Sicilia, arrivano in 70 a Lampedusa. E adesso Salvini come li rimanda in Libia?
Sono sbarcati 70 migranti a Lampedusa. Hanno dichiarato di essere di nazionalità tunisina e libica. Il barcone è stato intercettato ieri. Due sono donne, quasi tutti hanno meno di trenta anni. Fuggono dalla guerra civile in Libia. Salvini, twitta come al solito con eleganza: "Clandestini a casa loro". Ma in Libia infuria la battaglia, e quindi rimandarli "a casa" è disumano, oltre che impossibile.
Le autorità italiane, hanno spiegato fonti del Viminale, hanno intercettato il barcone e hanno verificato l’esatta consistenza del gruppo (inizialmente le persone a bordo avevano dichiarato di essere 90). Il trasferimento a Lampedusa è servito per velocizzare le identificazioni, individuare gli scafisti e far scattare le procedure per le espulsioni.
Il barcone è stato agganciato a 23 miglia dalla costa, all'interno della cosiddetta "zona contigua", un'area fuori dalle acque territoriali e che però ricade comunque sotto la competenza e la giurisdizione delle autorità italiane. Ma la novità è che nonostante la centrale operativa della guardia Costiera avesse ricevuto una chiamata dal barcone, non è scattata l'operazione di ricerca e soccorso (Sar), che si sarebbe dovuta concludere con l'approdo dei migranti in un porto sicuro. Diverse fonti di sicurezza sottolineano che al termine di una serie di contatti tra la stessa Guardia Costiera, la Gdf e il Viminale si è deciso di procedere con un'attività di "law enforcement".
Cosa succederà ora?
Tra le persone a bordo del barcone, 53 hanno dichiarato di essere tunisini e con la Tunisia c'è un accordo che prevede procedure semplificate per rimandare indietro chi sbarca sulle coste siciliane con un massimo di 80 rimpatri a settimana. Ma altri 17 hanno detto di essere libici ed è molto difficile che torneranno a Tripoli vista la situazione nel Paese. Fonti del Viminale fanno sapere che "non si teme, al momento, un incremento delle partenze di immigrati, ma la situazione è costantemente monitorata".

Ieri sono morte otto persone
Solo ieri altri otto profughi sono morti in mare e venti, su un gommone in difficoltà davanti alle coste della Libia, sono stati raggiunti dalla Guardia costiera libica, che li ha riportati indietro. Alarm Phone che aveva reso noto l’audio con la loro disperata richiesta d’aiuto, ha poi parlato di un “respingimento illegale e disumano". "Le 20 persone saranno riportate in una zona di guerra da una milizia finanziata dall’Ue - ha scritto su Twitter -. È una vergogna” che avviene “nell'indifferenza generale".
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