iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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Ancora un caso di presunte violenze sessuali su una minorenne al vaglio del Tribunale di Marsala. E’ quello che vede alla sbarra un marsalese di 47 anni (G.L.I. le sue iniziali).
Il nome per esteso non è divulgato non per proteggere l’identità dell’imputato, ma della presunta vittima, che è nipote dell’uomo accusato dell’infamante reato.
Il presunto “orco” è, infatti, lo zio della giovane. Teatro degli abusi sarebbero stati un piccolo appartamento a due passi dal Tribunale di Marsala e un edificio rustico di tre stanze in contrada Ventrischi.
E in Tribunale, nel processo al presunto “orco”, il 47enne G.L.I., difeso dall’avvocato Chiara Bonafede, ha deposto il luogotenente Andrea D’Incerto, comandante della stazione di Petrosino, dove nel 2016 si presentò la ragazza, ormai maggiorenne, per denunciare lo zio. E in primo momento anche un cugino. “L’indomani, però – ha detto il luogotenente D’Incerto - la giovane è tornata in caserma per dire che il cugino le aveva detto qualcosa, ma non le aveva mai messo le mani addosso”. L’investigatore ha, poi, parlato del sopralluogo effettuato, su delega della Procura dopo la trasmissione della denuncia, nel rustico di contrada Ventrischi, accanto l’abitazione della famiglia della ragazza, e nell’appartamento in centro, di proprietà dei genitori dell’imputato. Sui muri interni del rustico, i carabinieri hanno notato dei cuori e scritte. Perquisita anche l’abitazione di G.L.I., che è difeso dall’avvocato Chiara Bonafede. Alla prossima udienza, il 3 ottobre, testimonieranno i genitori della ragazza, che avrebbe iniziato a subire gli abusi sessuali nel 2009, quando aveva 13 anni. Per la giovane, che adesso ha 23 anni, l’incubo sarebbe finito - non senza, però, conseguenze psicologiche che la segneranno per tutta la vita – intorno ai 17 anni. Il procedimento penale è scattato quando la vittima, qualche tempo dopo avere raggiunto la maggiore età, ha trovato la forza di confidarsi con la madre, raccontando quanto aveva dovuto subire e sopportare. Dopo lunga riflessione, quindi, si è deciso di sporgere denuncia. E il 6 maggio 2017, in un “incidente probatorio” (udienza in cui si cristallizzano le dichiarazioni di vittime, testimoni e periti ai fini del processo), la giovane ha ribadito tutte le sue accuse davanti al gip Francesco Parrinello. Allora, rispondendo anche alle domande del pubblico ministero Niccolò Volpe, la ragazza, non senza sofferenza psicologica, ha dettagliatamente raccontato gli abusi di cui sarebbe stata vittima per sei lunghi anni. Ora, le sue dichiarazioni pesano come un macigno sullo zio. In aula, erano presenti anche il difensore dell’imputato, l’avvocato Chiara Bonafede, e i due legali della “parte offesa”, gli avvocati Salvatore De Blasi e Giovannella Maria Licari. Dopo la testimonianza della giovane, il gip Parrinello incaricò la psicologa Maria Cristina Passanante di redigere una perizia che accerti se la ragazza che accusa lo zio abbia subito, in qualche modo, condizionamenti psicologici o sia stata vittima di suggestioni. E a fine giugno 2017, la psicologa attestò che la giovane “ha capacità di rendere testimonianza”. L’indagine sul caso è stata condotta dalla sezione di pg dei carabinieri, comandata dal maresciallo Francesco Pellegrino.
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