanno raccolto i rifiuti disseminati lungo tutta la costa dello Stagnone, che va dalle saline “Ettore Infersa” fino a Villa Genna, accumulando, come potete vedere dal video qui sotto, una quantità enorme di rifiuti che si continua ad abbandonare nel luogo naturalistico tra i più importanti e delicati di tutto il nostro territorio.