In alto mare il voto per le ex Province, la prova di forza voluta dal presidente della Regione, Nello Musumeci, non ha avuto storia lunga.
L’emendamento prodotto che anticipava il voto dei Liberi Consorzi ad ottobre prossimo, dopo che in aula era passato un emendamento opposto che prevedeva il voto ad aprile 2020, è stato ritirato dallo stesso Musumeci.
Si terrà una conferenza di capigruppo per decidere come procedere, evitando le fughe in avanti ma decidendo quello che dovrà essere delle sorti dei Liberi Consorzi, enti intermedi oramai al collasso e commissariati da 7 anni.
Non c’è unità di intenti, questo è evidente. Le mosse politiche prevalgono sull’interesse dei territori che devono dare risposte immediate ai cittadini, dalla manutenzione delle strade a quelle delle scuole.
Gianfranco Miccichè pensa ad un ddl che possa sbloccare la situazione, cerca di tutelare il patto stretto con Cateno De Luca, sindaco di Messina, durante la campagna elettorale per le europee: Giuseppe Milazzo vince grazie ai consensi del messinese.
Il ritiro dell’emendamento mette in chiaro ancora una volta che il governo regionale non ha alcuna maggioranza in aula, per questo evita di presentare un emendamento che potrebbe essere bocciato, per di più modificando di fatto un emendamento nella stessa sessione di lavori senza che ancora quell’emendamento votato sia stato promulgato.
Un tecniscimo. Si fa marcia indietro e si evita la doppia brutta figura in aula. Data o non data c’è un inconfutabile dato di fatto: gli enti intermedi non hanno alcun assetto finanziario.
Incertezza pure sul rimpasto di giunta, Musumeci lo ha annunciato entro il mese di giugno, poi entro l’estate. C’è il pressing di Forza Italia, partito con cui il governatore dialoga non benissimo, per avere più rappresentanza in giunta, qualche poltrona in meno agli Autonomisti e Popolari e all’UDC, un posto in più per gli azzurri. A chiedere le dimissioni di Gaetano Armao è proprio De Luca e a fargli da spalla Raffaele Lombardo, al posto di Armao, non gradito nemmeno ai forzisti, vorrebbero che andasse Carmelo Pullara.
Un nome da indicare, in totale autonomia, lo vorrebbe proprio De Luca, in ragione dell’impegno di Dafne Musolino per le europee, il nome su cui ci sarebbe l’intesa con Forza Italia è quello di Giuseppe Picciolo.
La frenesia politica e il rilancio di poltrone viene bloccato dallo stesso Musumeci, non ci saranno grandi stravolgimenti, la sostituzione di Sandro Pappalardo al Turismo, era nell'aria, lui ha anticipato rassegnando le dimissioni al presidente Musumeci, il secondo assessorato sarà quello ai Beni Culturali, delega al momento mantenuta ad interim dal presidente Musumeci dopo la strage area che ha visto la scomparsa di Sebastiano Tusa. Per questo assessorato si pensa non alla parte politica ma ad tecnico con grande passione e competenza della materia.