08/04/2019 08:00:00

Invasi siciliani pieni d'acqua. Si allontana il pericolo siccità per le campagne

Non tutto il maltempo viene per nuocere: continua a piovere sulla Sicilia, si allontana lo spettro siccità per le campagne dell'Isola. Le piogge cadute tra la fine del 2018 e il 2019 hanno infatti innalzato fino ai livelli di guardia i volumi accumulati nelle dighe, e il dipartimento Acqua e rifiuti della Regione ha già provveduto all'assegnazione delle quote d'acqua per i terreni agricoli nelle varie province. La buona notizia è arrivata ieri dalla Cia Sicilia Occidentale, e a conferma di quanto sia diverso il quadro negli invasi del territorio, rispetto a quello registrato nella scorsa estate e nel 2017, basta dare un'occhiata all'ultimo monitoraggio dell'Osservatorio acque regionale, aggiornato a marzo 2018.

Nel confronto con lo stesso periodo del 2018, infatti, le 25 dighe siciliane, salvo poche eccezioni, presentano volumi d'acqua in netto aumento, mentre la massa idrica totale è addirittura cresciuta del 105%, passando da 306 a 627 milioni metri cubi: più del doppio nell'arco di 12 mesi. E a trainare verso l'alto l'asticella delle riserve sono gli invasi che negli ultimi anni hanno avuto le maggiori criticità, ovvero Poma, Ogliastro, e Pozzillo. Nel dettaglio, la diga di Poma, che a marzo del 2018 aveva un volume di 32 milioni di metri cubi, adesso è arrivata a quota 64, mentre quella di Ogliastro è salita da 19 a 54, sfiorando la sua capacità di invaso totale (57), così come Pozzillo, che da una situazione a dir poco preoccupante, con poco più di 19 milioni di metri cubi d'acqua, è passata a circa 80 milioni.

Il quadro, spiega l'ingegner Salvatore Alecci, presidente dell'Associazione idrotecnica della Sicilia Orinetale, «potrebbe essere perfino migliore se alcuni bacini venissero utilizzati al pieno delle loro capacità volumetriche, ma ad oggi, purtroppo, permangono problemi strutturali, nonché il fenomeno dell'interrimento, cioè il progressivo accumularsi dei detriti trasportati dai corsi d'acqua all'interno degli invasi. Problemi che la Regione sta affrontando, con nuove gare per il collaudo già bandite». Intanto, per l'estate che verrà, il rischio di un razionamento idrico sembra scongiurato, almeno per il momento, e gli agricoltori, ricordando le recenti emergenze, tirano già un sospiro di sollievo, soddisfatti, come sottolinea Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale, «per le quote assegnate alla nostre campagne», grazie alle quali «avremo a disposizione volumi di acqua che ci permetteranno di portare a compimento le nostre coltivazioni».

Cossentino invita però a non distogliere l'attenzione su un'altra criticità siciliana, che non dipende, stavolta, dalle condizioni meteoclimatiche dell'Isola: la dispersione idrica, visto che su quasi tutto il territorio «la rete di distribuzione presenta ancora troppe falle, e tanto prezioso liquido va sprecato». Un argomento sul quale ieri è tornato anche Antonio Lo Baido, portavoce del Comitato invaso Poma, sollecitando «l'impegno del Consorzio di Bonifica di Palermo per gli interventi sulla rete di distribuzione, che hanno bisogno di azioni esecutive immediate e mirate». Ma qual è, ad oggi, lo stato della rete idrica siciliana? Alecci vede il bicchiere mezzo pieno: «la fotografia non è rosea, ma neanche così fosca rispetto ad altre regioni, perché la dispersione è in linea con la media nazionale, che si attesta intorno al 47%. Il sistema andrebbe comunque maggiormente monitorato, soprattutto le reti destinate all'uso domestico, dove la dispersione è maggiore». Antonella Leto, Coordinatrice in Sicilia del Forum per l'acqua pubblica, ricordando la media nazionale, ma anche i più recenti dati della Regione, vede invece il rovescio della medaglia: «negli ultimi 10 anni la dispersione d'acqua in Sicilia è passata dal 36% ad oltre il 45%, con punte anche superiori all'80% in certe zone. Tutto ciò, a fronte di costi tra i più alti dello Stivale: circa 500 euro per utenza rispetto alla media italiana di 370 euro».