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22/07/2026 06:00:00

La questione morale che Fratelli d'Italia non vuole vedere...

Per anni la destra ha fatto della questione morale una bandiera politica. Un argomento da sventolare contro gli avversari, un metro con cui misurare gli altri, raramente se stessa. Oggi, però, in Sicilia, quel tema sembra essere scomparso dal vocabolario di Fratelli d'Italia.

Il rinvio a giudizio dell'assessore regionale Elvira Amata e l'indagine che coinvolge il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, rappresentano due vicende che inevitabilmente pongono interrogativi politici, prima ancora che giudiziari. Vale sempre il principio della presunzione di innocenza, che deve essere garantito a chiunque fino all'ultimo grado di giudizio. Ma la politica vive anche di opportunità, di credibilità e di responsabilità. E proprio su questo terreno Fratelli d'Italia sembra aver scelto il silenzio.

Non una riflessione pubblica, non un dibattito interno, non una presa di posizione che vada oltre la difesa d'ufficio. Come se nulla fosse accaduto. Come se bastasse aspettare che la tempesta passi.

Eppure le crepe sono evidenti. Le vedono gli alleati, le vedono gli amministratori locali, le vedono gli stessi dirigenti del partito. Le beghe interne sono ormai un fatto noto: correnti, rivalità personali, guerre di posizionamento, equilibri sempre più fragili. Tutti ne parlano nei corridoi, nessuno ha il coraggio di affrontarle apertamente.

 

Il partito dello struzzo

È un partito che, almeno in Sicilia, sembra aver scelto la politica dello struzzo: la testa sotto la sabbia nella speranza che i problemi spariscano da soli. Ma i problemi, ignorati, finiscono quasi sempre per ingigantirsi. Nel frattempo Fratelli d'Italia continua a comportarsi come se fosse l'unico soggetto legittimato a dettare le regole d'ingaggio della politica siciliana. Decide chi è affidabile e chi no, distribuisce patenti di moralità e lezioni di coerenza. Un ruolo che sarebbe più credibile se fosse accompagnato dalla stessa severità nei confronti delle proprie vicende interne. 

Negli ultimi anni il partito ha occupato sistematicamente i posti chiave della macchina amministrativa e istituzionale. Posti chiave in sanità. Ha collocato uomini e donne nei gangli più importanti del potere regionale, consolidando una presenza capillare. Una strategia politica legittima, se sostenuta da una reale capacità di governo.

L'unità esibita nelle fotografie ufficiali lascia spazio, dietro le quinte, a tensioni continue e a rapporti logorati. Il partito che all'esterno si presenta compatto è, nella realtà, attraversato da divisioni che vengono accuratamente nascoste.

Resta poi un altro elemento che merita una riflessione. Il simbolo di Fratelli d'Italia continua a rappresentare, per molti, una sorta di assicurazione politica. C'è chi vi ha trovato un approdo dopo esperienze in altri partiti, chi lo considera ancora oggi il mezzo più rapido per ottenere consenso, incarichi e candidature. Il simbolo è diventato, per molti, il carro del vincitore.

Ma nessun simbolo resta vincente per sempre se smette di pretendere da sé ciò che pretende dagli altri. La forza elettorale non può sostituire la credibilità politica, così come il consenso non può diventare uno scudo contro qualsiasi domanda.

 

 

I patrioti e la questione morale

La vera questione morale, oggi, non riguarda le inchieste o i processi, che seguiranno il loro corso nelle sedi competenti. Riguarda la capacità della politica di interrogarsi su se stessa, di affrontare le proprie contraddizioni. Se questo non accade, la questione morale resta soltanto uno slogan da utilizzare quando fa comodo.

Ma la questione morale non si esaurisce neppure nelle aule di tribunale. Esiste una responsabilità politica che precede qualsiasi sentenza e che si misura nella qualità della classe dirigente che si sceglie di costruire. Perché occupare i posti di comando non significa, automaticamente, saper governare.  Il potere, da solo, non è sinonimo di buon governo. Al contrario, quando le nomine rispondono più alla logica degli equilibri interni che al merito, il rischio è quello di trasformare le istituzioni in strumenti di compensazione politica anziché in luoghi in cui si prendono decisioni nell'interesse dei cittadini.

Fratelli d'Italia, in Sicilia, ha costruito negli anni una presenza capillare nei centri decisionali della Regione. Una scelta legittima per un partito di governo. Ma proprio perché ha occupato così tanto spazio, oggi ha anche il dovere di rispondere dei risultati. E i risultati non si misurano dal numero di incarichi assegnati o di caselle occupate, bensì dalla qualità dell'azione amministrativa e dalla capacità di selezionare una classe dirigente all'altezza delle responsabilità ricevute.

È su questo terreno che si misura davvero la credibilità di un partito. Non nella capacità di vincere le elezioni o di occupare gli spazi del potere, ma nella volontà di pretendere dai propri dirigenti lo stesso rigore che si è sempre chiesto agli avversari.