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09/09/2019 06:00:00

Salemi. Chiusura del “San Gaetano”, oltre al danno la beffa. Ma Venuti non ci sta

Già nel dicembre del 2017 il nostro giornale lanciò l’allarme. Nell’articolo che potete leggere qui denunciavamo il pericolo della chiusura della storica Casa di Riposo “San Gaetano”.

La cinquantennale attività dell’Istituto rischiava di diventare solo un ricordo del passato.

Tutto ebbe inizio 68 anni addietro.

Per volontà del mecenate italo-americano Gaetano Uddo. Un salemitano, partito a 18 anni negli Usa per fare fortuna.

Divenuto un facoltoso immobiliarista, nel lontano 1951 donò al Comune di Salemi la somma di ben 100 milioni di lire. Una cifra ragguardevole per l’epoca, pari a 1 milione e 750 mila euro di oggi secondo i calcoli effettuati da un nostro consulente finanziario.

Non aveva dimenticato, Gaetano Uddo, le condizioni socio-sanitarie in cui versavano ancora tanti suoi ex compaesani indigenti. E voleva testimoniare il suo ricordo in forme generose e concrete.

Il denaro inviato, secondo i suoi voleri, doveva essere utilizzato per la costruzione di un centro di accoglienza per anziani poveri e privi di sostentamento.

Dovettero però passare 10 anni perché il suo desiderio diventasse realtà. Nel frattempo era deceduto a all’inaugurazione partecipò’ la moglie Grece.

Nessuno, in quella ventosa giornata di marzo, nel trionfo retorico dei discorsi civili e religiosi, tra il garrire dei tricolori e le note sgangherate dell’Inno di Mameli, avrebbe immaginato il malinconico epilogo a cui sarebbe stato destinato.

Dopo oltre 50 anni di attività, sia pure tra alti e bassi e tante allusive polemiche, il “San Gaetano” ha chiuso i battenti, ufficialmente al pari di tanti altri Ipab sparsi nell’Isola.

La tanto attesa e tante volte promessa riforma dei circa 150 Ipab operanti in Sicilia, rimasta solo un annuncio, ne ha segnato definitivamente la fine.

La sentenza di “estinzione” dell’ente è arrivata il penultimo giorno di agosto con una delibera adottata dal commissario straordinario Sergio Calascibetta.

Quella nostra di oggi e’ solo la cronaca di una morte annunciata.

Tutto chiaro nel conto consuntivo del 2014.

Dove veniva messo nero su bianco che si era creato un disavanzo di amministrazione pari esattamente a 391.925, 26 euro, originato da debiti nei confronti del personale dipendente in ruolo o con contratto a tempo determinato.

Ma anche da compensi dovuti a figure professionali in convenzione.

Assistente sociale, fisioterapista, infermiere, ragioniere, animatore socio culturale, tutte figure professionali che avevano operato nella struttura e che non avevano visto un becco di un quattrino.

Nella delibera viene detto che ammonterebbero a 29 le mensilità degli stipendi non erogate ai dipendenti, mentre il personale convenzionato dovrebbero ricevere ancora le spettanze dal novembre 2016.

Nella stessa delibera si apprende che “Il San Gaetano” in pratica e’ rimasto senza bilanci dal 2014.

Quelli relativi agli anni 2015 e 2016 sono stati annullati dall’assessorato alle Politiche Sociali.

Mentre per gli anni 2017, 2018 e 2019 non sono stati predisposti i bilanci di previsione per l’impossibilità del raggiungimento del pareggio di bilancio con conseguente impossibilità di procedere alla redazione dei consuntivi degli anni 2017 e 2018.

Un quadro a fosche tinte a cui occorre aggiungere i numerosi “decreti ingiuntivi e pignoramenti messi in atto esclusivamente dai lavoratori trimestralisti presso la Tesoreria e il Comune di Salemi”.

Cosa che ha bloccato definitivamente l’attività della casa di riposo alla fine di gennaio del 2018, con le dimissioni di tutti gli ospiti e la cessazione dell’erogazione di ogni forma di servizio.

Nel bilancio del 2014 la situazione economico-finanziaria dell’Ente non era certamente rosea. E addirittura dal 2015 senza bilanci.

Come mai si sono fatti trascorre tutti questi anni? Verrebbe da chiedersi.

La deliberazione adottata dal commissario Calascibetta e’ stata inviata, oltre che all’assessorato competente, anche al Comune di Salemi per “eventuali e/o ulteriori provvedimenti di propria competenza”.

E’ la frase che ha fatto sobbalzare sulla sedia il sindaco Domenico Venuti.

Che, a stretto giro di posta, ha risposto con una durissima nota, ricca anche di considerazioni giuridiche, sia al commissario Calascibetta sia all’Assessorato alle Politiche sociali.

Dopo avere precisato che nessun adempimento e’ demandato al Sindaco dalla Legge regionale n.22/86 in materia di estinzione delle Ipab.

La Legge fa esclusivo riferimento al Consiglio Comunale del comune competente per territorio”, ha evidenziato Venuti.

Non solo. Il sindaco ha contestato il contenuto della deliberazione anche nel merito.

Una delibera priva di una aggiornata e dettagliata analisi dalla situazione economica, finanziaria e contabile dell’Ente, risalente al 2014, mentre non risultano approvati gli strumenti finanziari preventivi e consuntivi relativi agli anni successivi.”, ha scritto il primo cittadino.

Manca inoltre il numero e l’importo dei procedimenti di esecuzione intrapresi nei confronti del “San Gaetano”, lo stato attuale dei giudizi e l’eventuale azione avviata a tutela della posizione dell’Istituto.

In più, continua sempre la lettera del sindaco, non sono presenti riferimenti circa le attività svolte dal Commissario “per addivenire ad una dilazione e/o riduzione degli importi a debito attraverso accordi transattivi o accordi di rateizzazione stipulati nell’ambito dei poteri di ordinaria e straordinaria gestione conferitegli con il D.A. n.25 /gab Ser 7 /IPAB del 05/04/19”.

E infine, una serie di considerazioni squisitamente giuridiche in materia di autonomia finanziaria dei Comuni previste anche dalla Costituzione, che qui non riportiamo per non tediare i nostri lettori.

Sollecitato a rilasciarci una dichiarazione, Domenico Venuti ci ha sinteticamente detto che la sua Amministrazione, dopo avere risanato i conti del Comune, non intende “mettere a rischio il percorso virtuoso degli ultimi anni. Nessuna preclusione al dialogo, anzi: siamo convinti che San Gaetano sia una realtà da salvaguardare, ma ogni ipotesi di salvataggio non può che prescindere dalla chiamata in causa della Regione. Massima disponibilità per la ricerca di soluzioni ma nessuno pensi di scaricare sui cittadini gli errori di altri. Come amministratori abbiamo un vincolo di bilancio da tenere sempre presente e intendiamo rispettare quest’obbligo di legge, necessario anche per la sopravvivenza del comune e l'erogazione dei servizi ai cittadini”.

Franco Ciro Lo Re