Migranti, il caso del mercantile turco. Sea Watch: stesso caso della Diciotti?
Acque agitate, è il caso di dirlo, sul fronte dei salvataggi in mare al largo delle coste siciliane.
C'è infatti un mercantile turco che è stato dirottato dopo aver soccorso 108 naufraghi al largo della Libia. Li stava riportando in Libia, quando i migranti si sono opposti, dato che loro in Libia subiscono torture e rischiano la morte, e hanno dirottato la nave verso Malta. Sempre moderato il commento di Matteo Salvini: "L'Italia scordatevela".
"Stiamo monitorando questa vicenda: il nostro centro di controllo sta monitorando, ma è evidente che non si tratta di pirati, bensì di persone che scappano dai lager, dai campi di concentramento" afferma intanto Luca Casarini, commentando con l'AdnKronos la notizia della petroliera di proprietà turca e battente bandiera di Palau, che ha fatto rotta verso Nord, con a bordo 108 persone soccorse in mare.

E mentre la Mare Jonio torna libera, dopo il dissequestro (ne parliamo qui), si torna a parlare del caso della Sea Watch. Nella vicenda della nave SeaWatch, che ha atteso 12 giorni davanti al porto di Siracusa prima di avere l'ok allo sbarco a Catania il 31 gennaio, ci sono elementi per contestare il reato di sequestro di persona. E' quanto sostengono i magistrati della Procura di Roma che hanno inviato il fascicolo, al momento contro ignoti, a Siracusa. Il procuratore reggente, Fabio Scavone, ha però spiegato che la competenza per valutare il caso spetta alla Procura distrettuale di Catania.
I documenti saranno quindi trasmessi giovedì alla Procura competente. Il procedimento, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, era stato avviato alla luce di un esposto presentato il primo febbraio in cui si ipotizzava il reato di omissioni di atti di ufficio.
I magistrati di piazzale Clodio hanno, quindi, effettuato una serie di accertamenti delegati alla Guardia Costiera da cui risulta che la vicenda della SeaWatch, una Ong tedesca, è sovrapponibile a quella della nave Diciotti e che quindi il reato più grave è quello di sequestro di persona e ciò radica il procedimento nel luogo in cui sarebbe avvenuta la limitazione della libertà personale. La nave aveva a bordo 47 migranti di cui alcuni minori.

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