Il maresciallo Martino Martellotta non si arrende e continua a denunciare
Non si arrende il maresciallo dei carabinieri Martino Martellotta, in passato, per diversi anni, alla sezione di pg della Procura di Marsala. E poi in servizio anche a Mazara, Paceco e Alcamo.
Condannato dal Tribunale di Marsala, il 26 luglio 2018, per concussione a 5 anni e mezzo di reclusione, ma assolto dall’accusa di abuso in atti d’ufficio, il sottufficiale dell’Arma è passato al contrattacco inviando un esposto al presidente del Csm, al ministro della Giustizia e al procuratore della repubblica di Roma in cui ipotizza il reato di omissione o rifiuto d’atti d’ufficio in capo allo stesso Csm, al ministero della Giustizia e alla Procura presso la Cassazione. Tutti accusati da Martellotta di non aver fornito alcuna risposta al suo esposto del 2 agosto 2018. Un esposto in cui affermava la sua innocenza, denunciando una serie di presunte irregolarità o omissioni che sarebbero state commesse da altri investigatori. “Non risultano – scrisse in particolare - essere stati svolti accertamenti per la identificazione di tale Matteo che il 16 febbraio 2012 fu intercettato mentre parlava con Vinci Fabrizio”. Quest’ultimo, imprenditore edile di Mazara del Vallo, di 49 anni, è stato arrestato dai carabinieri il 10 maggio 2017 nell’ambito dell’operazione antimafia “Visir” ed è attualmente sotto processo davanti il Tribunale di Marsala. Inoltre, il maresciallo Martellotta evidenzia che da una delle intercettazioni acquisite nel processo a suo carico emergerebbe che a Mazara (città nella quale, secondo l’accusa, Martellotta avrebbe chiesto denaro a imprenditori per favorire il dissequestro di edifici aziendali e aree che prima aveva sequestrato per abusivismo edilizio e violazioni di natura ambientale, ndr) altri appartenenti alle forze dell’ordine avrebbero intascato denaro, o comunque avuto altri benefici, in cambio di controlli non tutti a sorpresa. Ma su quanto emerso da queste intercettazioni, denuncia il maresciallo Martellotta, “non risulterebbero svolti accertamenti volti alla identificazione di soggetti appartenenti alle forze dell’ordine, nonostante l’obbligatorietà dell’azione penale”. L’intercettazione, scrisse il sottufficiale nella sua denuncia, inviata anche alla Procura di Caltanissetta e al ministero della Giustizia, è quella in cui Fabrizio Vinci, parlando con tale Angelo Fanella, il 14 marzo 2012, dice: “Asfaltatemi qua!... Si fa il pieno della macchina… Non è questo il problema”. Frasi pronunciate in un contesto che sembra fare riferimento a rapporti con appartenenti alle forze dell’ordine incaricati di effettuare controlli su alcune imprese. Fabrizio Vinci è il principale accusatore di Martellotta, che adesso su questi e altri fatti ha presentato un’altra denuncia alla stazione dei carabinieri di Erice, dove attualmente vive. In seguito alle sue denunce, intanto, la Procura di Caltanissetta ha avviato un procedimento contro un magistrato. Procedimento, comunque, del quale non si conosce l’esito. Circa i sequestri effettuati, poi, Martellotta afferma che la maggior parte di questi controlli non sono stati svolti di sua iniziativa, ma su delega dell’autorità giudiziaria o su segnalazione della centrale operativa dei carabinieri di Mazara. Insomma, non sarebbe stato lui a prendere di mira gli imprenditori che lo hanno accusato.
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