"Ultima chiamata per l'Italia prima della guerra civile"
Un politico di lungo corso, Rino Formica, che ne ha viste davvero tante, lancia l’allarme sul futuro politico dell’Italia ormai ostaggio del sovranismo di Salvini: “Se questa situazione va avanti, fra due anni Salvini si eleggerà il suo presidente della Repubblica, la sua Consulta, il suo Csm e il suo governo. Siamo al limite. Lo dico con Nenni: siamo all’ultima chiamata prima della guerra civile nazionalsovranista” dichiara in una lunga intervista con Daniela Preziosi per il manifesto dell’8 agosto (qui l'articolo).
Formica è stato uno storico dirigente del partito socialista, fu più volte Ministro durante gli anni ’80 ed ha sempre ammirato il ruolo del leader socialista Pietro Nenni. Secondo Formica, lo stato di salute delle nostre istituzioni è pessimo: “Il presidente della Repubblica dovrebbe fare un messaggio sullo stato di salute delle istituzioni. Il presidente del consiglio non c’è più, il governo neanche, la funzione della maggioranza è mutata fra decretazione e voto di fiducia. Ormai, di fatto, una camera discute, l’altra solo vota. Si sta consumando un mutamento dell’equilibrio istituzionale. Il presidente ci deve dire se questa Costituzione è diventata impraticabile”.
Lo stato di salute delle istituzioni
Anche gli ultimi baluardi di resistenza democratica (la stampa e la magistratura) stanno crollando: “Oggi ci sono tribù che occupano posizioni che una volta erano del governo. Il presidente del consiglio convoca le parti sociali, ma il giorno dopo le convoca il ministro degli interni. Non c’è un governo, perché la sua attività è stata espunta; non ci sono i partiti né i sindacati. È la crisi dei corpi dello stato. Si assiste a un deperimento anche delle ultime sentinelle, l’informazione, la magistratura”.
Salvini riesce a proliferare perché manca un’alternativa: “È la mela marcia che infetta il cesto”. Il leader della Lega rischierebbe di mettere a repentaglio la democrazia, secondo Formica: “Salvini crea una novità nel nostro tessuto democratico. All’interno di un sistema di sicurezza crea una fazione istituzionale di partito: spezza un corpo dello stato in fazioni politiche. Il rischio è che nasca una polizia salviniana”. Le sue dichiarazioni in politica estera sarebbero, inoltre, “al di fuori dei trattati a cui aderisce l’Italia”.
L’intervento di Matterella come soluzione alla crisi della democrazia
L’unica soluzione possibile sarebbe un intervento del presidente della Repubblica. Il Pd infatti non avrebbe la forza sufficiente per porre argine al fenomeno “Salvini”. Mattarella ha la responsabilità di aver firmato il testo del decreto sicurezza bis, perché ha un’educazione politica che segue la lezione “conciliatrice” di Aldo Moro, che lo spinge a cercare sempre un compromesso tra le forze: “Moro stesso nell’ultimo discorso ai gruppi parlamentari Dc, prima del sequestro convince i suoi all’inclusione del Pci nel governo ma, aggiunge, se dovessimo accorgerci che fra gli inclusi e gli includenti c’è conflitto sul terreno dei valori, noi passeremo all’opposizione. L’inclusione insomma non può prescindere dai valori. Altrimenti porta alla distruzione dei valori anche di quelli che li hanno. Infatti il contratto non è un’intesa fra i valori ma tra gli interessi”, dichiara.
Una risposta è urgente perché secondo Formica “si sta creando il clima degli anni 30 intorno a Mussolini”. Mattarella deve quindi agire: “Non c’è tempo da perdere, deve rivolgersi al parlamento. L’opinione pubblica deve essere rimotivata, deve sapere che ha una guida morale, politica e istituzionale”. Ci vorrebbe un discorso di “drammatizzazione isituzionale” alle camere che risvegli le coscienze del paese e denunci il “deperimento democratico”, conclude.
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