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04/04/2019 06:00:00

Castelvetrano, anche per la massoneria è sempre colpa...dei giornalisti

 Il Centro Sociologico Italiano dell’obbedienza massonica del Grand Orient de France (GODF) se la prende con i giornalisti perché, dopo l’operazione Artemisia, avrebbero veicolato notizie “impregnate da un forte ed ingiustificato pregiudizio anti massonico”.

Il consiglio direttivo del centro castelvetranese di via Parini non ci sta e in una nota inviata agli organi di stampa, precisa che Giovanni Lo Sciuto non ha mai messo piede nella sede del GODF e  che Giuseppe Berlino e Gaspare Magro non fanno più parte della loggia Hypsas (attiva presso il CSI) rispettivamente dal 2015 e dall’inizio del 2016.

Coloro che non sono stati arrestati ma risultano soltanto indagati per associazione a delinquere, come l’avvocato Vincenzo Salvo e l’ingegnere Anna Maria Marchese, sono stati sospesi. Anzi, precisa il CSI, loro stessi hanno presentato una sospensione, che il consiglio direttivo ha immediatamente ratificato. Sospensione che potrebbe diventare definitiva, nel caso la loro posizione giudiziaria non venisse chiarita e risolta.

Invece Enzo Chiofalo, Arturo Corso, e tutti gli altri inquisiti, non avrebbero mai fatto parte del CSI di via Parini.

E la loggia Hypsas, scrive ancora il direttivo, non ha “mai svolto alcuna attività di proselitismo politico in favore di Lo Sciuto Giovanni e che se taluno dei suoi membri attivi ha in passato assunto posizioni di vicinanza e fornito sostegno elettorale al predetto Lo Sciuto, lo ha fatto solo ed esclusivamente a titolo personale”.

Inoltre, il CSI scrive che all’interno della loggia Hypsas “Non può esservi stata, né può esservi, alcuna loggia segreta” perché la cosa sarebbe contro i loro valori e contro il rispetto dell’articolo 18 della Costituzione e della legge Anselmi, su cui invece l’associazione si fonda.

La nostra redazione però non ha mai avuto pregiudizi nei confronti della massoneria in quanto tale. Diversamente non avremmo intervistato il castelvetranese Mauro Fabbri (leggi qui l’articolo), maestro venerabile di una loggia del Grande Oriente d’Italia, sul funzionamento della massoneria. Né avremmo fatto quel servizio sulla donazione delle tende ai migranti stagionali di Campobello di Mazara da parte del GOI (che il Gran Maestro Stefano Bisi ha inserito nel portale nazionale dello stesso Grande Oriente, che potete leggere qui).

Ed è proprio in quest’ottica che crediamo vadano viste le dichiarazioni di Nicola Clemenza presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro, massone regolarmente “registrato” e lontano dalle dinamiche che abbiamo descritto in questi giorni.

Clemenza, sentito nel novembre 2015 dall’Autorità Giudiziaria come persona informata sui fatti, ha descritto come e perché si fosse interessato alla massoneria:

“Premetto che, forse fra il 2007 ed il 2008, ho avuto alcuni contatti con il dott. Giuseppe GIOIA che ho poi saputo essere ‘maestro’  della ‘GRAN LOGGIA D’ITALIA’ che, a Castelvetrano, ha il nome di ‘Loggia Garibaldi’. Il dott. GIOIA era vicino di casa di mia suocera. Egli è medico nel reparto di medicina generale all’ospedale di Castelvetrano e qualche volta mi ha detto che non è mai diventato primario perché ‘la sanità in provincia di Trapani è di GIAMMARINARO’ soggetto con cui lui non era in sintonia. Il rapporto con il dott. GIOIA si è approfondito in occasione di una grave malattia di mia nipote appena nata, che fu ricoverata presso un ospedale specializzato di Massa Carrara su indicazione data da lui. Il dott. GIOIA mi diede il numero telefonico di persone apparenti alla massoneria di Massa Carrara che si misero gentilmente a disposizione per il supporto logistico esterno (ad esempio per trovare alloggio mentre la bambina veniva operata). In quel periodo il Dott. GIOIA mi parlò dei principi  ideali della massoneria, dimostrandosi sempre interessato agli aspetti sociali del mio lavoro nel settore agricolo che io già allora stavo creando (nel Consorzio Tutela Valli Belicine che avevo fondato), prima ancora di occuparmi dell’associazione antiracket. Il dottore GIOIA mi propose allora di entrare a far parte della massoneria, cosa che feci avendo avuto un’ottima impressione dello stesso come persona e degli altri membri  che mi fece conoscere.  Infatti sono stati proprio il dott. GIOIA e le altre persone che mi fece conoscere a sostenermi nei momenti difficili in cui subii i danneggiamenti per l’attività che svolgevo con il  Consorzio Tutela Valli Belicine. Si trattava di un momento in cui ero completamente solo e da loro ho avuto un sostegno morale, ed anche il consiglio di costituirmi parte civile.”

Egidio Morici