Conte si dimette e si rafforza. Guiderà lui il governo "giallorosso"? Gli scenari
Le istituzioni ridotte ad un circo, o poco più. Un grande stadio, le tifoserie sono tutte scatenate, non c’è ordine. La presidente del Senato, Casellati, non tiene il ruolo, non ha il polso della situazione, svilisce il senso di una giornata importante per l’Italia.
Fuori il Palazzo del Senato due tifoserie, leghisti e grillini, urlano gli uni contro gli altri, osannano i loro leader, i verdi urlano “Buffone” all’arrivo del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i gialli “Onestà onestà”.
Dentro l’aula va anche peggio, i senatori sono irrequieti, espongono cartelli, battono le mani costantemente, quasi si fosse a teatro, inveiscono contro gli avversari, interrompono chi non gli aggrada. Slogan su slogan, lo fanno tutti, da destra a sinistra. Uno spettacolo davvero indecoroso, che rende molto bene lo scenario di come le istituzioni siano mal rappresentate e poco rispettate.
Uno scannatoio, ognuno deve prevalere sull’altro, non con capacità intellettiva e delle idee pragmatiche ma con le urla. Gli scenari si apriranno da questo pomeriggio, alle 16, con l’inizio del giro di consultazioni che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, avvierà partendo proprio dall’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
C’è l’uomo forte, lo ha creato proprio Matteo Salvini e si tratta di Conte, che ha mostrato ieri, nel suo discorso, grande autorevolezza e senso delle istituzioni oltre che della misura e della ponderatezza. Un atto di coraggio quello di Conte, ha preso in mano la situazione e si è fatto leader, grazie a chi lo avrebbe dovuto demolire insieme ai Cinque Stelle.
Sarà proprio Conte a rafforzare il consenso dei pentastellati, hanno fatto quadrato attorno al Premier. Alta tensione e corto circuito, ma la probabilità è quella di un imminente governo giallorosso, possibilmente con Conte nuovamente Presidente del Consiglio, i dem andrebbero al governo ma Renzi non ci vorrà essere. Un’operazione molto forte di marketing politico, perché il Pd, dilaniato già dalle faide interne, andrà al governo e darà vantaggio a Renzi per costruire il suo contenitore, la sua rafforzata leadership.
Era un governo dalla tenuta dello scotch, la crisi era in aria da mesi, dall’inizio. Adesso si innescherà una nuova crisi e sarà quella all’interno della Lega, molti parlamentari a partire dal Giorgetti non hanno condiviso l’atteggiamento di Salvini di decidere in piena autonomia l’apertura della crisi con la conseguente chiusura dell’esperienza di governo. Torna in grande il deus ex machina dei pentastellati, Beppe Grillo, che ha dettato tempi e modi per affrontare il delicato momento mettendo tutti attorno ad un tavolo. Insomma, l’accordo con il Pd sembra scontato ma sono ammessi colpi di scena, del resto parliamo di leghisti e grillini.
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